Postato in data 11 luglio 2019 Da In Mostre

UNA FIABA MODERNA di Paola Stella

                             Le fiabe che fanno riflettere

“Lo rapirò, sì, lo rapirò! È l’unica cosa che mi resta da fare.” Così pensò Gemma.
Negli ultimi giorni aveva riflettuto a lungo su quell’amore impossibile eppure vero, autentico. Anche magico, come quelli delle fiabe. Già, come quello delle fiabe, dove il principe azzurro rapisce la bella e poi vivono per sempre felici.

“In questo caso invertirò i ruoli, darò vita a una fiaba diversa.”
Lei lo aveva conosciuto quando era una giovane madre, in un corso di musica, precisamente sulla Storia della musica, e ne era rimasta affascinata. Tenne per sé quella che ritenne essere una pura infatuazione. Per un po’ fu contenta degli effetti di quell’innamoramento, entusiasmo, gioia, voglia di fare… Eppure non sapeva quasi nulla di lui, salvo quello che riusciva a percepire ascoltando le sue parole, la sua voce, notando i gesti, il portamento, lo sguardo, le pause. Gemma, durante le lezioni del corso, si era fatta un quadro preciso di quest’uomo, ed era convinta che rispondesse al vero. In effetti era vero. Quell’uomo riusciva ad essere trasparente, riusciva cioè a parlare di sé mentre in realtà stava parlando di un dato musicista. Intercalava le sue lezioni con qualche aneddoto della sua vita privata, che faceva trapelare alcune peculiarità della sua interessante personalità. Nell’ultima lezione nominò sua moglie e il loro unico figlio.
Lei se ne fece una ragione e non ci pensò più.

Così, passarono gli anni, tanti anni, senza incontrarsi.
Gemma aveva un aspetto etereo, chiara di carnagione e di capelli, esile ed elegante nel portamento, era una illustratrice di racconti, bravissima nel disegno e nella pittura ad acquerello e a matita: le espressioni dei personaggi, da sole, anche senza parole, bastavano per far capire ai bambini molto piccoli come si svolgeva la storia. Era diventata famosa, la chiamavano di qua e di là, ma era rimasta una romantica sognatrice.
Una sera d’estate, ad un cocktail in suo onore, se lo trovò davanti. Naturalmente Fausto, così si chiamava, non si ricordava di lei di tanti anni prima, le disse che era felice di conoscere personalmente l’autrice dei disegni dei libri che lui comprava per Maria, la sua deliziosa nipotina. Le fece tanti complimenti per quel suo dono naturale che rivelava grande sensibilità e amore per il creato. Chiacchierarono a lungo come fossero stati amici da sempre. Si catturarono a vicenda e niente fu più come prima. Era un amore essenzialmente platonico il loro e al contempo totalizzante e stimolante.

Si scrivevano lunghe lettere, che spaziavano da riflessioni di tipo esistenziale ai loro gusti musicali, dagli scrittori preferiti alle mostre d’arte visitate nei principali musei del mondo. Entrambi viaggiavano molto, ognuno per proprio conto, sia per lavoro che per puro diletto. Di tanto in tanto si incontravano, e si guardavano a lungo in silenzio, assetati l’uno dell’immagine dell’altra e viceversa. In sostanza cercavano la corrispondenza fra le caratteristiche che ognuno di loro due aveva individuato nell’anima dell’altro con lo sguardo, con il sorriso, con le rughe, con le mani, con la voce. Non si saziavano. I loro occhi andavano al di là dei capelli bianchi, della pelle opaca e piena di macchie, delle spalle un po’ curve, delle dita nodose, ma non perché disturbassero la loro visione, anzi, queste caratteristiche esteriori impreziosivano quelle interiori.

Fausto diceva a Gemma che avrebbe voluto incontrarla da giovane, che avrebbe desiderato tanto avere un figlio da lei. Gemma gli rispondeva che da giovani sarebbero stati più scialbi, che certamente era meglio ora, che con l’età si diventa più affascinanti. Non gli confidò che lei si era innamorata di lui tanti anni prima, quando erano già sposati ma ancora molto giovani, che il destino l’aveva già fatto il suo tentativo.
Gemma avrebbe desiderato più tempo per loro per poter fare mille cose insieme. Fausto le rispondeva che vedendosi ogni tanto non si sarebbero mai annoiati, che il loro amore sarebbe rimasto più fresco a lungo e non si sarebbe rovinato con l’abitudine, come avviene in quasi tutti i matrimoni.
Un giorno lei gli disse: “Prima o poi ti rapirò e ti porterò lontano.”
E lui: “Dimmi, poesia della mia vita, perché mai dovresti rapirmi?”
E lei: “Perché ho un desiderio difficile da esaudire, voglio andare con te a passeggiare in un vero bosco con i lupi, i cerbiatti, gli scoiattoli… e dare vita ad una fiaba nuova, dove è lei la guerriera che salverà il suo principe.”

Qualche tempo dopo andò a prenderlo sotto casa e lo portò lontano lontano a passeggiare in un bosco, come in una vera fiaba.
Come da fiaba era quell’amore.

 

Paola Stella nata a Monterosso Almo è laureata in Scienze Biologiche, ma ha sempre avuto la passione della scrittura trasmettendo nelle sue fiabe la sostanza della vita. E’ innamorata soprattutto della narrativa dei grandi scrittori dell’800, russi, tedeschi, francesi e italiani. Nel periodo di docenza nelle scuole medie ha rivestito il ruolo di tutor di laboratori teatrali per i ragazzi, per i quali doveva inventare storie e supportare gli esperti nell’allestimento di piccoli spettacoli.

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