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Postato in data 27 Gennaio 2017 Da In News

INTEGRAZIONE E IMMIGRAZIONE: EFFETTI SULLA SOCIETÀ

Accoglienza può produrre integrazione? Immigrazione, accoglienza, integrazione: sono tre aspetti, tre frasi di un fenomeno che da sempre ha segnato l’uomo disperato, l’uomo sconfitto, l’uomo che nella sua terra non intravede più vie di sbocco, non immagina neppure un futuro, essendo addirittura improbabile e fatiscente il presente e viene spinto a lasciare affetti, radici, abitudini, l’aria che ha respirato da quando è nato, e va, “nudo”, con il cuore che gli scoppia dentro, in cerca di un briciolo di fortuna, per non vivere come morto e non morire pur continuando ad essere vivo.In quest’ottica la loro presenza può diventare un’opportunità, piuttosto che una minaccia; la loro identità culturale ed etnica, un patrimonio da conoscere, comprendere e valorizzare. Sono valori che dovrebbero spingerci quasi naturalmente a tendere la mano ai nostri simili, a considerarli fratelli, sia pure nell’inevitabile stupefacente diversità.

Una volta l’emigrazione era il sogno del domani. Oggi, è l’incubo del giorno dopo. Rappresenta una sfida non solo per il nostro Paese, ma per tutta l’Europa.

Si tende a parlare di immigrati solamente quando accadono gravi fatti che attentano all’ordine pubblica; si parla di immigrati collegandoli alla criminalità organizzata, si parla insomma di immigrati come un “problema”.

Ed è per questo che il fenomeno dell’immigrazione viene trattato come un “problema”. “Un passo, un nuovo Stato, un’altra terra, una cultura estranea, un mondo ignoto, un’altra lingua e tanta voglia di tornare a quelle radici da cui forzatamente e necessariamente mi allontano”.

Forse questi o tanti altri pensieri affollano la mente di un immigrato. Difficile ricostruire quell’emozioni che mai si sono provate, difficile immaginare di essere un “esule”. Forse disagio, disagio, nient’altro che disagio prova chi si trova ad affrontare questo difficile passo, o peggio solitudine.

Ecco che l’immigrazione diviene necessità di integrazione, ecco che il problema del singolo diviene problema della collettività. Non dimentichiamo che integrazione è anche sinonimo di istruzione.

Molti, infatti, sono gli ostacoli che l’immigrato si trova ad affrontare, primo tra tutti quello della lingua. L’impatto con la lingua e la conoscenza del Paese di permanenza viene ulteriormente reso difficile dalla presenza di dialetti locali, di uso comune fra colleghi, amici e parenti, che non consentono allo straniero rapporti o comunque gli procurano un rallentamento in virtù anche di una scarsa cultura di accoglienza.

Da qui la necessità di promuovere un programma di accoglienza dell’immigrato, mirato  a fornirgli un bagaglio linguistico sufficiente, almeno, ad un suo facile inserimento nel tessuto sociale e lavorativo.

Non bisogna, però, nemmeno trascurare la necessità di fornire all’immigrato una coscienza civile, basata sulla consapevolezza dei propri diritti e sul rispetto dei propri doveri.

Tutto ciò è finalizzato all’abbattimento delle discriminazioni da parte dello stesso mercato del lavoro e dei servizi che, non riconoscendo titoli di studio o qualifiche conseguite in patria, impiegano una manodopera di basso profilo o costringono persone altamente specializzate a svolgere mansioni umili e degradanti.

Ecco che il processo integrativo diviene lotta contro quelle chiusure mentali di derivazione xenofoba, ecco che l’istruzione diviene, per l’immigrato, l’unica arma per difendersi da astrusi preconcetti. Mai come oggi la “paura dello straniero”, la sfiducia nelle sue capacità, quell’assurdo considerarlo come “diverso”, solo perché appartenente a modelli etici e culturali differenti, diviene un concetto normale nel vivere quotidiano.

E non ci devono sorprendere le continue fughe dai centri di accoglienza siciliani verso i paesi europei, la verità è che manca una sistema regionale di prima accoglienza.

L’Italia si conferma dunque un “paese non sicuro” per i richiedenti asilo. Va assicurata una gestione umana, in linea con gli standard europei della prima accoglienza.

Da tutto ciò possiamo concludere che l’immigrazione potrebbe essere una risorsa, considerato che i migranti sono grandi lavoratori, ma si deve migliorare la gestione e l’integrazione, allontanando dal Paese chi non viene qui per studiare o lavorare, ma solo per delinquere.

Simona Brugoletta

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