In Ucraina l’infanzia violata perde la vita, la casa, gli affetti e il sonno sotto le bombe, ma non la fiducia nel futuro. Le giornate di bambini e ragazzi oscillano tra l’attesa del prossimo allarme antiaereo che li farà correre nei rifugi sotterranei e l’impegno a conservare una parvenza di normalità nel quotidiano, pure in quelle ore buie e fredde. Sono le giornate di Radomyr, di Katrina e di tutti quelli che il portavoce di Unicef Italia Andrea Iacomini ha incontrato e conosciuto durante una missione a Mykolaiv, Kryvy Rih e Dnipro per visitare i progetti del Fondo Onu per l’infanzia nel Paese che la guerra ferisce da quasi quattro anni. “La forza sia con te. Cronaca di una missione in Ucraina” è un libro nato per metabolizzare quell’esperienza fatta di rumori della guerra, di terrore e di dolore, e dare testimonianza di quelle storie.
La guerra
I ragazzini ucraini vivono sotto terra per sei ore al giorno a causa degli attacchi russi, una sorte che è toccata in parte anche Iacomini. “Avevo sentito parlare della guerra solo nei racconti di mio padre e dei miei nonni, in Ucraina per la prima volta ho udito il rumore dei droni, delle bombe, dei missili”, racconta Iacomini. Un altro suono lo ha accompagnato in quei giorni, soprattutto in quelle notti. “Ci hanno fatto installare sui telefonini un’applicazione che in caso di attacco ti avvertiva, suonando come una sirena, e a quel segnale scappavamo nei sottoscala, noi colleghi e madri con bambini, finché non suonava di nuovo per dirci che il pericolo era finito”. Il messaggio diceva, cercando di infondere coraggio, “la forza sia con te”.
Studiare sotto terra
In quelle ore sottratte alla luce del giorno e all’aria aperta – “una cosa inaccettabile, tremenda, per dei bambini”, commenta il portavoce di Unicef Italia – quei giovani e giovanissimi cercano di mantenere le loro abitudini e le caratteristiche della loro età, cioè studiano, fanno i compiti e immaginano il proprio futuro. “Tante scuole sono state colpite o rase al suolo, così il governo ucraino consente di seguire le lezioni online perché è grazie allo studio che si imparare a fare la pace. Per aiutarli, dato che nei rifugi spesso sono senza luce, gli abbiamo fornito un kit per studiare anche di notte. Questi ragazzi sono un esempio di vita”.
Senza sonno
Per ridargli almeno parte di quell’infanzia che gli è tolta dal ferro e dal fuoco bellico, Unicef gli propone inoltre attività artistiche come il disegno, il gioco e la musica. “Un giorno dei bambini hanno disegnato le sagome delle proprie mani e hanno scritto su ciascun dito un desiderio”, continua Iacomini, “la cosa che mi ha colpito è stata che oltre a scrivere di voler diventare medici, ballerine o calciatori, praticamente tutti hanno scritto la stessa parola”. Dormire. “A 6-7 anni non dovrebbero sognare di dormire, dovrebbero poterlo fare”. Ma la guerra non lo consente perché costringe a scappare ogni volta, giorno e notte, suoni l’allarme di un attacco imminente. Non sanno quando accadrà, ma sanno che accadrà.
Contro la guerra
Disperazione e speranza convivono in queste nelle storie. “Radomyr è un bambino di Mariupol che vive in un dormitorio a Dnipro. Orfano di madre, rimasta uccisa, del padre non si più nulla. Quando siamo andati a trovarlo ci guardava con la curiosità di chi è stato violato”, racconta il portavoce di Unicef Italia, mentre “Katrina, una bambina con disabilità, non poteva andare a scuola ma ha voluto ricevere il nostro kit per lo studio”. A Mykolaiv Iacomini ha incontrato dei neodiciottenni e dei quasi maggiorenni che aiutavano i coetanei, cercavano di tirarli su di morale, pensavano al futuro del loro Paese. “E’ un modo per opporsi alle armi e alla guerra”, osserva. Così come sono “eroiche le madri e le nonne che vanno avanti nonostante tutto e continuano a prendersi cura degli altri, mentre gli uomini non sono in grado di fermare la guerra e gli eroi non esistono più”.
Antidoto ai mali dell’epoca
“Con questo libro non intendo spiegare la guerra ma fotografare delle storie da cui possiamo imparare. C’è tanta attenzione alle strategie dei leader, ma si è persa di vista la situazione umanitaria”, spiega l’autore. “Lo dedico a tutti bambini che in un’epoca in cui l’infanzia non è mai stata così violata, tra uccisioni, mutilazioni e fame, vivono in zone di conflitto. E’ un inno e una sollecitazione per noi adulti a comprendere che l’unico antidoto contro i veri mali di quest’epoca, l’apatia e l’indifferenza, è l’amore. Il mondo ha speso tre bilioni di dollari per le armi, chi ama la pace e la diplomazia a queste opporrà gli aiuti”, conclude.
Fonte- Interris

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