Andrea Pucci rinuncia a Sanremo dopo le polemiche che hanno accompagnato l’annuncio di Carlo Conti sulla presenza del comico milanese come co-conduttore della terza serata del Festival.
Il cabarettista lamenta di aver ricevuto “minacce” e “insulti” denunciando “un’onda mediatica negativa” che altera il patto “fondamentale” con il pubblico. “Il termine fascista non dovrebbe più esistere”, sostiene.
Poi respinge le accuse di omofobia arrivate dal centrosinistra, in particolare dai parlamentari del Pd, e da alcuni personaggi dello spettacolo come Selvaggia Lucarelli. “Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno“, rimarca il comico.
“Stop alla censura”, è il filo su cui corre la solidarietà al comico espressa da tutto il centrodestra, a partire dalla premier Giorgia Meloni che parla di una “spaventosa deriva illiberale della sinistra“. Pucci riceve pure la telefonata di Ignazio La Russa. “Capisco la sua decisione, presa da persona perbene qual è, ma il mio auspicio è che possa tornare sui suoi passi. Ho sempre sostenuto che la satira non possa e non debba essere censurata”, afferma il presidente del Senato. “Il governo si occupi delle emergenze del Paese“, ribattono le opposizioni.
Dall’Ariston al Parlamento fino a Palazzo Chigi. Il passo è breve. La vicenda si trasforma in un caso politico. E in una contesa tra il centrodestra e i partiti che non sostengono l’esecutivo con al centro i confini, il ruolo della satira e il compito del servizio pubblico.
REDAZIONE
FONTE- AGI- Stefano Benfenati

scarica PDF










