Postato in data 14 aprile 2020 Da In Scuola

A SCUOLA SI TORNA SOLO CON RISCHIO ZERO. BASTA IPOTESI FANTASIOSE, DOPPI TURNI E MASCHERINE

“Se non ci sarà più il rischio di epidemia, se i malati saranno tutti guariti e non avremo più focolai, cosa che credo accadrà, a settembre si può tornare a scuola. Se però, per qualsiasi ragione, non ci saranno queste condizioni, non è possibile rientrare. Il rientro graduale alla scuola non è applicabile: la scuola non è un’azienda”.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) Antonello Giannelli, intervistato dall’agenzia Askanews, non contempla “fasi intermedie” sul rientro a scuola: le classi riaprono solo se e quando l’epidemia da coronavirus in Italia sarà al livello 0.

Giannelli boccia subito alcune proposte avanzate nelle ultime ore per aprire gli istituti con misure che consentano il distanziamento sociale, che definisce “meccanismi fantasiosi”: “Nella scuola – ricorda – ci sono sempre gli assembramenti. Anche se dimezzassimo le classi e facessimo i doppi turni, mattina e pomeriggio, con 12 alunni il distanziamento non c’è. Inoltre c’è l’entrata in aula, l’uscita, l’affluenza dentro gli edifici: e il docente che spiega dovrebbe forse usare la mascherina? No, non è pensabile”.

“Se non ci saranno le condizioni di sicurezza – taglia corto Giannelli – bisogna continuare con la didattica a distanza. Dobbiamo farcene una ragione”.  “Credo che a settembre si potrà tornare, anche se nel corso dell’anno si temono nuovi focolai, con la stagione fredda: non è chiaro cosa pensano i medici, se il virus sia legato alla stagionalità. A quel punto bisognerà tornare alla didattica a distanza”. In linea di principio, secondo il presidente dell’Associazione dei Presidi, si potrebbe aprire o chiudere a livello locale, regionale o provinciale, ma il punto, ribadisce, è che “la didattica a distanza fatta bene consente di lavorare”.

Sono 3, allora, in questo senso le proposte avanzate dai presidi: “La prima – spiega Giannelli – riguarda la politica governativa: tutte le case, il 100% e non il 99%, devono avere Internet e devono averlo gratis: si deve poter lavorare in smart working e studiare gratis; la seconda è dotare le famiglie meno abbienti di attrezzature: e si sta già facendo perchè il decreto Cura Italia ha stanziato 85 milioni di euro, se ne possono aggiungere altri; la terza è che il 100% dei docenti deve essere messo in condizione di lavorare bene con la didattica a distanza”. “Solo così potremo ridurre il danno, perchè è chiaro che se la scuola non riapre anche l’insegnamento, come tutti i settori, inevitabilmente ne risentirà”.

di Redazione

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