(Riceviamo e pubblichiamo)
Carissimo Direttore, all’indomani del voto che ha chiuso questa tornata elettorale riflettevo sui risultati generali e ho scelto questo giornale per condividere i miei pensieri con chi avrà la bontà di leggere.
Innanzitutto un profondo senso di gratitudine per Mario D’Asta e per tutti gli amici che mi hanno sostenuta in questa avventura e che, votandomi, hanno creduto in me.
Quindi la certezza della responsabilità cui le 347 preferenze che ho ottenuto mi chiamano. Se anche non sono state un risultato utile ai fini della conquista di un seggio, sono comunque una richiesta da parte dei cittadini, che mi hanno in fondo detto: Crediamo in te, ci piace che ti interessi della città e vogliamo affidare a te e a chi ti sta vicino il nostro star bene a Ragusa. Non è poco!
Ma al di là della mia/nostra situazione personale, uno sguardo va ai risultati generali: Cosa hanno voluto dire i cittadini ragusani con le loro scelte di votare (o di non votare)? Cosa chiedono? Di cosa si lamentano? Esprimo la mia interpretazione.
Per cominciare, l’astensione è stata un segno di delusione e di disaffezione alla vita pubblica, di mancanza di fiducia, un gettare la spugna (Che le cose vadano come devono andare, tanto non cambierà mai nulla), ma la maggioranza dei ragusani è andata a votare e dibatte sui social, partecipa agli incontri pubblici, scende in piazza… le speranza dunque reggono. L’aspettativa c’è. L’atmosfera è però di quando ci si guarda intorno e si vuole fare qualcosa ma non si sa cosa o si sa e non si trova la soluzione giusta.
Questo mi risuona chiarissimo: noi che ci siamo esposti in prima persona non siamo veramente convincenti. Non abbiamo un progetto politico che piaccia davvero. Non una modalità di dialogo coi cittadini che convinca nel profondo e che induca ad una adesione massiccia. Poche migliaia di voti hanno segnato la differenza fra un candidato sindaco e l’altro il 10 giugno scorso e anche al ballottaggio non c’è stata una maggioranza schiacciante. Affatto! Cosa ci manca credo sia una identità chiara e ‘aggiornata’.
Continuiamo a parlare di destra e sinistra, ma non è chiaro a cosa ci stiamo riferendo perché usiamo categorie passate, che invece andrebbero continuamente riviste e riformulate.
Che si chiede una presenza costruttiva e fattiva in Municipio, che provveda alle necessità giornaliere di una città, questo è ovvio e i ragusani lo hanno ribadito ieri con la bocciatura dell’amministrazione pentastellata… praticamente inesistente in questo quinquennio.
Ma si vuole, giustamente, di più: un progetto chiaro e qualificato su come riavviare l’economia locale, una proposta innovativa che non metta toppe ma che rilanci le energie di tutti, che motivi alla partecipazione e convogli verso obiettivi precisi.
Un’analisi puntuale delle condizioni locali, un programma di ascolto dei cittadini e spazi di confronto dove pensare insieme la città che vogliamo. Ci vogliono nuove aree di consenso che non vertano solo su un nome qualificato (come quello del nuovo sindaco), ma che siano un nuovo pensiero e un nuovo stile di stare insieme. A cominciare dal rispetto assoluto per le opinioni degli altri anche se diverse dalle nostre, da un riflettere sereno che non diventi occasione di attacchi personalizzati, da un riconoscere l’importanza delle competenze.
Io sono fiduciosa! So di avere accanto persone valide e di far parte di un gruppo che su questo sta lavorando seriamente.
Mi auguro che questa mia propositività sia condivisa e che la crisi politica che stiamo vivendo sia lo scompaginamento di formule non adatte e il fermento di nascita del nuovo. Andiamo avanti! Tanto deve cambiare e ci stiamo provando.
Agata Pisana

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