luciano nicastro

Postato in data 17 marzo 2016 Da In CULTURA, Scuola

L’ANIMA E L’ORIZZONTE TERAPEUTICO DELL’UMANESIMO MEDICO DEL NOVECENTO SPAGNOLO…

Da tempo Nunzio Bombaci, acuto intellettuale e interessante storico della filosofia, si muove, come fine studioso e ricercatore attento e scrupoloso, attorno ai processi nodali ed emblematici che hanno accompagnato la nascita della contemporaneità come paradigma culturale ed esistenziale.

Ha cercato a più riprese di sondare in temi e problemi di autori solitari o crocevia del Novecento Europeo luci e proposte significative di rigore ermeneutico ed epistemologico, ma anche di tormentata e complessa statura metafisica e spirituale, alla ricerca delle radici metafisiche e spirituali della coscienza umanistica della postmodernità come categoria di disvelamento di un senso profondo della nuova antropologia post-totalitaria e post catastrofe dell’universo concentrazionario di negazione dell’umanità dell’umano, descritto in modo drammatico e icastico da Hannah Arendt con la enunciazione inaudita della “banalità del Male” in esseri mediocri e normali, appunto banali come Eichmann, esecutori , senza coscienza critica e spirituale n‚ alcuna ribellione morale n‚ indignazione di senso, di ordini burocratici e terribilmente disumani come lo sterminio programmato di milioni di ebrei (uomini, donne e bambini!).

Potremmo dire, parafrasando Michel Foucault, di Nascita della prigione “sorvegliare e punire”, annullare e spegnere l’umanità degli uomini nella condizione della più terribile malattia del corpo denutrito e della mente distrutta e svuotata di ogni minimo segno di appartenenza alla dignità e civiltà umana. Come è potuto accadere tutto questo? Quali le ragioni e la mente di medici arruolati per somministrare la morte e il supplizio dell’anima e del corpo, senza lo splendore eroico della punizione del malvagio ma il rito “banale e criminale” dello sterminio nei forni crematori o nelle camere a gas? Nunzio Bombaci porta avanti nelle sue ricerche e nei suoi libri una sorta di studio sistematico per ricomprendere il passato ed operare un ritorno morale e antropologico al futuro. Così egli ha portato alla luce pensatori e profeti, laici e cattolici, coperti dalla nebbia della dimenticanza, rimasti inesplorati, non adeguatamente conosciuti e scarsamente valorizzati e con questi sono stati epochizzati temi e problemi di spessore storico e teoretico fondamentale e decisivo.

Con il suo lavoro di scavo paziente e certosino, ha riportato alla luce della coscienza filosofica contemporanea e al naturale dibattito critico un pensiero carsico e sotterraneo di umanità negata e di progresso medico e umanistico impedito nella sua alta significanza antropologica e metafisica. Dopo i suoi cammini e sentieri su E.Mounier, su M. Buber, su Maria Zambrano, ora ha assunto come pensatore e scienziato post bellico il medico e filosofo galiziano e spagnolo Juan Rof Carballo per sondare, attraverso interrogativi nodali, l’animo e il senso prospettico della medicina dialogica e terapeutica, umanissima nell’impianto e nella funzione spirituale e sanitaria.

Nella sua ricerca ogni persona si riconnette e si ricollega con il sapere del suo mondo vitale e, come nel caso della sua “udimbre”, anche al suo mondo interiore, spirituale psichico e morale, cioè al mondo della emozionalità umana in tutte le sue forme psicanalitiche e pulsionali e nello stesso tempo delle motivazioni indotte dalla relazionalità di rapporto organico tra mente, corpo e apparato emozionale di intendere, reagire e volere con rabbia e dolore emozioni e dinamiche di bisogni di vita e di salute, di tranquillità dell’anima e del corpo, come nella mia “antropoanalisi” di Piero Balestro, discepolo italiano di L. Biswanger, e teorico di una grande voglia di Parlare l’Amore (San Paolo ediz.). Il tutto in un ideale e critico riposizionamento ideale e antropologico, filosofico e scientifico, del sentiero della quotidianità normale di sapere e realtà, di scienza e coscienza, di consapevolezza biografica e filosofica in una dimensione di antropologia organica, dei sensi e dello spirituale, un umanesimo integrale di merito e di scopo.

Si può considerare questo lavoro di Bombaci una introduzione semantica e tematica alla nascita della fenomenologia della coscienza contemporanea attraverso lo spettro visionale e strategico di medicina e antropologia, di scienza e fede, di salute e malattia, di coscienza ed essere, di tenerezza e felicità cioè di segni del malessere oscuro e i desideri del benessere desiderato. Tutto questo unitamente alla grande interrogazione: “ho bisogno di sapere perché‚ e che cosa devo fare nel mio animo, nel mio corpo e nella mia mente per essere e diventare medico e filosofo di me stesso”.

Si veda a riguardo di meditare le riflessioni di J.Rof Carballo sulla medicina antropologica e dialogica che tocca “l’intiera realtà personale dell’essere umano” nella sua condizione di paziente ammalato non solo nel corpo ma nella sua organica psicobiologia umana (pp. 208216 del libro, cf. N. Bombaci su J.R.Carvallo, Orthotes editrice, Napoli-Salerno 2015, pp.259.

Sottolinea Bombaci che in J.Rof Carvallo “l’ammalarsi è un evento della sua biografia ” e “l’uomo proietta la sua personalità, quando questa è ammalata [ ] sui suoi visceri, sul suo corpo” (p.217). In questo senso egli invoca un dialogo pieno, totale e permanente tra medico e paziente e diventa realmente e dialetticamente “esploratore dell’umanità dell’uomo visibile e invisibile” come mente e cuore dialogici che attendono un ulteriore e più pieno insighit, una più profonda rivelazione e metanoia: la coscienza più forte e più piena di s‚ nell’esperienza personalistica della sua prossimità costitutiva e altruistica-teleologica come nella indimenticata lezione di Martin Buber.

Luciano Nicastro
Sociologo e Filosofo

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