Postato in data 25 marzo 2020 Da In Società

IL SILENZIO DEGLI “INNOCENTI” di Paolo Caruso

Viviamo in questi giorni gli effetti della contro globalizzazione, da una società aperta si è passati rapidamente a una società chiusa su se stessa; intere città, intere regioni chiuse al mondo esterno, la gente asserragliata all’interno della propria casa, e con intorno un silenzio surreale, in attesa che il nemico occulto possa con la sua potenzialità virulenta  tornare ad infettare nuove persone e a mietere nuove vittime. Purtroppo di fronte a questa calamità, molti ancora non hanno percepito lo stato di estrema gravità e la pericolosità di contagio cui siamo tutti potenzialmente soggetti, e continuano in maniera irresponsabile a non attenersi alle ordinanze e alle dovute restrizioni imposte dalla presidenza del consiglio dei ministri.

Altri, poi, con la scusa di esorcizzare i fantasmi virali, danno sfogo nei balconi e nei terrazzi a concerti improvvisati, dimenticando i tanti morti, e le immagini dei cortei funebri con i camion militari che come monatti si susseguono trasportando il loro carico di morte verso sepolcri all’ombra di cipressi più lontani. Se poi anche i due Matteo della politica italiana mettessero fine alle loro masturbazioni mono neuronali, si darebbe spazio finalmente alla “pietas” e al buon senso; troppo incerto e oscuro è infatti al momento lo scenario e l’intero paese è ancora in balia dell’imponderabile.

Lo stesso silenzio spettrale attanaglia le regioni del mezzogiorno d’Italia nell’attesa e soprattutto nel timore che questo nemico occulto esca allo scoperto con tutta la sua virulenza propagandosi in maniera esponenziale a vasti strati della popolazione. Una probabile e più rapida diffusione del covid 19 nelle aree del sud del paese metterebbe a dura prova la tenuta del servizio sanitario, vuoi per l’eventuale impennata del numero di contagiati e degli ammalati, vuoi per le croniche carenze presenti nella rete ospedaliera.

“Non per questo anche Cristo si è fermato ad Eboli”! La realtà ben nota a tutti e volutamente dimenticata, ci mostra un meridione in continuo affanno, carrozza di coda del treno Italia con una velocità sempre più ridotta e una tenuta ancora da verificare. Sarà il meridione in grado di affrontare l’onda d’urto di una vera emergenza sanitaria? La domanda sorge spontanea, osservando il panorama ospedaliero e chiedendosi Quanti e Dove? Quanti posti sono rimasti attivi nelle aree di emergenza, nelle unità di terapia intensiva, nei reparti di malattie infettive, e nei reparti di pneumologia, quest’ ultimi da anni in forte ridimensionamento?

Quanti medici e operatori sanitari sono operanti in tali realtà ospedaliere? Dove sono dislocate nei diversi  territori queste eccellenze specialistiche, considerata la rete viaria precaria e fatiscente?  Il tutto GRAZIE ad una politica gestionale volta nel suo operare non all’efficienza ma alla riduzione della spesa sanitaria, e ad un sistema perverso clientelare.

Dott. Paolo Caruso (Pneumologo)

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