RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
Partiti da Ragusa Domenica 17 maggio il nostro gruppo accompagnato e guidato da don Andrea La Terra, parroco della comunità di San Giuseppe Artigiano, si è riunito l’indomani a Roma con gli altri gruppi provenienti da altre zone d’Italia, con i quali ha intrapreso un pellegrinaggio verso Fátima e Santiago di Compostela, luoghi di fede, preghiera e rinnovamento spirituale.
Nell’aereoporto romano, punto di partenza del nostro percorso, ci siamo uniti con altri pellegrini provenienti da diverse regioni dell’Italia meridionale. Da subito si è creata una spontanea sintonia con tutti, tale da sentirci parte di un unico gruppo, unito dal desiderio di vivere un’esperienza profonda e autentica.
Prima di imbarcarci sul volo per Lisbona, abbiamo dato ufficialmente inizio al nostro pellegrinaggio con un momento di preghiera nella cappella dell’aeroporto. In quel breve ma intenso raccoglimento abbiamo affidato il nostro cammino al Signore e alla Vergine Maria, chiedendo che quei giorni potessero accrescere la nostra fede e aprire il nostro cuore.
A Lisbona ci attendevano la nostra guida Paolo e l’autista Antonio, pronti ad accompagnarci verso il centro storico della città per una bella e piacevole visita, resa particolarmente suggestiva dalle fioriture viola delle jacarande, pianta simbolo di Lisbona. Successivamente, nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore abbiamo celebrato l’Eucaristia, presentando a Dio le nostre intenzioni e ponendo il pellegrinaggio sotto la protezione di Sant’Antonio di Padova, santo particolarmente amato nella sua terra d’origine, il Portogallo.
In serata siamo giunti a Fatima, raggiungendo così la prima grande meta del nostro cammino.
La giornata successiva è iniziata con la Santa Messa presso la Cappellina delle Apparizioni. Lì è stato impossibile trattenere la commozione: quel luogo custodisce una bellezza silenziosa, delicata e luminosa; una luce che accarezza l’anima e una pace che avvolge il cuore.
Dopo la celebrazione abbiamo percorso la Via Crucis, completamente immersi nella natura. Il sentiero, circondato dal verde, appariva come un abbraccio del Creato. Era istintivo lodare Dio per tanta meraviglia: il cinguettio degli uccelli, il fruscio del vento, i colori degli alberi e dei fiori. Tutto ciò che ci circondava sembrava pregare insieme a noi.
Ci siamo poi diretti verso i luoghi delle apparizioni, sostando in preghiera in ciascuno di essi. A ogni tappa si alternavano silenzi, riflessioni, emozioni: i nostri piedi erano sulla terra, i nostri cuori in cielo.
Nel pomeriggio abbiamo visitato la Basilica di Nostra Signora del Rosario e pregato presso le tombe dei pastorelli, chiedendo di imparare anche noi quell’umiltà e quella semplicità che hanno illuminato la loro storia. Subito dopo, ci siamo spostati alla Basilica della Santissima Trinità e poi alla Cappella del Santissimo Sacramento, dove è presente l’adorazione eucaristica perpetua. Lì abbiamo affidato al Signore la gratitudine per la giornata vissuta, lasciando che il silenzio e la preghiera ne custodissero il dono.
Giunti a Fatima, abbiamo visitato il Museo, in cui sono conservati numerosi ex voto per grazie ricevute: oggetti semplici o preziosi che raccontano storie di fede e di speranza, testimonianza della profonda devozione a Maria. Tra i tesori più significativi abbiamo potuto ammirare la corona della Madonna di Fátima, nella quale è incastonato il proiettile che colpì San Giovanni Paolo II durante l’attentato del 13 maggio 1981.
In questo clima di profonda spiritualità, è fiorito in molti di noi il desiderio di accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, occasione per lasciarci avvolgere ancora di più dalla misericordia e dalla grazia di Dio e di sostare a lungo davanti a Gesù Eucaristia, così da potergli affidare il cammino che ancora ci attendeva.
La giornata e la nostra permanenza a Fatima si sono concluse con la fiaccolata mariana. È stato davvero emozionante vedere come la fede possa unire popoli, lingue e culture diverse in un unico canto rivolto alla Vergine Maria, ricordandoci che, nonostante le diversità, siamo tutti figli dello stesso Amore.
A metà del nostro pellegrinaggio ci siamo messi in cammino verso Santiago di Compostela, seconda e ultima grande meta del nostro itinerario. Prima di raggiungerla ci siamo fermati a Coimbra, dove abbiamo celebrato l’Eucaristia presso il Carmelo di Santa Teresa, luogo in cui il Signore ha chiamato suor Lucia a trascorrere la sua vita. Nel tardo pomeriggio siamo poi arrivati a Braga, al santuario di Bom Jesus. Qui ci ha accolti la bellezza della vegetazione che avvolge il santuario, l’imponenza di quest’ultimo e il panorama mozzafiato che si apriva davanti ai nostri occhi.
Recitare la Compieta davanti a quella vista è stato semplicemente incantevole: un ulteriore motivo per lodare Dio, che continua a farsi incontrare nella bellezza, nel silenzio e nella gratitudine del cuore.
Venerdì, a mezzogiorno, siamo giunti a Santiago di Compostela. Dopo il pranzo abbiamo visitato il centro storico della città, immergendoci nella sua ricchissima storia. Siamo poi arrivati nella piazza della Cattedrale, cuore pulsante e punto di arrivo del Cammino di Santiago: un posto carico di emozione e significato, dove si percepisce il compimento di un viaggio non solo fisico, ma anche interiore.
Non lascia indifferenti vedere tanti giovani e meno giovani fermarsi in quella piazza, scattare fotografie con la Credenziale del Pellegrino tra le mani, segno concreto di un cammino vissuto, passo dopo passo, tra fatica, speranza e determinazione.
Entrati nella Cattedrale abbiamo vissuto il gesto dell’abbraccio a San Giacomo, un momento semplice ma veramente toccante, abbiamo continuato a esplorare la città, concedendoci alcuni momenti liberi per respirare l’atmosfera unica di questo luogo.
Il nostro ultimo giorno a Santiago di Compostela è iniziato percorrendo gli ultimi 6 km del Cammino, un tratto simbolico per vivere almeno in parte questa esperienza, ed abbiamo concluso la mattinata con la Messa del Pellegrino. Alcune parole dell’omelia mi hanno colpito particolarmente: il cammino non è solo movimento fisico, ma trasformazione interiore. Ogni vero cammino lascia un segno, cambia, plasma e apre a prospettive nuove e più profonde.
Nel pomeriggio poi, a Finisterre, davanti all’immensità dell’oceano, ciascuno di noi ha simbolicamente lasciato l’uomo vecchio per accogliere e cercare quello nuovo.
Il pellegrinaggio si è concluso a Porto, con una celebrazione durante la quale abbiamo rivolto un pensiero a tutte le persone che portiamo nel cuore, a coloro che ci hanno chiesto preghiere e ai nostri cari defunti. In quel momento abbiamo consegnato a Dio tutto ciò che abbiamo vissuto lungo il cammino, certi che nulla di ciò che gli affidiamo va perduto, ma tutto viene custodito nel Suo amore.
In attesa del volo per Roma, mi sono soffermata a parlare con alcuni pellegrini che mi hanno condiviso le loro emozioni. Qualcuno descriveva una pace profonda, come un dono inatteso. Altri raccontavano l’emozione intensa provata alla Cappellina delle Apparizioni. Una persona mi ha confidato di non aver mai proclamato la Parola di Dio e di aver trovato proprio in questo pellegrinaggio il coraggio di farlo, come se questa esperienza avesse aperto una possibilità nuova, molti, con le lacrime agli occhi, custodivano in silenzio tutto ciò che avevano vissuto.
Personalmente conserverò negli occhi, nel cuore e nella mente il ricordo di una esperienza intensa, gradevole e santa.
E sono certa che in quel momento ciascuno di noi stava sperimentando nel cuore le parole del Salmo: “Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi”.
Antonella Giada Pace
Piazza dell’Obradoiro e Cattedrale di Santiago
Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima
Santuario di Nostra Signora di Fatima




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