Nella Giornata internazionale del donatore di sangue, Interris.it ha intervistato il neopresidente dell’Associazione volontari italiani del sangue (Avis) Oscar Bianchi
La solidarietà scorre ancora nelle vene della società, ma in un mondo sempre meno attento ai bisogni altrui e dove il cambiamento procede a gran velocità, il volontariato deve affinare le proprie competenze e specializzarsi per garantire il suo contributo al sistema-Paese e a chi è in condizioni di necessità. Un segnale positivo sono i dati in crescita delle donazioni di sangue ed emocomponenti e di plasma, la parte liquida del sangue necessaria per la produzione di alcuni medicinali ma non solo. Il neopresidente dell’Associazione italiana volontari del sangue (Avis) Oscar Bianchi ha parlato con Interris.it dell’importanza delle donazioni di sangue e di come la cultura del dono si adegua ai tempi, in occasione della Giornata internazionale del donatore di sangue, istituita nel 2004 dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Autosufficienza
I dati presentati da Ministero della Salute, Centro nazionale sangue e le principali associazioni, riferiti al 2024, registrano una crescita dell’1,1% delle donazioni di sangue ed emocomponenti rispetto all’anno precedente. Oltre 3 milioni, grazie al gesto di 1,67 milioni di donatori, che hanno permesso di coprire interamente il fabbisogno per le trasfusioni di globuli rossi. Queste ultime sono state 2,3 milioni, a beneficio di 640mila pazienti.
Raccolta record
Va quasi tutto bene anche nella raccolta del plasma, fondamentale per produrre farmaci utili a curare patologie ed esigenze cliniche quali, emofilia, malattie epatiche, trapianti, per citarne alcuni. Le oltre novecento tonnellate raggiunte l’anno scorso (+3% sul 2023) sono infatti un record per il nostro Paese, ma le donazioni non permettono ancora di garantire l’autosufficienza. I dati preliminari del 2025 sembrano confermare il trend positivo.
Nuovi donatori
La platea dei donatori si allarga con l’ingresso di altri giovani e donne. Sono stati infatti il 5% in più quelli tra i 18 e 25 anni, oltre 75mila, mentre le nuove donatrici sono state 127mila (+1%). Per coinvolgere più il pubblico giovanile, Avis rafforza la sua presenza sui social network, registrando su Instagram una crescita del 397,8% della copertura dei post rispetto all’anno precedente e oltre 1,2 milioni gli utenti unici raggiunti e su Tik Tok 1,7 milioni di utenti e 2,4 milioni di visualizzazioni dei contenuti.
L’intervista
Presidente, è fresco di nomina. Quali sono i suoi compiti?
“Da statuto, coordinare l’intera rete di Avis, che è la più grande associazione di volontariato italiana e raccoglie 1,2 milioni di persone, l’80% dei donatori italiani, e garantire un’organizzazione molto complessa, radicata sul territorio. E’ un ruolo di responsabilità, sensibilità e attenzione all’altro, i tanti malati che necessitano di una sacca di sangue o di un medicinale plasmaderivato, in un mondo in cui il volontariato è sempre più in crisi e le persone si interessano sempre meno degli altri”.
E quali obiettivi si pone?
“Far fare all’associazione il salto di qualità, con un volontariato specializzato e competente a garanzia del sistema Paese, ed essere al servizio dei territori, in ascolto alle Avis di base e dando risposte che facciano aumentare i donatori”.
Perché è importante donare il sangue?
“Diamo un po’ per scontata la raccolta di sangue rispetto ad altre cose, ma basti pensare che, per prassi, nessun intervento chirurgico può essere fatto senza averne a disposizione una sacca. Il nostro Paese soddisfa il fabbisogno di sangue, ma quest’autosufficienza è un traguardo da raggiungere ogni giorno, mentre per il plasma il discorso è un po’ diverso. Lo Stato deve acquistare sul mercato quel 20% che manca per l’autosufficienza, ma noi siamo contrari a qualsiasi tipo di ‘mercificazione’ per cui ci impegniamo per coprire totalmente il fabbisogno il prima possibile”.
Cosa vuol dire essere un donatore?
“Il donatore è un cittadino normale che si prende un po’ più cura degli altri. La donazione dura un quarto d’ora ma appaga cento volte tanto, è gratificante e ti fa sentire parte di una grande famiglia, indispensabile per qualcun altro. Per me essere donatore significa restituire quello che nella mia vita ho ricevuto. Le sacche di sangue hanno salvato mia figlia e da quel momento l’intera famiglia ha messo in primo piano gli altri, in ogni azione e in ogni gesto”.
E come si diventa donatore?
“I parametri per diventare donatore sono la maggior età, la comprensione della lingua italiana, un peso superiore ai cinquanta chili e uno stile di vita sano secondo una valutazione medica. Quando un donatore viene in Avis è sottoposto a visite mediche ed esami”.
Il ricambio generazionale è importante per garantire questi risultati. Come arrivate ai giovani?
“Ogni anno il 10% dei donatori dell’Avis esce dall’associazione per motivi di salute, raggiunti limiti di età o trasferimenti, ma la nostra forza è la capacità di crescere, recuperando donatori e donatrici e raggiugendone nuovi. L’intera popolazione avisina è valore inestimabile, Avis è uno stile di vita. Siamo su tutti i social network cercando di essere sempre ‘sul pezzo’, abbiamo una nostra radio rivolta al pubblico giovane e li raggiungiamo anche attraverso i loro coetanei. Facciamo sì che si sentano parte di qualcosa e che siano propositivi”.
Accennava a un mondo del volontariato in crisi, qual è lo “stato di salute” del volontariato in Italia?
“Gode ancora di buona salute ma inizia a soffrire per esempio le attività di rendicontazione che il decreto legislativo 117/2017 prevede per gli enti del Terzo settore. Va certamente fatta, ma ci vorrebbe una minore rigidità per non imbrigliare i volontari che devono interpretare per primi i bisogni dei cittadini”.
Come evolve questo gesto?
“Se il mondo cambia, dobbiamo accompagnare il cambiamento. Servono competenze informatiche, come l’intelligenza artificiale per liberare le risorse umane da alcune mansioni così come la tele-visita o il tele-consulto per coprire il buco che si sta creando nel personale medico e infermieristico, sempre nel rispetto della sicurezza e della privacy. Servono anche competenze comunicative per raggiungere i più giovani e venire incontro alle esigenze dei donatori, garantendo un servizio efficiente, per esempio dando la possibilità di prenotare la donazione. Questo cambiamento necessita di nuove competenze o dell’affinamento di quelle che si possiedono”.

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