cognome madre

Postato in data 13 novembre 2016 Da In Diritti

COGNOME MATERNO AI FIGLI: LA CONSULTA DICE DI SI’

Ci pensa la Consulta a garantire i diritti delle donne e delle madri: con una sentenza destinata a passare alla storia.Per la prima volta si stabilisce che i figli non dovranno più avere obbligatoriamente il cognome del padre.

Con la volontà condivisa di entrambi i genitori, sarà possibile dare al figlio anche il cognome della madre, mandando in soffitta il retaggio culturale che proibiva alle donne di veder riconoscere un diritto già ampiamente diffuso nel resto del mondo.

Ad ora pare che in caso di mancato accordo verrà comunque mantenuto il nome del padre.

Infatti, l’ 8 Novembre 2016, la Corte Costituzionale si è finalmente espressa, accogliendo la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio.

Il verdetto segna una svolta, visto che risale a quasi 40 anni fa, la prima proposta in Parlamento per poter dare ai figli il cognome della madre.

Il caso è stato risollevato da un ricorso presentato da una coppia italo-brasiliana residente a Genova: padre e madre si sono visti respingere la richiesta che il figlio potesse avere entrambi i cognomi, come da anagrafe brasiliana.

I magistrati genovesi non avevano dubbi: quell’automatismo andava cancellato, perché in contrasto con una serie di precetti costituzionali, a cominciare dal diritto allidentità personale e dal principio di uguaglianza e di pari dignità dei genitori.

Si ritiene, dunque, illegittimo “l’automatica attribuzione” del cognome del padre, se i genitori intendono fare una scelta diversa.

Tuttavia, la battaglia sarebbe stata pienamente vinta se fosse stato previsto l’automatismo del doppio cognome e quindi l’attribuzione automatica del cognome paterno e materno alla nascita salvo diversa volontà dei genitori.

I giudici della Corte Costituzionale sono riusciti, comunque, a ottenere un risultato che dalla politica ancora non è arrivato.

E finalmente si inizia a applicare il principio fondamentale della parità di uomo e donna davanti alla legge sulla questione dei cognomi.

Come sono state cancellate d’ufficio le leggi razziali, avrebbero dovuto essere eliminate anche le discriminazioni nei confronti delle donne.

Invece nessuno ci ha mai pensato e sono rimasti ancora pienamente operativi alcuni retaggi della cultura patriarcale che dava ai padri ogni potere nei confronti dei figli.

Per cancellare questo retaggio è stata necessaria una battaglia in tribunale, quella politica è ancora tutta da combattere. Il cognome materno e, in generale, tutto quello che riguarda le donne e la parità dei loro diritti, non sono una priorità della politica e del Parlamento.

C’è uno zoccolo duro di potere maschile che ostacola da sempre l’avanzata delle donne. Ogni mezzo va bene.

Non dobbiamo scordare anche l’altra faccia della medaglia, cioè che molte donne sono contente dell’esito della consulta, ma quando riguarda il loro personale, spunta la forza della tradizione e della consuetudine.

Quindi nella pratica molte mamme seguiranno la tradizione paterna trincerandosi dietro frasi : ”Mio marito ci tiene, è sempre stato così”.

Analizzando la legge emergono effetti negativi, che questa può avere sulle coppie e di conseguenza sulle generazioni future; infatti il doppio cognome fa sì che il figlio assumerà i due cognomi in ordine alfabetico.

Quando il figlio a sua volta genererà un figlio, non potendo i cognomi moltiplicarsi a dismisura di generazione in generazione, avrà l’obbligo di decidere assieme alla moglie quale cognome scegliere fra i quattro, o confermarne due dei quattro, o in mancanza di accordo salvare i primi due in ordine alfabetico fra i quattro. Tutto ciò crea ovviamente tensioni familiari.

Dall’altro, invece, per gli oltre 10 mila italiani che vogliono anche il cognome della madre, il verdetto della Consulta mette fine al “ bim-bum- bam “ dei genitori  per decidere quale cognome porterà il figlio. Comunque resta una grande conquista.

È bello che restino i segni delle due famiglie di provenienza. Si tratta infatti di una scelta che non solo non va a ledere in alcun modo il bene autentico della famiglia, ma riconosce anche simbolicamente quella pari dignità genitoriale già radicata nelle dinamiche ordinarie della vita familiare e, prima ancora, nella verità biologica.

Oggi siamo di fronte ad una società che si muove più velocemente della politica.

I nuclei familiari in Italia sono sempre più spesso composti da figli unici, e in molti casi l’aggiunta del cognome della madre è l’unico modo per tramandare un patrimonio simbolico e affettivo che altrimenti andrebbe perduto.

Concludendo, c’è chi si dice favorevole, chi invece definisce la possibilità di dare ai propri figli il doppio cognome come una “stupidaggine.

Beh, il tempo darà le risposte dovute……

Simona Brugoletta

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