Postato in data 21 marzo 2021 Da In Fatti

LA MAFIA UCCIDE DONNE E UOMINI, L’AMBIENTE E IL LAVORO

Nel giorno del ricordo delle vittime innocenti di mafia è doveroso fare una riflessione  sugli aspetti di carattere economico che hanno determinato un rafforzamento del ruolo della criminalità organizzata negli ultimi anni a discapito della collettività e dell’interesse generale.

Qualche ora fa è stata emessa la misura di prevenzione patrimoniale antimafia, sottoponendo ad amministrazione giudiziaria la Tech. Servizi S.r.l., importante soggetto economico operante nel  settore dello smaltimento dei rifiuti in diversi Comuni.

Pur riconoscendo che allo stato attuale non ci sono sentenze definitive, bensì misure preventive e quindi la possibilità che l’azienda possa dimostrare l’estraneità all’accusa, e vero anche che il comparto è fortemente condizionato da interessi deviati.

La Commissione regionale Antimafia nella sua relazione nell’aprile 2020 ha redatto la una relazione nella quale si evidenziano i legami tra la mafia e spesso le pubbliche amministrazioni nella gestione del ciclo dei rifiuti.

Negli ultimi vent’anni funzione politica e ragione d’impresa si sono spesso incrociate lungo un piano inclinato che ha mescolato inerzie, inefficienze e corruttele. La governance regionale sul ciclo dei rifiuti è stata spesso ostaggio di un gruppo di imprenditori che hanno rallentato, anche per responsabilità di una politica compiacente, ogni progetto di riforma che puntasse a un’impiantistica pubblica, con la conseguenza che l’unico esito possibile dell’intero ciclo resta oggi il massiccio conferimento in discariche private.

Come ebbe modo di riferire il Procuratore della Repubblica di Palermo Francesco Lo Voi alla Commissione Bratti sul ciclo dei rifiuti: “Si può ragionevolmente presumere una permanente deviazione delle funzioni pubbliche in favore di imprese private operanti nel settore di interesse”

In altre parole, una sorta di monopolio consentito, garantito e protetto dagli apparati amministrativi e politici a beneficio dei titolari delle grandi discariche private.(Inchiesta sul ciclo dei rifiuti nella Regione Siciliana – Relazione conclusiva)

Per questo la CGIL da sempre in prima linea  contro le mafie e soprattutto contro le economie mafiose considera la lotta alla criminalità organizzata una priorità per il rilancio dell’economia in Sicilia.

Liberare risorse pubbliche dal condizionamento mafioso significa indebolire le cosche e il loro potere di condizionamento. Tra le tante vittime oggi sarà ricordato Pio La Torre sindacalista e politico, che aprì la strada alla lotta contro la mafia colpendo al cuore i patrimoni. Oggi occorre partire da quell’insegnamento per continuare questa lotta determinante per il futuro della nostra terra.

Non basta e non serve sequestrate i patrimoni soprattutto quando si sono costruiti sotto l’ombrello delle risorse pubbliche, occorre agire prima. Serve un cambio di passo radicale che metta al centro  il ruolo delle pubbliche amministrazioni nella gestione di servizi strategici nell’interesse della collettività. Occorre una riforma in grado di tenere lontano il protagonismo malaffaristico sul settore dei rifiuti  attraverso l’internalizzazione dei servizio di raccolta e la gestione del conferimento.

Oggi i Comuni spendono ingenti quantità di denaro per gli  appalti privati che rendono spesso servizi  di dubbia efficienza. La Regione Sicilia, il governo regionale e i Sindaci in primis dovrebbero avvertire questa urgenza, chiedendo di riformare e cambiare l’assetto normativo che oggi impedirebbe, in nome del principio mal sano della libera concorrenza, questo tipo di soluzione. Sappiamo e abbiamo più volte denunciato il clientelismo politico che ruota attorno alla gestione privata degli appalti. Nel caso specifico del ciclo dei rifiuti sappiamo come il mal servizio ricade sulla qualità della vita dei cittadini vessati da costi elevatissimi e un’esposizione continua a rischi per la salute. Per questo non ha senso sequestrare dopo i patrimoni che si sono  alimentati attraverso le risorse pubbliche.

Nell’ambito di questa nuova stagione di riforme e di una nuova dimensione europea la Sicilia deve condurre questa battaglia di liberazione in memoria di tutte le vittime della mafia, che sono le migliaia di donne e uomini che hanno pagato con la vita il prezzo della loro dignità per non volersi piegare alla sopraffazione mafiosa. Ma occorre ricordare anche tutte le altre vittime, coloro che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo della presenza asfissiante delle mafie, come chi perde il lavoro perché l’azienda sequestrata chiude e lo Stato non riesce a portare avanti il percorso di riconversione di quel patrimonio verso l’economia legale. Tutti i disoccupati soprattutto donne giovani vittime di un sottosviluppo come conseguenza di un sistema economico fortemente condizionato da interessi mafiosi che non hanno di certo l’obiettivo di agire per il bene comune.

Allora affinché la lettura dei nomi delle vittime di mafia e il loro ricordo non sia solo un celebrazione rituale occorre scrivere nuove pagine di impegno civile, sociale e politico e una assunzione di nuove responsabilità a livello pubblico e pensare ad una ripartenza vera nel segno della resilienza mettendo al centro il bene comune ripartendo dal lavoro che va costruito sottraendo risorse alle mafie e al malaffare.

Giuseppe Scifo

REDAZIONE

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