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Postato in data 30 Ottobre 2016 Da In Politica

REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE: PRO O CONTRO?

Il prossimo 4 dicembre gli italiani saranno chiamati alle urne, per esprimere il proprio voto sulla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi. I cittadini dovranno decidere con un SI o con un NO se approvare le modifiche alla nostra Costituzione. La riforma è già stata approvata dal nostro Parlamento, ma potrà entrare in vigore solo se il referendum costituzionale avrà esito positivo.

Il risultato di questo tipo di consultazione sancirà il futuro della nostra carta costituzionale. La riforma è chiamata anche “legge Boschi”, dal nome della ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, che ha firmato la proposta di riforma insieme al presidente del consiglio.

La legge implica modifiche importanti all’assetto delle istituzioni e ora sarà sottoposta alla volontà popolare, su richiesta di cittadini e parlamentari. Nel referendum costituzionale (a differenza di quello abrogativo) non è previsto un quorum: la validità della consultazione, cioè, non dipende da quante persone voteranno.

Il risultato sarà valido qualunque sia la partecipazione al voto. Si tratta di un referendum confermativo, per cui il cittadino che vota “sì” vota a favore della riforma, mentre chi vota “no” si esprime in senso contrario ad essa. Vediamo ora di capire nel dettaglio in cosa potrebbe migliorare il sistema italiano e in cosa no.

I motivi del SI sono sostanzialmente 5:

  • Superamento del bicameralismo perfetto, ossia col sistema attuale, il nostro Parlamento è formato da Camera e Senato entrambe coi medesimi poteri di modifica delle leggi e sfiducia verso il governo. Invece, con il referendum il Senato subirebbe una vera e propria rivoluzione. Dagli attuali 315 eletti direttamente dai cittadini, si passerebbe a solo 100 rappresentati eletti in maniera indiretta, con funzioni molto limitate rispetto ad oggi. L’intento è quello di trasformare il Senato in una “Camera delle Regioni” e cercare di velocizzare l’iter legislativo garantendo più poteri alla Camera dei Deputati.
  • Abolizione degli organi costituzionali superflui, come il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) che si occupa delle leggi sull’economia e sul lavoro e che nella storia italiana non ha mai inciso in maniera rilevante nell’iter legislativo. La sua abolizione permetterà di risparmiare diversi milioni all’anno. Verranno abolite del tutto anche le Province e le loro funzioni saranno spartite fra Comuni e Città Metropolitane.
  • Leggi di iniziativa popolare e partecipazione, cioè per presentare un decreto legislativo di iniziativa popolare in Parlamento erano necessarie 50.000 firme ,ora ne servono 150.000 e viene anche introdotto un nuovo tipo di referendum, detto “propositivo” o “di indirizzo” che permetterà ai cittadini di richiedere al Parlamento di emanare una nuova legge su un particolare tema.
  • Riduzione dei parlamentari e taglio dei costi, ossia il Senato non sarà composto più da 315 senatori, ma da soli 100 membri tutti immuni : 74 verranno nominati all’interno dei vari Consigli Regionali con un metodo proporzionale in base alla popolazione e ai voti presi dai partiti, mentre 21 saranno scelti dagli stessi Consigli Regionali fra i sindaci della Regione. Ogni senatore ricoprirà la propria carica per tutta la durata del suo mandato amministrativo e non riceverà alcun compenso per la sua attività parlamentare. I 5 senatori rimanenti verranno nominati dal Presidente della Repubblica e rimarranno in carica per sette anni. La carica di Senatore a Vita rimarrà in vigore solo per gli ex-Presidenti della Repubblica e per coloro che già la ricoprono.
  • Stabilità di governo, il Senato non avrà più il potere di sfiduciare il governo in carica, ma questo potere rimarrà prerogativa della Camera dei Deputati.

Passiamo adesso ai motivi del NO che sono, invece,4:

  • Nuovo Senato, ossia la principale accusa che viene mossa al nuovo Senato riguarda le competenze che esso dovrebbe condividere con la Camera dei Deputati. Infatti, nella riforma sono specificati gli ambiti in cui le due Camere hanno di potere legislativo concorrenziale, ma non vengono indicati i criteri con cui riconoscere le leggi che rientrano in queste fattispecie. Ciò solleva diversi dubbi di competenza che deve condividere con la Camera dei Deputati e questo rischia di rallentare di molto l’iter legislativo entrando in netto contrasto con la riforma.
  • Governo “autocratico”, cioè il governo avrà la facoltà di richiedere al Parlamento una canale preferenziale per l’approvazione delle leggi ritenute necessarie per l’attuazione del proprio programma. La Camera avrà tempo 5 giorni per accogliere la richiesta e, se venisse accolta, 70 giorni per approvarla con massimo 15 giorni di rinvio. Tutto ciò vuole ovviare al forte sbilanciamento di potere verso l’esecutivo presente nella nostra Costituzione, che gli dà la possibilità di far velocemente approvare i propri disegni di legge senza un’adeguata discussione nella Camera.
  • Riforma Titolo V e caos competenze, che prevede la modifica dei rapporti tra Stato e Regioni. In particolare, vengono ridefinite diverse competenze prima esclusive delle Regione che, post-riforma, tornerebbero in mano allo Stato. In linea generale è previsto quindi un forte accentramento di potere nelle mani dello Stato. Scenario decisamente opposto rispetto alla situazione attuale.
  • Volontà politica, se al referendum dovesse vincere il No potrebbe cadere il governo Renzi, e quindi la conseguenza sarebbe una mozione di sfiducia al governo.

I referendum in Italia, da alcuni anni, non godono di buona fama. La tendenza è cercare di boicottarli in tutti i modi: con il silenzio, facendoli passare per inutili, non entrando in contraddittorio sulle tematiche sollevate, ricordando alla gente che non è un obbligo andare a votare e, conseguentemente, invitandola più o meno esplicitamente appunto a non andare a votare.

Eppure il referendum è forse il principale strumento di democrazia diretta, attraverso cui il corpo elettorale esprime direttamente la propria volontà su un tema specifico. E la decisione presa dal popolo sovrano vincola il legislatore al rispetto della stessa.

Molti italiani hanno ancora il dilemma su cosa votare e altri invece hanno già le idee chiare. Beh qualunque sia il voto scelto dall’elettore, l’importante è andare a votare, far sentire la nostra voce e scegliere il nostro destino.

Simona Brugoletta

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