Postato in data 27 novembre 2022 Da In Politica

NOVE MESI E POI….. di Paolo Caruso

Sono trascorsi nove mesi dalla data di inizio dell‘invasione russa in terra d’Ucraina, e da quel ventiquattro febbraio la guerra ancora accende vasti territori senza che allo stato attuale si intraveda un minimo spiraglio di luce, mentre la tregua sembra più una chimera e l’orizzonte si fa sempre più cupo e dai contorni indefiniti. Nove mesi il tempo necessario per l’umana gente di concepire una nuova creatura e concretizzare il frutto dell’amore, invece qui in terra d’Ucraina i nove mesi sono trascorsi sotto un potenziale crescente di fuoco che ha portato a compimento il frutto dell’odio, il frutto amaro della morte.

Vita e morte che nello stesso lasso di tempo si trovano a dovere coesistere e si scontrano ogni giorno nella quotidianità dell’essere umano, nella durezza e nella follia della guerra. Anche se l’esercito Ucraino in queste ultime settimane è riuscito a respingere quello russo rioccupando posizioni e territori, il conflitto tende a farsi sempre più cruento con l’utilizzo di armamenti convenzionali più moderni e più sofisticati, e con il rischio che possa sfociare in un impegno nucleare.

Una guerra insensata, intrisa di nazionalismo e imperialismo, con una serie di violenze inaudite e con un Ego smisurato da ambo i belligeranti, che di sicuro non facilita la cessazione del conflitto. Del resto è dal 2014 che si assiste alla destabilizzazione della regione con le due superpotenze USA e Russia che si affrontano in maniera più o meno subdola in Ucraina, da una parte gli States con interferenze sul cambio di governo per instaurarne uno filo occidentale, potenziandone anche gli arsenali militari, e dall’altra il potente vicino e confinante russo che pretende e annette la Crimea, una conseguenza del pericoloso e destabilizzante gioco del Risiko.

Ora che le mire espansionistiche della Russia hanno oltrepassato i confini ucraini per nuove annessioni di territori russofoni e in particolare del Donbass, area di grande valenza storica e geopolitica ma soprattutto perchè molto ricca di risorse naturali, si capiscono i motivi per cui la guerra interessa principalmente questa regione e sembra non avere fine. Al fragore delle armi con una guerra nel cuore del vecchio continente si assiste tutt’oggi al silenzio assordante dei leader della UE che appiattiti ai dictat statunitensi non sono in grado di portare avanti proposte che possano far cessare il fuoco e dare inizio così ad una vera e concreta trattativa di pace, e di sicuro non sono le sanzioni economiche e l’invio ulteriore di armi a raffreddare il conflitto.

Si ode soltanto l’informazione distorta e la propanga faziosa del mondo occidentale, mentre la voce di Papa Francesco sembra perdersi nel deserto sconfinato dell’animo umano e nelle tenebre delle nostre coscienze. Riaffiorano così nelle nostre menti i fantasmi di un recente passato, di un passato che si sperava non dovesse più tornare. Sarà la grave crisi energetica legata al gas russo e le speculazioni che ruotano intorno ad esso, oltre le spese militari per l’impegno bellico in Ucraina a rendere manifesto che gli interessi dell’Europa spesso non collimano con quello del potente alleato USA. Di fronte a questo scenario ci si accorge che è proprio l’Europa della finanza e dell’euro a essere stata realizzata mentre quella dell’unificazione politica, anche se sono passati più di 70 anni, è ancora di là da venire.

Niente difesa comune, niente politiche fiscali comuni, niente leggi che regolano uniformemente l’attività giudiziaria, niente autonomia politica internazionale, con una subalternità totale all’amico a stelle e strisce. Svegliati Europa, liberati dalle decisioni dell’ingombrante alleato d’oltreoceano, prendi coscienza delle tue potenzialità, e avvia in maniera autonoma e unitaria una iniziativa reale che porti al cessate il fuoco e a una concreta trattativa di pace. Ora, o sarà troppo tardi.

Dott. Paolo Caruso

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