Postato in data 3 maggio 2021 Da In Politica

IL SERVIZIO PUBBLICO RAI SOFFOCATO SEMPRE PIU’ DALLA MEDIOCRITA’ E DALLA PARTITOCRAZIA di Paolo Caruso

l caso Fedez mette il dito su una piaga del resto sempre aperta, sul modo di essere della RAI nel concepire e difendere la libertà delle idee e dell’informazione, e sui comportamenti censori operati sempre più frequentemente dalla governance del sistema televisivo pubblico. Purtroppo si scopre, grazie ad un artista molto popolare e anche ad un vero e proprio Harakiri di qualche amministratore RAI (registrazione telefonica della pratica censoria), che il re oggi come ieri è nudo, con un sistema pubblico di informazione privo di idee, sempre più lottizzato e gestito da una amministrazione estremamente mediocre.

Certo ora si leveranno gli strali, i partiti si lanceranno accuse reciproche alla ricerca dei colpevoli del tentativo di censura al discorso di Fedez sui diritti civili e sulla lotta alla omotransfobia, e si assisterà così all’ennesimo trionfo dell’ipocrisia. Intanto molte poltrone, da quella dell’amministratore delegato Fabrizio Salini a quelle dei direttori di rete e del cda, saranno rimesse in gioco dal solito sistema spartitorio dei partiti che avendo lottizzato da sempre l’organo di gestione della RAI non hanno mai fatto nulla per cambiare le regole e che il pretesto di quanto accaduto in questo primo maggio non servirà di certo ad un vero cambio di pensiero nella gestione della rete televisiva pubblica ma a rivisitare nuovi equilibri del dopo, nuovi posizionamenti, ora che la partita delle nomine è già iniziata.

Un compito a dir poco vergognoso quello del controllo RAI da parte dei nominati della politica, sia destrorsi che sinistrorsi, che come in un’opera dei pupi si muovono grazie ai fili che li legano ai loro referenti politici, e arroccati nel “palazzo” di viale Mazzini hanno il compito esclusivo di guardiani del potere. La parola censura ricorre subdola e frequente all’interno della RAI tesa a interrompere tante brillanti carriere per limitare la libertà di informazione e di espressione nel nostro Paese. Quanti personaggi dello spettacolo (Beppe Grillo, Paolo Rossi, Sabrina Guzzanti ecc.) e del giornalismo (Enzo Biagi e tanti altri) sono caduti sotto la mannaia di una vile epurazione, di una ingiusta cacciata da questo abbagliante palazzo dei veleni, crocevia di incontri e scontri del malcostume politico.

Lo scorso mese di novembre si è arrivati addirittura ad una esclusione eccellente dalla trasmissione “Titolo 5”, promossa dalla seconda rete del servizio pubblico radiotelevisivo, quella del senatore della repubblica Nicola Morra, presidente della commissione antimafia; un servizio che ha preferito censurarlo non tanto per l’infelice frase sulla Santarelli ma per quello che avrebbe potuto dire sulla scandolosa gestione della sanità calabrese e i rapporti stretti tra la politica, le istituzioni, e la ndrangheta.

Sulla vicenda Fedez anche Salvini scende in campo, per lui ogni occasione è buona per mostrarsi e per entrare in pieno agone elettorale, ma il comportamento ambiguo che lo contraddistingue, sia nell’azione di governo sia nella presa di posizione sull’intervento di Fedez al concerto del primo maggio sui contenuti censori della Rai e su alcuni diritti civili, prevale sui veri temi che sono venuti fuori, dalle accuse di censura operata dalla RAI all’ostruzionismo del Carroccio al disegno di legge Zan contro l’omotransfobia.

Le dichiarazioni di Fedez hanno lasciato segni importanti nel mondo dell’informazione; del resto l’informazione libera rappresenta l’anima vitale del pensiero democratico di una nazione, la spinta propulsiva della crescita civile di un popolo, ma in Italia spesso viene distorta a pura disinformazione e ridotta a semplice attività commerciale, strumento di manipolazione del libero pensiero e manovratore occulto di consensi politico elettorali. Una corretta e obiettiva informazione, libera da censure in antitesi con quella attuale offerta anche dal servizio pubblico televisivo, ricca di fake news e di verità distorte, sarebbe musica per le nostre orecchie, un miraggio lusinghiero per i nostri occhi, oltre che un viatico necessario per le nostre coscienze e per la democrazia.

Lo stesso sindacato dei giornalisti, Usigrai, denuncia che in RAI il sistema è la partitocrazia che tende sempre più ad occupare spazi nel servizio pubblico. Soltanto con una seria riforma dell’editoria non più gravata da conflitti di interessi e con una riforma che porti in tempi rapidi ad una gestione libera della RAI, fuori dai tentacoli dei partiti, si potrà dare spazio a quegli aneliti di libertà oggi tanto presenti nella società e realizzare concretamente senza false ipocrisie una vera e trasparente informazione al servizio dei cittadini, fondamento portante di una sana democrazia.

Dott. Paolo Caruso

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