Il viaggio di Papa Leone XIV nel continente africano non è solo una missione diplomatica, ma un ritorno alle radici per un Pontefice che ha fatto del carisma agostiniano e dell’esperienza missionaria i pilastri del suo ministero. Il vaticanista del Tg1 Ignazio Ingrao ci guida alla scoperta delle tappe più significative — da Algeri a Ippona — dove il ricordo dei martiri cristiani si intreccia con la sfida del dialogo interreligioso. Ingrao delinea a Interris.it il profilo di un Papa capace di unire una gentilezza quasi d’altri tempi a una fermezza dottrinale cristallina, spiegando come la “diplomazia del rispetto” sia lo strumento scelto da Leone XIV per affrontare temi scottanti come lo sviluppo sostenibile e i diritti umani. Un viaggio poliedrico che il giornalismo televisivo è chiamato a raccontare non solo attraverso i fatti, ma dando voce e volto alle emozioni di una terra in cerca di speranza.
L’Intervista
Il viaggio del Papa inizierà dall’Algeria, toccando Algeri e Ippona. Quanto influirà la sua identità agostiniana in questa scelta?
“Influirà molto positivamente. Fare tappa ad Algeri e a Ippona (l’attuale Annaba), dove Sant’Agostino è stato vescovo, significa visitare luoghi agostiniani d’elezione. Il Papa li conosce bene, ci è già stato come Priore Generale. Ma sono anche terre particolari, segnate dal martirio: il Santo Padre ricorderà i monaci di Tibhirine e complessivamente i 19 martiri cristiani in Algeria. Saranno luoghi di dialogo interreligioso, ma è solo la prima tappa di un viaggio profondamente missionario”.
Papa Leone XIV ha trascorso metà del suo ministero come missionario. Cosa porterà questa sua esperienza vissuta sul campo agli abitanti delle varie tappe africane?
“Il Papa va in Africa in luoghi di sofferenza, ma anche di grande vitalità ecclesiale. Porterà anzitutto la centralità dell’annuncio del Vangelo. Grazie al suo passato, ha una capacità unica di dialogare, ascoltare ed entrare in empatia con le persone. Credo che offrirà a queste popolazioni un’iniezione di fiducia e speranza, affrontando al contempo sfide poliedriche come il diritto, la giustizia, lo sviluppo e la tutela dell’ambiente”.
Una domanda provocatoria: il garbo e la gentilezza che caratterizzano questo Pontefice potrebbero essere confusi con una scarsa incisività diplomatica durante gli incontri ufficiali con le autorità?
“No, non credo. Il Papa è molto attento a non turbare la sensibilità dell’interlocutore; il rispetto è la base del dialogo. Leone XIV ribadisce quotidianamente la propria identità e il compito del ministero petrino, ma lo fa con la capacità di ascolto. Come abbiamo visto anche nei recenti interventi pasquali, essere rispettosi e aperti non significa affatto non essere chiari nel messaggio che si sta dando”.
Passiamo al tuo lavoro di vaticanista. Quanto è importante, in un viaggio così intenso e complicato, riuscire a trasmettere una comunicazione reale del messaggio del Papa a chi segue da casa?
“Per noi giornalisti televisivi la sfida è far arrivare le emozioni che viviamo sul posto. Nonostante le difficoltà tecniche e logistiche, riceviamo una grande energia dall’incontro con queste popolazioni e dalle loro storie. Il nostro compito è proprio questo: custodire e comunicare le voci e i volti che incontriamo nei paesi che attraversiamo, rendendo il messaggio del Santo Padre vivo per tutto il mondo”.
REDAZIONE
FONTE- INTERRIS- FRANCESCO VITALE

scarica PDF










