ordinaria follia

Postato in data 20 Luglio 2016 Da In Società

UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA!

Parafrasando il titolo di un film del 1993 diretto da Joel Schumacher e interpretato da un eccellente Michael Douglas, “Falling Down” – “Un giorno di ordinaria follia”, vi racconterò di alcuni episodi che sembrano essere quasi estrapolati dalla trama del film in cui la perdita della ragione da parte di Foster, il protagonista, ben si adatta alla “normale” follia di alcune persone!

Automobilisti sopraffatti dal torrido caldo estivo vagano nelle strade di Ragusa e di tutta la provincia come fossero delle mine vaganti all’interno di un game per la Xbox, noncuranti della costante situazione di pericolo che elargiscono gratuitamente agli altri automobilisti che, per lavoro, tutti i giorni si vedono costretti a percorrere le già abbastanza pericolose strade di provincia, costellate di “buche/voragini”, arricchite di accessi laterali da dove trattori, autocarri, bovini, ovini e altri animali improvvisamente “tagliano” la strada; per non parlare della totale mancanza di autostrade o di strade provinciali adeguate!

In città macchine posteggiate in doppia fila, rotatorie e diritti di precedenza mai compresi, e se suoni il clacson per salvarti la vita, ti prendi un insulto per cafoneria!

Mia nonna diceva una frase a proposito delle fragilità mentali: “La mente è un filo di capello”. Un gesto senza una ragione, una ragione sopra le righe e di colpo una vita cancellata.

Recentemente mi ha colpito un terrificante episodio avvenuto in una zona centrale di Ragusa. Un automobilista, alla guida di un veicolo tipo suv, ha schiacciato il piede di un ragazzo provocandogli fratture del secondo, terzo e quarto metatarso, e del mignolo; ne è scaturito un intervento chirurgico in epidurale e, evidentemente, l’ingessatura del piede.

Ma l’anomalia davvero inquietante è che il pedone, ancora dolorante, si è sentito dire dall’automobilista che non ha prestato alcun soccorso – “Il piede te l’ho calpestato appositamente perché stavi attraversando la strada nonostante mi avessi visto”. Seppur il dolore fosse lancinante, il pedone pretendeva di avere sicura ragione, ma l’instabile autista imprecava ripetendo “Io ti ammazzo”, e rovistando vicino al bidone della spazzatura in cerca di un contundente da scaraventare contro il ragazzo!

A Marina di Ragusa, in primavera, una donna perde l’equilibrio a causa delle già sopracitate voragini che, a tappeto, corredano l’asfalto delle nostre strade, e cade a terra sbattendo entrambe le ginocchia.

Rimase a terra per il forte dolore, sotto lo sguardo indifferente della gente. “Ho sentito molto dolore – dice la donna – sono rimasta seduta a terra senza riuscire a rialzarmi. Subito dopo un’autovettura ha imboccato la strada e, rallentando, si è spostata sulla sinistra per non investirmi. Quasi contemporaneamente dalla strada della canonica imbocca la strada una signora che fa il giro largo per non passarmi vicino.

La ragazza che è con lei cerca di avvicinarsi, ma la signora la invita a non fermarsi, quasi fossi un essere pericoloso, nonostante avessi precisato che ero caduta e che avevo difficoltà ad alzarmi. Fortunatamente un signore di un negozio di bombole mi ha soccorso gentilmente. Non avrei mai pensato che a 50 metri da casa mia potessi sentirmi così estranea nella mia città”.

La maleducazione e/o ineducazione poi, dato che siamo in piena estate, la ritroviamo nelle nostre affollate e tanto belle spiagge. Nella spiaggia di “Mazzarelli” una donna viene colpita in viso, in corrispondenza dell’occhio, dal pallonetto di un adolescente, intento forse ad imitare Éder o forse Ronaldo!

La madre del ragazzino si è subito prodigata per fornire alla donna sfregiata il numero di cellulare, che (casualmente!) risultava essere inesistente! “Questa madre non ha chiesto il mio numero di telefono – dice la donna colpita dal pallone – per avere notizie sulla mia salute, né si è offerta di aiutarmi. Pensate adesso che magnifico insegnamento ha ricevuto il figlio dalla propria madre”. Se un genitore non rimprovera il proprio figlio quando sbaglia, si spiana la strada per un futuro dove le nuove generazioni non avranno alcun riguardo per nessuno.

Infatti in questa nostra società non esiste più il rispetto per il prossimo, si è perso il limite per il buon senso; l’individualismo, i pettegolezzi, le maldicenze e l’invidia producono quasi sempre odio e violenza, morte e noia.

“E poi, lo sai, non c’è un senso a questo tempo che non dà il giusto peso a quello che viviamo. Ogni ricordo è più importante condividerlo, che viverlo. Vorrei, ma non posto”, concludo invitando a riflettere sulle nostre azioni citando i versi di una delle canzoni più popolari della stagione, “Vorrei ma non posto”, cantata da J-Ax e Fedez, che hanno disegnato sinteticamente una caricatura della nostra società.

Il nostro braccio tende a fondersi con il nostro smartphone o iphone, e la mano serve solo per chattare e non più per salutare! I rapporti umani e i sentimenti dovrebbero avvenire “anche” guardandosi negli occhi, e magari stringendosi la mano, con le mani libere da quella piccola scatoletta con cui raramente telefoniamo per sapere se qualcuno che amiamo sta bene.

È bene ricordare che la vita reale è fuori dal mondo virtuale, e ogni tanto sarebbe opportuno pensare prima di compiere gesti di cui “forse” ci potremmo pentire per tutta la nostra esistenza!

Lara Dimartino

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