Oggi la Radio compie 100 anni dalla prima trasmissione. Era il 6 ottobre 1924. Il pensiero è giusto che voli al nostro italianissimo Guglielmo Marconi, tra i più grandi inventori della Umanità. Cosa non ha significato la rivoluzione apportata dalla Radio? Si può solo affermare che con l’invenzione “marconiana” è iniziato un nuovo Evo. “Era della telegrafia” venuta ad accorciare le distanze. Il mondo cominciava ad essere il “villaggio globale”. Le distanze planetarie venivano a essere disintegrate e tutto si poteva sapere in tempo reale, come accadeva una volta dalla persona della porta accanto.
Quanta utilità oggi, da non potere sostenere un suo black out. Si fermerebbe la vita, inconcepibile fino a un tg fa. L’era della tecnologia telematica disarma quanti non vogliono arrendersi alla “novità”. Ormai ogni notizia del mondo è percepibile in tempo reale. La “radio” ci ha fatto compagnia, e mantiene ancora oggi tutto il suo fascino, un ruolo ancora intatto per raccontarci il mondo nella sua interezza. Ci è sempre stata vicina durante i nostri spostamenti, una vera discoteca mobile che si faceva apprezzare per la musica, per le sue canzoni, facendoci sognare e perché no anche innamorare.
Una nota romantica tra cose belle e anche tristi. Quante notizie sportive, quante radiocronache ascoltate con le radioline incollate alle orecchie per la partita del cuore. E poi la mai sopita speranza di un tredici al Totocalcio. Indescrivibile la nostra età, da un secolo a oggi, se raccontata senza la radio. Il controllo dell’informazione da parte della politica negli anni è stato sempre più capillare e asfissiante. Il prossimo centenario dell’ Istituto Luce la dice lunga sull’ importanza della manipolazione delle notizie dall’ epoca fascista alla democratura meloniana di oggi. Un vero scacco matto alla democrazia.
Dott. Paolo Caruso

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