a carnemolla

Postato in data 12 Marzo 2017 Da In Spettacoli

ANTONIO CARNEMOLLA, UN GRANDE ARTISTA DELLA NOSTRA TERRA

Riporto un’intervista che mi ha gentilmente rilasciato Antonio Carnemolla, artista nel profondo del cuore, che con il suo sguardo acuto e ironico sa guardare alla realtà umana senza tralasciarne l’intimo travaglio ma riuscendo tuttavia a farne sempre sorridere.

Antonio ha collaborato con registi come Scimeca, Amelio e Tornatore e ha vinto, coi suoi cortometraggi, diversi premi. L’ambientazione è spesso la strada, coi suoi riflessi di luci e ombre, e i paesaggi, soprattutto quello marittimo, cui Antonio è fortemente legato.

L’ho conosciuto da giovane e mi ha sempre colpito la tenacia del suo credere nella propria vocazione e continuare a lottare per poterne fare il senso della propria vita. Oggi, che ha abbinato al talento naturale studi professionali specifici e tanta tanta esperienza, sono davvero felice di come ha realizzato il suo sogno e gli auguro, con tutta la redazione de Lopinione, che possa ancora navigare nei mari aperti del sogno e della creatività alla scoperta degli anfratti più reconditi dell’animo umano.

Ai nostri lettori, che possano scoprire (se non lo conoscono ancora) e continuare a seguire questo artista che, dietro la leggerezza dello stile, parla con arguzia al cuore di ognuno e ne smaschera piccole grandi fragilità.

  • Carissimo, partiamo dagli inizi? Da dove questa tua passione? Un fatto tuo individuale o hai ereditato una propensione all’arte?

L’arte del circo e del cinema sono arrivate all’improvviso, di colpo, all’età di 17 anni. Da allora ho sempre fatto di tutto per trasformare i sogni in realtà. Ma non è stato semplice inizialmente far capire ai miei genitori che avevo scelto una strada “diversa”, che mi avrebbe permesso di campare facendo ridere la gente e raccontando storie. Inizialmente un padre e una madre possono pensare: “Ok è ancora un ragazzino, assecondiamo i suoi sogni, se non sogna adesso… quando?” ma ho insistito fino in fondo e un giorno quando hanno visto il mio primo spettacolo in pubblico hanno finalmente capito che l’arte è un dono e se ti prende dentro non puoi più scacciarla via.

 

  • Mi colpisce molto la conclusione del video “La scelta”. Quel “Che ci fai qua?” e la tua risposta: “Non lo so!”. Dà la sensazione di quelle scelte che facciamo senza saperle spiegare e che poi si rivelano le più azzeccate. A distanza di anni, daresti una risposta diversa o la tua scelta rimane ancora un’incognita?

Preciso che ciò che ha visto non è la fine del documentario ma la fine del trailer, fatto apposta per incuriosire lo spettatore a guardare il filmato per intero. Comunque sì, non sapevo perché ho scelto come città Padova, ho seguito il mio istinto. Quando sono arrivato in città avevo solamente l’indirizzo di qualcuno che mi poteva ospitare, una valigia e cinquanta euro. A Padova c’è Sant’Antonio e io mi chiamo Antonio e devo dire che mi ha portato fortuna. Oggi dirigo un festival da me ideato di circo contemporaneo e artisti di strada provenienti da ogni parte del mondo, accoglie più di 50mila spettatori. Per me è una grande soddisfazione: arrivato in una città dove non conoscevo nessuno, sono riuscito ad entrare nel cuore e nella simpatia dei padovani. Forse uno dei motivi principali è stato l’esibirmi costantemente ogni domenica per 10 anni nel centro della città. E poi le istituzioni avranno visto in me la passione e l’entusiasmo con cui coltivo il mio lavoro.

 

  • Antonio, ricordo che quando eri a scuola il tuo cuore, la tua mente erano sempre proiettati verso il mondo che oggi vivi… sembrava un sogno irrealizzabile e invece si è realizzato. Ho letto che sei riconosciuto dalla città di Padova fra le cose da fare in città almeno una volta nella vita. Vedo anche che i tuoi filmanti hanno tantissime visualizzazioni e altrettanti apprezzamenti. Che effetto ti fa questo? Quali ingredienti per arrivare a coronare un sogno?

“101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita come saltimbanco da non perdere”. Incredibile. È  stata una sorpresa, un giorno ricevo una telefonata da un’amica che mi dice: “Sei sulla guida di Padova!” e io “Cosa? Mi prendi in giro?”, lei: “No no sono seria vai in libreria”. È stato qualcosa di emozionante, pazzesco non so descrivere la felicità che avevo dentro quando mi sono visto descritto sulla guida come un’esperienza da non perdere visitando la città. Ancora oggi mi rende orgoglioso perché è un onore contribuire al bello di questa città che ho scelto per caso.

I filmati rappresentano quella parte di me che sente la necessità di raccontare attraverso le immagini un mondo che forse sta scomparendo. Lettera dal Sud e dal Nord sono state un’improvvisazione, mai studiate o pensate a tavolino. Vagavo per le vie di Punta Secca e Marina di Ragusa a fare riprese senza sapere poi, di cosa farmene delle immagini. Alla fine, durante la fase di montaggio ho deciso di presentare le riprese sottoforma di lettera e a chi? La prima cosa che si pensa è l’amore quindi a Silvia la mia ragazza veneta, che ogni anno scende in Sicilia per poco tempo, cosi ho deciso di scriverle una lettera in immagini per convincerla a prendersi una vacanza più lunga la prossima estate. Il successo è stato inaspettato. Sì ho avuto molte visualizzazioni e questo è stato magnifico vuol dire che lo spettatore si è sentito parte di quel video, coinvolto, emozionato, legato alla propria terra. Gli ingredienti per coronare un sogno sono la forza, l’entusiasmo… tanto entusiasmo, la passione e la determinazione, mai arrendersi. Penso sempre ad un detto che dice “In genere è l’ultima chiave del mazzo ad aprire la porta”.

  • Cosa sogna ancora questo gentleman juggler, come tu stesso ti definisci?

Di girare almeno due film e che il pubblico possa andare a vedere al cinema. Mi piacerebbe molto.

Ho già la sceneggiatura del primo film. Scrivere un film non è assolutamente facile ma con la collaborazione di uno sceneggiatore professionista che mi ha aiutato, siamo riusciti a scrivere una storia, in modo tale da avere un progetto chiaro e preciso da poter presentare ad un produttore. Presto inizierò a cercarlo a tutti i costi.

  • Antonio, leggo che sei giustamente molto deluso dai prodotti commerciali televisivi: la tua è una proposta di spettacolo che – come ho sentito in “Una lettera dal nord” – vuole far sorridere, dare gioia. Una tua missione, a quanto pare, a rendere un po’ più buono, più sorridente il mondo?

Sì, come ho detto prima, Lettera dal Sud e dal Nord sono dei video che sono riusciti a emozionare e divertire lo spettatore proprio per la loro leggerezza e sincerità. Infatti il mio primo film seguirà questo stile. “Una lettera dal Sud” diventerà un film da vedere al cinema.

  • Un’ultima domanda: le tue lettere spaziano fra il nord e il sud, ma mi colpisce che sottolinei spesso le analogie più che le differenze. E quando focalizzi le differenze, lo fai con la tua ironia dolcissima, come quando dici che anche al nord si chiacchiera nei bar, solo che lo si fa a bassa voce… Cosa vedi in questa popolazione che osservi così acutamente, oggi, in Italia? Quali le tendenze degli italiani viste da questo giullare che si intrufola fra la gente, che si guarda attorno e che riesce a raccontare in poche pennellate storie, generazioni, desideri e gusti?

Mi preoccupano le nuove generazioni. Sognano? Cosa pensano? Questa tecnologia cosa scatenerà? Ci sono bambini di 10 anni che hanno cellulari che possono collegarsi col mondo intero. Bisogna a mio parere stare attenti. I genitori devono cercare di guidare i propri figli con il buon senso. Sarò banale nel dire questo ma le piccole cose, un film, un bel libro, il teatro, la bella musica possono fare molto per sensibilizzare un giovane. La televisione è pericolosa, impoverisce il cervello, sono molto contrario ai talent show, illudono i giovani che è tutto facile, li riempiono di sogni fittizi. Parliamo di programmi studiati e costruiti per fare audience e l’artista perde il suo vero valore.  Ma è sempre e solo il mio parere. Qualche hanno fa la redazione di un programma mediaset mi aveva contattato per propormi ma ho rifiutato.

Sono felice e fortunato di quello che ho adesso, far ridere e divertite con sincerità e spontaneità il pubblico della strada. Niente e nessuno può dirmi come e cosa devo fare. La strada è il palcoscenico più antico del mondo  che esprime i sogni più belli del mondo .

Grazie! Tanti auguri per tutto!

Agata Pisana

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