DA OGGI COMINCIA LA PRESTIGIOSA COLLABORAZIONE CON IL NOSTRO GIORNALE DEL DR. ETTORE COSTA (EX- DIRETTORE GENERALE DELL’OMPA DI RAGUSA). LO RINGRAZIAMO DEL TEMPO CHE VORRA’ DEDICARCI CON LA CERTEZZA CHE I SUOI COMMENTI SARANNO APPREZZATI DAI NOSTRI LETTORI. ( Altri interventi saranno pubblicati alla fine dell’articolo)
L’attuale crisi del sistema Sanitario Nazionale parte da lontano ed il primo atto si è consumato con la legge costituzionale n.3 del 2001 che ha modificato i rapporti tra Stato e Regioni in senso federalistico, attribuendo nuovi poteri ed autonomia alle regioni, approfondento ulteriormente la frammentazione e la disomogeneità dei sevizi favorendo, manco a dirlo, le regioni più ricche del nord della penisola ( lombardia- Piemonte- Emilia Romagna ecc.). La Lega di Bossi era stata accontentata! pensando così, forse, di farla rientrare nell’alveo istituzionale.
Ma, ahinoi! Tale previsione non si è verificata, all’orizzonte si intravede un pericolo ancora più grande; il prossimo obiettivo è l’autonomia “fiscale”delle regioni e se ciò dovesse accadere, la forbice del divario economico-sociale, si allargherebbe ancora di più ed in maniera irreversibile. La Lega in tal senso sta agendo come la metafora di Dante in, La Divina Commedia: “…che mai non empie la bramosa voglia, e dopo il pasto ha più fame di pria”.
L’applicazione della modifica costituzionale, di fatto e di diritto, spazzò via l’unicità del SSN creato in maniera lungimirante, dalla legge 833 del 1978 ed oggi,invece, disponiamo di ben 20 servizi sanitari, tanti quante sono le regioni e con prestazioni diverse a seconda delle disponibilità economiche delle regioni, apprendo, in maniera irreversibile, alla privatizzazione del sistema sanitario. Peccato però che in tempi di epidemia (leggasi Covid.19) a prendersi cura dei cittadini, resta solo il servizio pubblico!
Con legge 13 maggio 1999 n. 133 si stabilì la soppressione, nell’arco temporale di tre anni, del Fondo Sanitario Nazionale, lasciando tale compito ed onere alle regioni di finanziare direttamente il servizio, con il gettito di due imposte, IVA ed IRAP , il gettito delle quali è enormemente più alto nelle regioni industrializzate del nord come specificato sopra (sic!)
Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad un continuo peregrinare di assessori alla sanità a Roma dove di fatto, venivano loro impartiti ordini e diKtat di rientrare nelle spese, tagliare posti letto, ivi compresi quelli di rianimazione, tagliare personale, bloccare concorsi, soppressione di piccoli ospedali perchè ritenuti inutili e costosi, cosa fra l’altro mai portata a termine per l’intervento dei politici e dei sindaci dei vari territori interessati, ma in concreto messi nelle condizioni di non funzionare al meglio ed in sicurezza per il mancato rinnovo ed integrazione del personale medico ed infermieristico, scarsità di attrezzature e comunque, nonostante tutto, continuano a restare aperti bruciando risorse preziose.
Un ospedale o si mette nelle condizioni di funzionare al meglio con i servizi essenziali così come era previsto dal Decreto Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n.128, o vanno chiusi. Questi ospedali sono tutti dotati di pronto soccorso!! Ma dietro tale servizio, importantissimo, c’è poco o quasi nulla con servizi carenti di tutto come: rianimazione, chirugia , cardiologia con UTIC e tutti dovrebbero essere attivi h24, di talchè, in presenza di problemi seri e complessi, si passa al traferimento con corse frenetiche e ricerche di posti letto negli ospedali vicini più attrezzati.
Potrei citare casi concreti di trasferimento di pazienti per esempio con arteria femorale rotta, in conseguenza di incidente stradale autonomo, tamponata dall’osso femorale fratturato, ma la perdita di tempo del primo pronto soccorso, non sufficientemente attrezzato ed il secondo trasferimento nel capo luogo di provincia, dotato di chirugia vascolare, risultò , purtroppo,tardivo per il giovane.
QUOTA CENTO
Per riformare la legge “FORNERO” , il governo Cinque Stelle-Lega, ha introdotto la così detta “quota cento”, vale a dire , acquisisce il diritto di andare in pensione chi, sommando età anagrafica ed anni di contributi versati, raggiunge il numero 100. In base a tale norma e su specifica richiesta dei soggetti interessati,vanno, o sono già andati in pensione, i nati tra il 1952/1953 e 1954/1957.
Il sindacato dei medici ANAAO ASSOMED aveva già lanciato l’allarme sanità in conseguenza dell’applicazione di tale normativa, in quanto era facilmente prevedibile un esodo di massa di ben 25.000,00 medici!, senza possibilità di rimpiazzarli, almeno nel breve e medio termine. Non si sono avviati in tempo utile, i concorsi per colmare i vuoti di organico, le scuole di specializzazioni, sempre a numero chiuso, da oltre venti anni, già non fornivano e non forniscono, al servizio sanitario il numero di specialisti ( soprattutto in rianimazione) di cui hanno bisogno tutti gli ospedali d’Italia in un periodo di normalità, figuriamoci dopo un esodo di massa ed oggi, con la pandemia in corso.
Le università ignorano le esigenze formative del personale ed i Ministri della Salute e Pubblica Istruzione, non dialogano fra di loro, non concordano gli specialisti da formare, anzi, si ignorano ed il numero di specialisti formati ogni anno copre appena il 30% delle effetive esigenze, e quota cento cosa fa? Li manda in pensione a 57-60 di età quando hanno raggiunto il massimo della professionalità e li mandiamo, magari a lavorare nel privato come liberi professionisti, contro il S.S.N., Complimenti Salvini!! Tale problema oggi, con l’epidemia Covid 19, si è ingigantito come una bolla di sapone, fino ad esplodere e si cerca di tamponare con l’assunzione di medici rianimatori ancora non specializzati con problemi medico-legali di non poco conto sotto il profilo delle responsabilità.
Oggi stiamo scoprendo che i costi della sanità, non sono un costo ma un investimento, perchè quando la classe produttiva si ammala ed è costretta restare a casa in lockdown, l’economia crolla e tutto l’apparato produttivo va in tilt e si rischia un disastro che va a travolgere in peggio, tutte le famiglie in maniera irreversibile. Il personale infermieristico non sta meglio, si calcola è notizia di oggi, che all’appello mancano circa 50.000 infermieri. Il personale lavora sotto stress continuo 24 ore su 24! ed in queste condizioni,è anche molto facile commettere errori a danno degli ammalati e contro se stessi, in termine di sicurezza. Non si può continuare a fare politica clientelare con la sanità!!
Cav. Dr. Ettore Costa
I LETTORI INTERVENGONO:
Concordo, ma mentre al nord , già nel lontano entravano in funzione le USL con relativo accorpamento o chiusura di tanti ospedali di paeselli , qui da noi , i politici locali, si incatenavamo ai cancelli per difendere fantomatici interessi locali . Nella nostra provincia la contemporanea presenza di ben sette ospedali, con tanti primariati e una massa di amministrativi , ha rallentato una ideale distribuzione dei presidi ospedalieri e una inutile polverizzazione e spreco di persone a scapito del servizio ai cittadini. 🖐

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