Nel primo caso si sottostà a una legge di natura, nel secondo caso a una norma dello stato che impone ai cittadini, in proporzione alle loro sostanze, di versare un contributo indispensabile per il funzionamento della macchina amministrativa e dei servizi.
Quindi esistono tasse dello stato, tasse regionali e tasse comunali.
Ma quando quest’ultime diventano onerose e indiscriminate, aumentando notevolmente nell’arco di un anno la loro entità e sottoponendo i cittadini a un vero e proprio salasso, allora rispettare questo dovere civico diventa davvero fastidioso e accresce a dismisura il malumore generale della gente, specie allorché non se ne capiscono le ragioni e gli scopi specifici, anzi sapendo che Ragusa non è affatto un comune in dissesto finanziario e che addirittura introita ogni anno diversi milioni di royalities.
E’ questo il clima che si respira in questi giorni a Ragusa: il saldo della Tari, comunicato in bolletta da poco ai ragusani, è stato una mazzata per tutti, generando un diffuso malcontento che si accresce di giorno in giorno e fra la gente ci si interroga, ci si chiede come mai, si vorrebbe saperne di più, magari si inveisce contro i governanti, ma alla fine non c’è una risposta soddisfacente se non quella che evidentemente questi introiti “accresciuti” servono per coprire delle spese anch’esse “lievitate”.
Ovviamente i consiglieri di opposizione hanno subito protestato contro queste scelte sgradite in materia di tributi, in particolare il consigliere del Pd Mario D’Asta, sempre attento alle esigenze dei cittadini, specie di quelli a cui non tornano i conti o che hanno effettuato la differenziata con un sistema alquanto farraginoso pur di usufruire di uno sconto.
E’ risaputo che da qualche anno viviamo un momento di crisi che ha investito tutti i settori dell’economia e che molte persone non hanno lavoro o sono impegnate saltuariamente, mentre numerose famiglie faticano ad andare avanti e ad affrontare le spese necessarie per vivere.
In questa situazione non facile un aumento dei tributi così pesante risulta difficile da sostenere, anche con la paura che nei prossimi anni l’incremento dei costi possa salire, nonostante il servizio non sia poi migliorato quasi per nulla e sia mancata un’azione adeguata alle promesse fatte.
La gara per la nuova gestione dei rifiuti è stata aggiudicata e ci sia avvia a una riorganizzazione del servizio che non è affatto semplice, le spese correnti salgono e trovare un equilibrio di bilancio rappresenta una faccenda molto complicata ma, riguardo a questo specifico problema, purtroppo emergono le carenze amministrative di una giunta che ha perso tre anni e mezzo per aggiudicare un servizio strategico come quello in questione.
“L’amministrazione, sempre sulle tasse, invece di trovare soluzioni per venire incontro ai bisogni dei cittadini, – afferma convinto Mario D’Asta – trova più comodo e facile aumentare le tasse, risparmiando poco e mantenendo alto il livello delle spese, con assunzioni di nuovo personale, esperti e consulenti che costano parecchio alla comunità, venendo meno ad uno dei principi di base del loro movimento: sobrietà nella gestione dei costi della politica e della burocrazia”.
Di certo, l’amministrazione pentastellata, dopo aver cavalcato l’onda dell’indignazione popolare contro le incapacità dei politici e le azioni poco felici del passato, continuando di questo passo, non farà che aumentare la delusione e la sfiducia dei cittadini speranzosi in una gestione più giusta ed equa e più vicina alle esigenze della loro vita quotidiana.
Non è facile governare, questo appare comprensibile, è più facile fare scelte poco piacevoli pur di far quadrare i conti, ma a rimetterci è sempre la gente che diventa ogni giorno ancora più incattivita e incapace di immaginare che in futuro possa mai realizzarsi nella loro città una gestione amministrativa oculata e sensibile.
Ma bisogna continuare a sperare che questo un giorno possa accadere, in fondo ci vuole rigore e buona volontà, ci vuole amore per la propria città e per la propria gente.
Forse è un’utopia, ma vale la pena di crederci.
Angela Di Salvo

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