ragazza libro

Postato in data 27 agosto 2016 Da In Fatti

I DODICI RACCONTI

La professoressa di italiano di Gabriella, alla fine del quarto anno di liceo, le aveva assegnato per le vacanze estive un singolare compito.-Devi comporre dodici racconti, uno per ogni mese dell’anno con un tema specifico inerente a quel particolare periodo o legato a degli eventi personali accaduti proprio in quei mesi.

-Ma è un compito difficilissimo! – aveva obiettato lei – Non credo di farcela.

La professoressa le aveva sorriso, ma non aveva cambiato idea.

-Provaci, vediamo quello che viene fuori. Dovrai mettere in moto il tuo cervellino, scavare nei ricordi, collegare fatti a stagioni, delineare storie e personaggi, narrare e descrivere. Solo dodici racconti, nemmeno uno di più. Scegli tu la lunghezza. Lavora tranquilla, in fondo non è una prova a cui assegnerò un voto. Serve solo per esercitarti. Io ti sto dando semplicemente un input. Buon lavoro e buone vacanze!

Detto questo, la docente si era allontanata di fretta senza darle il tempo di contestare altro.

E adesso? Gabriella si sentiva in trappola, ma non poteva prendersela con nessuno, era stata proprio lei a chiedere alla sua insegnante un consiglio per come allenarsi a sviluppare le doti necessarie a una scrittrice in erba. Non poteva tirarsi indietro né poteva fare una brutta figura, quindi si rassegnò a svolgere il suo incarico nel miglior modo possibile.

Prima di iniziare la stesura dei racconti, si preparò una lista per raccogliere le idee.

A gennaio un racconto legato alla stagione invernale, magari ambientato in montagna con personaggi che amavano la neve e lo sci.  A febbraio una storia allegra in clima carnevalesco. A marzo l’aria di primavera come sfondo per una tenera vicenda d’amore con annesso matrimonio.

Ad aprile, dato che c’era la Pasqua, la resurrezione di un malato che usciva dalla depressione.

A maggio un roseo intreccio incastonato in un giardino fiorito e profumato.

Saltò giugno perché non le veniva niente in mente.

Ma a luglio e ad agosto, corrispondenti al periodo estivo in corso, si potevano imbastire due caldi raccontini al sapore di sale. Un tradimento tormentato e una passione fulminante nata sotto l’ombrellone.

A settembre le balzarono in mente la pioggia e l’arrivo dell’autunno.  Ci stava bene una storia strappalacrime, condita con partenza e lontananza.

Per ottobre un altro buco nero.

Lo saltò e arrivò a novembre. Qui ci calzava a pennello una storia di morti ammazzati con tanto di noir e di sangue. A dicembre poteva trarre ispirazione dalle festività natalizie per creare una vicenda di crisi religiosa culminata in una conversione.

Il progetto era quasi completo. Restava da trovare uno spunto per i mesi di giugno e ottobre. Riflettendo però, si accorse che aveva pensato a eventi legati ai mesi e alle stagioni, ma nessuno di questi era collegato alla sua personale esperienza.

Possibile che nella sua vita in qualche mese particolare non fosse accaduto nulla di così importante da meritare di essere raccontato?

La sua esistenza le pareva vuota e sciatta, e i suoi ricordi erano smorti, nessun evento particolarmente drammatico o luttuoso né esilarante e divertente.

Si scervellò a lungo prima di ricordare che a giugno aveva perso la nonna dopo una lunga malattia, mentre a ottobre aveva conosciuto il primo ragazzo che le aveva fatto battere il cuore.

Ecco, i temi c’erano tutti. Adesso il problema era riuscire a saperli trasformare in racconti veri e propri.

Più andava avanti, più si rendeva conto che si trattava di un’impresa troppo ardua per le sue capacità. Si scoraggiò a tal punto da convincersi che non era portata per la scrittura e che non avrebbe mai potuto realizzare il suo sogno.

Il primo giorno dell’anno scolastico successivo, Gabriella stava malissimo. Pensava che avrebbe dovuto consegnare alla professoressa il frutto della sua attività estiva, ma tremava sapendo già quale sarebbe stato il suo giudizio, dato che era consapevole di non aver portato a termine il suo compito.

La docente di italiano la incontrò nel corridoio mentre esitava a entrare in classe.

-Gabriella, tutto bene?

La ragazza la guardò con grande tristezza

-Sono una frana,prof, ho fallito. Non ho combinato nulla di buono.

– Guarda che io non avevo assegnato alcuna scadenza al tuo lavoro. Dovevi scrivere i racconti in estate, ma non ti avevo detto di consegnarmeli al rientro dalle vacanze. Hai  tutto il tempo che vuoi per completarli, rivederli, arricchirli e renderli perfetti, anche perché nel frattempo crescerai e la tua vita diventerà più ricca e più varia. Devi solo aspettare e  leggere ancora tanti libri.

L’arte della scrittura è una strada tortuosa e faticosa che si percorre senza fretta, anzi tornando spesso sui propri passi. Ma so che ce la puoi fare.

Gabriella, rassicurata,  le sorrise gioiosa, mentre fantasticando pensava già a quel libro speciale che un giorno avrebbe pubblicato e che tutti avrebbero letto e apprezzato.

Il suo titolo era proprio ”I dodici racconti”.

 Angela Di Salvo

Etichette:

Relativo a