Ciro Lambro, imprenditore campano trapiantato in Sicilia, racconta come una scelta di vita si sia trasformata in un progetto industriale di successo: NQ Italia, oggi tra le realtà più dinamiche del Mezzogiorno nel campo degli impianti tecnologici e dell’efficienza energetica.
Ciro, lei non è ragusano di origine. Come nasce il suo legame con la Sicilia e, in particolare, con Ragusa?
È vero, sono campano, della provincia di Napoli. Sono arrivato a Ragusa nel 2003 insieme a mia moglie, anche lei napoletana. Durante alcuni viaggi precedenti ci eravamo letteralmente innamorati di questa terra: la qualità della vita, l’ordine, il senso di comunità e quella laboriosità discreta che qui si respira. Abbiamo fatto una scelta consapevole: venire a vivere qui e costruire qui il nostro futuro. All’epoca sembrava quasi una follia — due napoletani che scelgono la provincia di Ragusa — ma col tempo si è rivelata una delle decisioni migliori della nostra vita.
Oggi, da Presidente del Comitato Piccola Industria di Sicindustria Ragusa, sento ancora di più questa responsabilità: non essendo ragusano di nascita, ma per scelta, mi sento fortemente impegnato a difendere e rappresentare gli interessi di questo territorio e del suo tessuto produttivo, con la stessa determinazione con cui ho scelto di viverci.
Da quella scelta personale è nato anche il suo percorso imprenditoriale…
Sì, direi proprio che le due cose sono andate di pari passo. Dopo alcuni anni di lavoro nel settore, nel 2008 ho incontrato due imprenditori straordinari, Antonello D’Asta e Giuseppe Firullo, soci fondatori di Nova Quadri, una realtà nata nel 1995 e già molto affermata nella realizzazione di quadri elettrici e nella progettazione di impianti tecnologici. L’azienda, in quegli anni, stava anche muovendo i primi passi nel mondo delle telecomunicazioni, intuendo con grande anticipo dove stava andando il mercato. A quel punto era già entrato anche Roberto Russo, e insieme abbiamo deciso di unire le nostre esperienze e costruire un progetto più ampio. Ho accettato con entusiasmo la proposta di entrare in società, e da lì è nata una sinergia solida, basata sulla fiducia e su una visione comune: far crescere un’impresa radicata nel Sud ma capace di lavorare con standard tecnici e organizzativi di livello industriale.
Da lì nasce anche NQ Italia…
Esatto. NQ Italia nasce nel 2011 come naturale evoluzione di quel percorso. Avevamo intuito che il mercato stava cambiando: servivano strutture capaci di gestire commesse integrate, che mettessero insieme impiantistica, costruzioni e tecnologie avanzate. NQ Italia è nata per rispondere a quella esigenza — e nel tempo è diventata un punto di riferimento nel panorama dell’efficientamento energetico e dell’innovazione tecnologica applicata all’edilizia e alle infrastrutture.
La vostra è una realtà fortemente legata a Ragusa. Che ruolo ha questo territorio nella vostra crescita?
Ragusa è casa. Qui abbiamo il nostro quartier generale, nella zona industriale, e da qui partono tutti i nostri progetti. Non è un limite, anzi: è il nostro punto di forza. Qui trovi persone preparate, concrete, con una cultura del lavoro straordinaria. Noi investiamo molto sul capitale umano locale, formiamo giovani tecnici e cerchiamo di offrire loro prospettive vere, senza costringerli a emigrare.
E poi c’è un altro aspetto: il legame col territorio non è solo affettivo, ma produttivo. Le opere che realizziamo — con committenti sia pubblici che privati — generano sviluppo concreto e valore per la comunità.
Negli ultimi anni abbiamo ampliato la nostra offerta anche verso il mercato locale retail, con soluzioni di efficientamento energetico per utenze domestiche e small business, e più di recente con servizi di fornitura di energia elettrica e gas, in modo da offrire un supporto completo a cittadini e imprese del territorio.
Oggi il gruppo dà lavoro a circa 120 persone, tra tecnici, operai specializzati e personale amministrativo. Ma al di là dei numeri, quello che conta è il nostro impegno quotidiano verso il territorio: sosteniamo numerose attività sportive locali, in discipline diverse, collaboriamo con ONLUS che si occupano di inclusione sociale e sostegno alle famiglie in difficoltà, e supportiamo eventi sociali e culturali che contribuiscono a far crescere la comunità.
Al tempo stesso, NQ Italia ha saputo superare i confini regionali, lavorando su commesse pubbliche e private in tutta Italia: dagli impianti sportivi finanziati dal PNRR alle infrastrutture tecnologiche per ospedali e reti di trasporto. È la dimostrazione che si può crescere qui, ma operare ovunque, portando un modello organizzativo del Sud che funziona anche su scala nazionale.
Oggi NQ Italia è parte di una rete d’imprese. Cosa significa concretamente “fare rete”?
In realtà NQ Italia fa parte di più di una rete di imprese, perché credo molto nel valore della collaborazione strutturata. La rete “di casa” è sicuramente il Gruppo Nova Quadri, che raccoglie le aziende facenti capo al quartetto di cui parlavamo prima — Antonello D’Asta, Giuseppe Firullo, Roberto Russo e me.
All’interno del Gruppo convivono realtà con competenze complementari: S.T.I. Proget, che si occupa di progettazione e ingegneria; Blunova, operatore telefonico locale che offre connettività anche su rete in fibra ottica proprietaria; e Proteli, azienda attiva nella realizzazione di infrastrutture telefoniche per le grandi società di telecomunicazione operanti in Italia.
Negli ultimi anni abbiamo investito anche in altri settori strategici per il territorio, come ristorazione, servizi turistici, mobilità sostenibile e marketing digitale, perché crediamo che lo sviluppo economico passi anche dalla capacità di integrare tecnologia, accoglienza e valorizzazione del territorio.
Questa sinergia ci permette di coprire una filiera ampia e integrata, dagli impianti tecnologici alla connettività, fino ai servizi e alla promozione del territorio, con un approccio unico e coordinato. È un modello basato su fiducia e condivisione delle competenze, e rappresenta la risposta più concreta alla frammentazione del mercato. In Sicilia, dove spesso le imprese si vedono come concorrenti, fare rete è un segnale forte: si può crescere insieme, affrontando anche commesse complesse e progetti di scala nazionale e internazionale.
Oggi possiamo dire con orgoglio che la nuova generazione sta già raccogliendo il testimone: i figli del “quartetto” sono entrati in azienda e stanno seguendo le nostre orme, portando entusiasmo, nuove competenze e una visione ancora più digitale e sostenibile del futuro.
Oltre al Gruppo Nova Quadri, NQ Italia partecipa anche alla rete d’imprese Oasi Digitale. Di cosa si tratta e quali sono le sue finalità?
Oasi Digitale nasce da un’idea semplice ma ambiziosa: creare un ecosistema di imprese, professionisti e istituzioni che condividano la stessa visione di sviluppo digitale del territorio. È una rete che mette insieme realtà diverse — tecnologiche, creative, formative — con l’obiettivo di promuovere innovazione, sostenibilità e crescita economica nel Sud Est siciliano.
Non è solo un progetto imprenditoriale, ma un laboratorio permanente di idee e collaborazione. Oasi Digitale lavora su temi come la transizione digitale delle imprese, l’orientamento dei giovani verso le professioni del futuro e la valorizzazione dei talenti locali.
Personalmente, credo che questa sia la chiave per cambiare passo: unire le energie del privato, della scuola e delle istituzioni per far sì che Ragusa e il suo territorio diventino un vero hub dell’innovazione nel Mezzogiorno.
Parliamo di innovazione e sostenibilità, due parole spesso abusate. Cosa rappresentano per lei?
Per me non sono slogan, ma una responsabilità. Innovare significa risolvere problemi reali in modo più intelligente. Sostenibilità vuol dire rispetto: per le risorse, per le persone e per il territorio.
Noi lavoriamo ogni giorno per rendere gli impianti più efficienti e più “umani”. Penso alle nostre panchine intelligenti per le smart city, ai sistemi di monitoraggio energetico, alle soluzioni che riducono sprechi e migliorano la qualità della vita. Non vogliamo solo costruire: vogliamo lasciare un segno positivo.
Il vostro gruppo oggi guarda anche oltre i confini nazionali…
Sì, e non solo in modo episodico. Dal 2015 operiamo stabilmente anche a Malta, dove abbiamo una filiale operativa che ci consente di gestire direttamente le attività sul territorio.
Lì collaboriamo con alcuni importanti partner locali, e nel tempo abbiamo realizzato — e stiamo ancora realizzando — numerosi interventi per Enemalta, la società elettrica nazionale. Ad oggi abbiamo completato 14 sottostazioni elettriche, tra nuove costruzioni e revamping di impianti esistenti.
A questo si aggiunge una partnership consolidata con Siemens Italia, con cui collaboriamo da oltre quindici anni per la realizzazione di quadri elettrici e sottostazioni di alta e media tensione, oltre che per soluzioni BMS e sistemi di automazione avanzata.
Questo percorso ci ha fatto crescere moltissimo, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo. Ma per me il punto non è solo “andare fuori”: è tornare con nuove competenze e restituirle al territorio. Questo, per me, è il vero senso dell’internazionalizzazione.
Dopo più di vent’anni qui, cosa la spinge ancora a restare e continuare a investire in Sicilia?
Credo che quando un territorio ti accoglie e ti permette di crescere, hai il dovere di restituire qualcosa. Io e mia moglie abbiamo costruito qui la nostra vita, la nostra famiglia e il nostro lavoro. Restare in Sicilia oggi non è una scelta di comodità, ma di convinzione.
C’è tanto da fare, e proprio per questo vale la pena restare. Ogni progetto che realizziamo, ogni giovane che formiamo e che decide di non partire, per me è una piccola vittoria. È la prova che un Sud diverso non è un sogno, ma un percorso che, passo dopo passo, stiamo già costruendo.
Grazie per questa interessante intervista e, se mi permette vorrei aggiungere un mio pensiero: “Non tutti i sogni muoiono all’alba” perché tante realtà che oggi rappresentano l’Eccellenze del territorio ibleo, come l’Avis e Nova Quadri, sono il risultato dell’operato di “sognatori” innamorati di un futuro migliore. “A proposito di Avis – conclude Ciro Lambro- sono onorato di condividere il mio percorso professionale sul giornale Avis Iblea , perché come donatore storico, così come mia moglie, sento che con la nostra azienda abbiamo molti punti in comune”.
Giuseppe Suffanti
Addetto Stampa Avis Ragusa
Dirigenti e dipendenti Nova Quadri come descritto all’interno dell’articolo
Foto : da sx Giuseppe Firullo, Ciro Lambro, Roberto Russo, Antonello D’Asta


scarica PDF










