pizzi e merletti

Postato in data 27 agosto 2016 In Mostre

TRA PIZZI E MERLETTI

Tra pizzi e merletti, storie di vita privata al Castello di Donnafugata

“…le mie stanze mi parvero un giardino improvvisamente fiorito sotto la bacchetta di una fata. (Cecilia) andava, veniva, sorrideva, mi interrogava, mi faceva delle proposte per disporre meglio certi mobili… C’era dappertutto un nuovo colorito vivace, chiassoso che mi abbagliava: c’era un profumo soavissimo che deliziava le narici e penetrava fino all’anima, c’era una musica paradisiaca, come di un’orchestra invisibile, destata dal voluttuoso fruscio della sua veste di seta: mi pareva strano, quasi impossibile che tutte queste cose non ci fossero mai state fino allora!”- Da Cecilia di L. Capuana in “Profili di donna”.

Nelle stanze del vecchio maniero, il Castello di Donnafugata, dal 26 luglio 2016, aleggia il profumo e l’essenza stessa delle donne che hanno vissuto dentro quegli “involucri architettonici” chiamati abiti, che nella descrizione sopracitata di Capuana se ne percepisce sensorialmente il “voluttuoso fruscio..”.

Pare proprio di sentirne le voci, i sussurri, le risate pudiche, gli sguardi maliziosi che intenzionalmente mostravano e al contempo celavano una sensualità profonda, nascosta appunto da quelle vesti pompose.

La mostra “Tra pizzi e merletti – Storie di vita privata”, è un’esposizione dedicata a busti, corpetti e corredi che fanno parte di una selezione dell’antica e ricca collezione del Professore Gabriele Arezzo di Trifiletti, di proprietà del Comune di Ragusa e che comprende anche abiti ed accessori di moda e pezzi rari.

L’architetto Nuccio Iacono, ideatore, organizzatore e coordinatore dell’evento, insieme al comitato tecnico scientifico composto da Giuseppe Cosentini, Giancarlo Tribuni Silvestri e Stefano Vaccaro, hanno curato l’esposizione con passione e dedizione, effettuando ricerche, analisi dei costumi, ricerche di archivio, iconografiche e bibliografiche e vestizione dei manichini.

L’architetto Iacono ha spiegato che la mostra in essere scaturisce da una costante richiesta dei numerosi visitatori che, mentre si compiacevano per la mostra precedente dei costumi ottocenteschi, erano particolarmente incuriositi dalla parte invisibile dell’abbigliamento che rendeva così maestoso l’abito esposto.

Il percorso della mostra è arricchito anche da supporti didascalici primari e citazioni letterarie sull’intimità (Verga, Capuana, De Roberto, Tomasi di Lampedusa). Altri supporti informatici mettono in evidenza alcune curiosità sulla storia degli usi e costumi del 1800.

La prima donna che accoglie il visitatore si presenta in vestaglia, mentre l’ultima donna, che si sta preparando per un viaggio, saluta il visitatore, mostrandosi al mondo esterno con il suo baule pieno di mutande, sottogonne e camicie, un mondo intimo e privato racchiuso dentro uno sfavillante forziere di pizzi e merletti; a terra una collana, rotta appositamente per indicare simbolicamente una rottura con l’intimità e l’ingresso nel mondo pubblico, spezzando tutti i tabù che si ritrovavano nel mondo privato.

pizzi merletti profumiNelle stanze, dove sono state selezionate musiche da camera per ricreare un ambiente familiare, troviamo donne e uomini in vestaglia e pigiama che ci fanno capire come doveva apparire l’intimità del mondo ovattato del Castello di Donnafugata, quando la gente si svegliava oppure si preparava per andare a dormire.

Il percorso è composto da alcune vetrine che rappresentano delle storie, come per esempio la donna che si alza la mattina, nella vetrina della profumiera, dove sono esposte le acque odorifere: aromatiche misture di piante e spezie profumate.

L’impiego di tali profumi si posero per l’intero secolo come spartiacque tra le diverse classi sociali che, oltre a tenere conto del costo d’acquisto, si diversificarono anche per l’utilizzo e la fragranza: un’essenza forte e pungente era di largo utilizzo presso le cortigiane più intraprendenti e libertine mentre i profumi più delicati e dagli estratti floreali distinguevano le giovani donne di buona famiglia.

Poi c’è la donna che partorisce, un manichino “incinto”, e una curiosa sedia da parto; prima del Novecento la maggior parte delle puerpere veniva assistita durante la nascita da altre donne per partorire in casa. C’è la parte dell’intimo domestico, quando la mamma presenta il neonato di casa, insieme al corredo.

Tra i preziosi pezzi della mostra troviamo uno dei corsetti esistenti più piccoli per una bambina di 4 anni e uno dei busti più grandi per una nobildonna anziana. La funzioni dei busti nei bambini serviva già ad avviare la bambina ad una determinata postura; nelle cronache parigine, si evince che una giovane donna, stringendo troppo il corsetto, morì, e la causa agghiacciante fu la perforazione di una costola che arrivò a penetrare il fegato.

Da qui anche la sala per gli svenimenti dove le donne si riprendevano dalla “fatica” dei balli, che procuravano momenti di asfissia, determinati dal corsetto stretto in maniera innaturale che provocava insufficienza respiratoria.

Il busto verrà eliminato con l’esposizione universale di Parigi, con cui finalmente le donne, si liberarono di tutti questi ingranaggi, per utilizzare il reggiseno.

pizzi merletti sediaMolto elegante la vestaglia della contessa Miramon, eroina nazionale, moglie del generale Miramon (esposto nella Sala della Musica, dove una didascalia ne spiega l’affascinante biografia).

L’esposizione della collezione di abiti d’epoca Gabriele Arezzo di Trifiletti, che può fregiarsi di abiti appartenuti a Bellini, Pietro Floridia, Giuditta Pasta, Willi Ferrero, Concepcion Miramon e diversi altri, si è dimostrata come un validissimo gancio di traino per il turismo locale, con un consequenziale sviluppo economico visto il significativo incremento di visite del Castello stesso.

La donna è sicuramente simbolo di forza, famiglia, amore, erotismo, bellezza, e ci viene mostrata in questo mondo roseo e poetico, fatto di pizzi e merletti, dove la cornice del Castello ne custodisce i più intimi segreti.

Mi domando quale tipo di donna oggi fa innamorare un uomo? La donna che mostra a tutti le proprie nudità, o quella che veste e che tende a celare le proprie intimità?

Se la sensualità, nel XIX secolo era scrupolosamente controllata, attenuata da diversi strati di biancheria intima che avevano l’obiettivo di nascondere corpi e forme, ma lasciavano ampio spazio alla fantasia maschile, nel nostro secolo pare che ci sia troppo nudo e poca immaginazione, con la consequenziale mancanza di amore, desiderio ecc.

Credo comunque che oggi come allora, pensare che sotto un vestito ci sia molto altro che semplici gambe, sia la migliore arma per innamorarsi, accendere il desiderio e la passione!

Lara Dimartino

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