Postato in data 4 maggio 2021 Da In Fatti

LA FESTA DEL LAVORO? MEGLIO ABOLIRLA COMMENTA GIOVANNI DAMIGELLA

La Festa del Lavoro? Meglio abolirla. L’industriale del marmo Giovanni Leonardo Damigella denuncia le condizioni difficili delle aziende italiane che fanno crescere la disoccupazione

 

La Festa del Lavoro ? È assolutamente inutile in Italia, un paese dove si perdono costantemente dei posti di lavoro a causa delle scelte scellerate di chi ci governa. Parla l’imprenditore del marmo Giovanni Leonardo Damigella, alla guida di una delle aziende più rappresentative del settore. «Credo sarebbe meglio abolire la festa del Primo Maggio – afferma Damigella – Non festeggiamo più il lavoro, com’era in passato, ma la “morte del lavoro”. In Italia esso diminuisce sempre di più e la disoccupazione cresce.

La tassazione del lavoro è molto alta e molte aziende, ormai da anni, scelgono di spostare la loro produzione in altri Stati europei, dove gli oneri sono nettamente inferiori e le condizioni più vantaggiose. La burocrazia ed i mille ostacoli che essa frappone per l’attività delle aziende sono un altro gap difficile da superare».

Damigella utilizza un’immagine simbolica. «In un ippodromo dove corrono cavalli di razza, noi scendiamo in pista con un asino sovraccarico. Questa è la situazione delle aziende italiane. Soffrono per le condizioni che ci vengono imposte, per i mille lacci inutili che il Paese ci impone, per i vincoli e le inefficienze, per i ritardi nell’ammodernamento del paese: non ci sono le condizioni perché un’azienda possa crescere, produrre e stare sul mercato. Per questo il PIL in altri paesi cresce, in Italia no. Per questi motivi molte aziende scelgono di spostarsi altrove. È una situazione che constatiamo tutti giorno dopo giorno. Io ho scelto di rimanere in Italia e non andrò mai via. La mia azienda opera in Italia e continuerà a farlo. Ma per molti non è così».
Altro tema: la salvaguardia del lavoro e delle vite umane, in una parola: la sicurezza. «Nelle aziende vengono previsti corsi di formazione per la sicurezza sul lavoro che sono gestiti da enti di formazione esterni, ma si tratta di corsi poco utili. La formazione vera di un operaio avviene in azienda: ogni giovane apprendista viene affiancato da un operaio esperto. Solo questo gli permetterà di acquisire la professionalità e le competenze necessarie. La sicurezza viene garantita dalla formazione che viene impartita dall’azienda e non certo dai corsi di formazione.
I dati lo dimostrano: in Italia ci sono poco più di mille morti sul lavoro ogni anno. Di questi, circa il 30 per cento avvengono non sul luogo di lavoro, ma durante il trasferimento verso il luogo di lavoro. La maggior parte, poi si verificano in agricoltura o nel settore edile, in aziende piccole, con una struttura artigianale, o a conduzione familiare.
Il ribaltamento di un trattore, o un’imperizia su un’impalcatura causano talvolta delle tragedie. Nelle industrie, invece, tutto questo non avviene: gli infortuni o i morti sul lavoro nelle grandi industrie sono pochissimi e quasi sempre dovuti ad errore umano. Le industrie sono i luoghi più sicuri che esistano perché qui le regole di sicurezza sono applicate puntigliosamente. Quando si parla di Festa del Lavoro queste cose bisogna dirle con chiarezza».

Secondo Damigella, la vera emergenza non solo i morti sul lavoro, ma i morti a causa di incidenti domestici. «In Italia ci sono 8000 morti per incidenti domestici e circa 4 milioni di infortuni di vario tipo. È un numero assolutamente più alto rispetto a quelli che riguardano i luoghi di lavoro. Tra le mura di casa ci sono molti più rischi che fuori casa.  Anche qui, credo, sarebbe importante fare formazione. Forse i morti per altro tipo di incidente valgono meno dei morti sul lavoro? La Rai potrebbe utilizzare uno dei tanti suoi canali, anche non utilizzati, per illustrare tutta la casistica, per far vedere, anche tramite la riproduzione scenica affidata ad un cast di attori, tutto ciò che accade e può accadere tra le mura domestiche.
È necessario che si acquisisca consapevolezza del fenomeno perché ciascuno comprenda meglio sono i maggiori fattori di rischio: cadute, ferite, ingestione di corpi estranei, utilizzo o ingerimento di sostanze tossiche, ustioni da fuoco o da acqua bollente, scariche elettriche, caduta dalle scale. Purtroppo tutto questo incide in percentuale molto più alta rispetto ai rischi dei luoghi di lavoro e su questo non si fa nessuna formazione. La vera emergenza non sono i morti sul lavoro: poco più di mille morti di lavoro sono sempre troppi. Ma la vera emergenza sono gli incidenti domestici e su questo non si fa nulla».

DI REDAZIONE

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