“Una giornata per rilanciare la considerazione, culturale e politica, nei confronti dei nonni”. E’ la Festa dei nonni, che si celebra il 2 ottobre, e il presidente dell’associazione Nonni 2.0 Giuseppe Zola parla con Interris.it del loro ruolo sociale e della loro funzione educativa. In Italia sono circa 12 milioni e oggi rappresentano un fattore essenziale del welfare nel nostro Paese perché, spesso in silenzio, danno una mano alle famiglie stando con i nipoti ma anche con aiuti economici. Non meno importante, e ben fissato nell’immaginario collettivo, è il patrimonio umano che trasmettono alle nuove generazioni nel tempo trascorso insieme, con pazienza e capacità di ascolto, fatto di valori, saperi, punti di vista frutto dell’esperienza.
L’intervista
Presidente, ci spiega perché i nonni sono importanti?
“La sola presenza fisica dei nonni ci ricorda che non siamo individui isolati ma veniamo da una storia e siamo inseriti nel mondo. In vista della prossima legge di bilancio l’associazione Nonni 2.0 propone di stabilire che le spese sostenute dai nonni per l’istruzione e le attività sport dei nipoti possano essere portate in detrazione. In un contesto come quello attuale è importante dare un rilievo anche istituzionale a questa presenza imprescindibile, forte ed estesa”.
Che rapporto si instaura tra nonni e nipoti?
“E’ emerso dai testi di un concorso scolastico che abbiamo indetto che i nipoti sono legati ai nonni da un affetto intelligente. Dall’altro lato, osserviamo come i nonni siano resi più felici e attivi dalla presenza dei nipoti. In età avanzata, anche per via della debolezza fisica, ci si può sentire meno utili, ma nel rapporto con i nipoti, i nonni si sentono rinascere. Questo legame arricchisce entrambi. Gli anziani, pure se fanno dei sacrifici, li fanno lieti e coscienti della loro funzione, anche educativa”.
Che intende con funzione educativa?
“Quando la nonna insegna una ricetta ai nipoti o il nonno gli racconta una esperienza, sono proposte educative che trasmettono solidi criteri di vita. Uno degli aspetti emersi dal concorso di cui ho parlato è che i giovani danno importanza alle storie dei grandi e gli sono molto grati per questo. Certamente devono tenere presente che i primi educatori sono i genitori e non possono oltrepassare i limiti, ma il loro essere un fattore educativo va valorizzato”.
Con l’allungamento della vita, la terza età diventa un tempo nuovo “da inventare”, come ha scritto mons. Vincenzo Paglia. Come si può fare?
“Si deve cambiare mentalità sulla terza età e sulle persone anziane. Non solo soggetti da assistere perché il 70% degli anziani è autosufficiente, non è che andando in pensione si finisce di vivere. Pensiamo al nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha più di ottant’anni. Le persone anziane in generale, e i nonni in particolare, si devono invitare a essere attivi nella società, nella parrocchia, con i nipoti, non devono essere relegati in casa. E’ utile anche dal punto di vista della prevenzione, più un nonno rimane attivo e meglio sta”.
C’è un problema: circa 40% over 75 vive da solo. Come evitare la marginalizzazione?
“Se il nonno è cosciente di essere ancora attivo non deve tirare i remi in barca. Il modo migliore per sconfiggere la solitudine è dirgli che ha ancora un compito nella vita. Come associazione ci accorgiamo che si stanno creando molte situazioni in cui le persone anziane restano sole e vogliamo dare stimoli di carattere sociali, culturali e politici sulla valorizzazione dei nonni. Stiamo cercando di realizzare delle situazioni in cui siano propri gli anziani e non lasciare soli gli altri anziani”.
REDAZIONE
Fonte Interris (Lorenzo Cipolla)

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