Postato in data 16 Agosto 2019 Da In Spettacoli

LILLI, LA VIOLACIOCCA MAGICA di Paola Stella

 

C’era una volta un delizioso paesino di montagna, che in primavera e in estate profumava di violaciocca e si tingeva di rosa, di viola, di rosso e di bianco. Quasi ogni famiglia ne possedeva una. Ogni angolo, ogni balconcino, ogni cortiletto era abbellito da questa pianta, e in quei mesi della fioritura il paesino sembrava vestito a festa.

A Pietro, un bambino che viveva nel paesino, ne piaceva soprattutto una, quella violetta, che sua nonna teneva in giardino, dove spesso andava a giocare. Si era affezionato, chissà perché, a questa pianta e la considerava sua. Le aveva dato perfino un nome, Lilli. Quasi ogni giorno accarezzava le sue foglie vellutate, la innaffiava e le parlava teneramente. Non si accorse subito che Lilli a suo modo gli rispondeva, perché quando mai si era vista una pianta che capiva il significato delle parole?

Pietro era un bambino sensibile, molto intelligente e curioso, amava la natura in tutte le sue forme e non si fermava mai all’apparenza delle cose. Si era fatto mandare per posta un microscopio per guardare meglio le cose minuscole. Voleva scoprire tanti segreti, ad esempio perché le foglie di Lilli non erano lisce come quelle del gelsomino. Osservandole al microscopio si accorse infatti che avevano tanti peli piccolissimi. “Per questo sono così morbide!” Esclamò. Poi voleva scoprire perché le api preferivano i fiori di Lilli e non quelli di altri fiori del giardino. Lesse sull’enciclopedia che il nettare delle violaciocche è più nutriente degli altri e il miele viene più buono, e che vengono chiamate anche “fiori delle api”.

Un giorno, mentre Pietro trafficava per costruire un cannocchiale con un tubo di cartone, delle lenti e dei pezzi di specchio, e la sorellina più piccola, Manù, gli stava dietro per guardare quello che faceva, accadde una cosa strana: senza che ci fosse un alito di vento, gli steli di Lilli si piegarono in giù. Manù, che si trovava seduta vicino a Lilli, se ne accorse. “Pietro, guarda… Lilli sta male… si è piegata tutta… non riesce a stare dritta…!” Urlò Manù. Pietro posò subito gli specchi a terra e si avvicinò. “Lilli, che ti prende? Stai male?” chiese Pietro. E tutt’e due si accorsero che alcune foglie si chiusero. Pietro, allora accarezzò le foglie e continuò a fare domande: “Ti fa male qualcosa?” E le foglie si chiusero.

“Vuoi l’acqua?” E le foglie si aprirono. A furia di fare domande Pietro capì il linguaggio di Lilli: quando la risposta era sì le foglie si chiudevano, quando era no si aprivano. Mentre erano lì ad osservarla, videro una cosa nera che spuntava dalla terra e poi si nascondeva. “Allora è un parassita la causa? È qualcosa che sta attaccando le radici di Lilli!” Dobbiamo scavare e catturarlo” disse Pietro. Si procurò una paletta e incominciò a scavare delicatamente. Scava…e… scava… trovò delle specie di vermi scuri, più grossi che lunghi e con il corpo che presentava delle strozzature. Facevano un po’ impressione. Ad uno ad uno li acchiappò con una pinzetta, ma non volle ucciderli: si fece dare dalla nonna una scatola di latta, ci mise un po’ di terra, glieli poggiò, e li ricoprì con una reticella per non farli scappare. Osservandoli, nei giorni seguenti, si rese conto che stavano cambiando, si chiusero dentro specie di gomitoli che costruirono loro stessi. Sembrava che dormissero, ma invece si stavano trasformando in farfalle. Quei brutti vermi neri non erano altro che bruchi voraci di nettue (un tipo di farfalle) che si cibavano delle radici di Lilli. Scoprì, dopo, cercando nell’enciclopedia.

Pietro e Manù, quel fatidico giorno, tolsero Lilli da quella aiola, le lavarono le radici rimaste integre e la interrarono in un vaso con della terra buona.
“Lilli, stai bene adesso?” Chiese Pietro. Lilli chiuse le foglioline. Era un sì.
Questo fatto che Lilli rispondeva alle domande fu una cosa strepitosa, tanto strepitosa che nessuno ci avrebbe creduto, decisero quindi di tenersi solo per loro questo segreto.
Anche Manù provò a parlare con Lilli, ma a lei non rispondeva. “Pazienza! Vorrà dire che solo mio fratello ci può riuscire!” Pensò un po’ delusa, ma senza nessuna invidia, perché lei adorava suo fratello.
Quell’estate passò in fretta. Agli inizi dell’autunno i genitori di Pietro e Manù decisero di trasferirsi in una grande città per dare modo ai figli di proseguire gli studi più agevolmente. Certamente Pietro si dispiacque molto, anche perché aveva cominciato a studiare le api, aveva scoperto l’alveare vicino al giardino della nonna, ed era rimasto strabiliato dalla perfezione della forma esagonale delle cellette. Avrebbe voluto continuare la sua ricerca, ma soprattutto aveva messo a punto delle strategie per porre le domande a Lilli, in modo che la risposta potesse essere sempre sì o no e ottenere delle importanti informazioni riguardanti il suo mondo.
Dovette interrompere tutto, però pensò di portare con sé i semi di Lilli. La sua fioritura, ormai giunta al termine, aveva prodotto dei piccoli frutti con i semi.

Nella nuova città Pietro e Manù si trovarono bene. Certamente nei primi tempi si dovettero dare da fare per ambientarsi, trovare nuovi amici, frequentare una nuova scuola, ma andò tutto bene. Pietro si ricordò di interrare alcuni semi di Lilli, che germogliarono e diedero luogo a bellissime piantine con i fiori violetti, come Lilli. Gli altri semi li conservò in un cassetto, all’asciutto e al sicuro.

Gli anni passarono, Pietro e Manù crebbero, andarono all’Università, ebbero i loro fidanzati, si sposarono ed ebbero dei figli. Pietro diventò uno scienziato, scoprì tante cose nuove, ma per lui rimase un mistero il linguaggio di Lilli, di cui era l’unico privilegiato fruitore.
Manù aveva continuato ad essere legatissima al fratello, e d’altro canto anche Pietro ricambiava, confidando a lei per prima le sue scoperte e chiedendo il suo parere. Lilli, in tutti quegli anni, si era moltiplicata grazie a Pietro, che, nel suo balcone, la coltivava in diversi vasi ed era sempre rigogliosa.
Ad un tratto Pietro si ammalò, ed ebbe bisogno di tante cure. In quel periodo i suoi familiari, insieme naturalmente a Manù, gli stettero vicino. Non si potè fare nulla, però, e dopo un po’ di tempo si spense. Nonostante qualcuno dei suoi in quel periodo avesse innaffiato le violaciocche, queste morirono, ma sulle foglie trovarono delle strane goccioline. Erano lacrime?

Manù non riusciva a rassegnarsi alla perdita del suo amato fratello. Provò un dolore fortissimo, disperato, che niente riusciva a lenire.
Qualche tempo dopo uno dei figli di Pietro, cercando dei documenti del padre, trovò una busta con dei semini. “Semi per Manù di Lilli” c’era scritto. Si trattava dei semi di Lilli, la prima pianta della nonna, che avevano salvato insieme dai bruchi. Glieli portò.
Manù, appena li vide, si commosse, ma avvertì quasi un senso di consolazione al suo dolore. Interrò subito quei semi, ma naturalmente dovette aspettare alcune settimane per vederli germogliare, e alcuni mesi prima di vedere i fiori violetti.

Ora aveva un’altra Lilli, e per lei fu come avere in parte Pietro. Quando sbocciò la prima violaciocca, per la prima volta dopo tanto tempo, sentì una grande gioia nel suo animo, e incominciò a parlarle. ” Sono Manù! Mi riconosci?” le chiese. Con suo grande stupore Lilli le rispose, chiudendo le foglie. Manù aveva acquisito il “potere” di Pietro!
Ora suo fratello era dentro di lei.

Come d’incanto il suo dolore finalmente si trasformò in una calma rassegnazione. Pietro, in un certo senso, continuava a vivere in lei.
“Nessuno muore davvero se è stato amato da qualcuno. La vita vince sulla morte e si perpetua attraverso l’amore.” Pensò Manù.

P.S.

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