Postato in data 24 Luglio 2017 Da In Società

CHE LA TRUFFOCRAZIA NON VINCA!

Sono trascorsi diversi giorni da quando le cronache hanno riportato l‘ennesimo caso di immoralità professionale, dato che compiere un atto vergognoso per la categoria professionale cui si appartiene è offendere la categoria stessa. Offendere i tanti che lavorano onestamente e che il loro stipendio se lo sudano con sacrifici e fatiche.

Un “docente” (e mettiamo le virgolette per non offendere appunto la categoria professionale!) di Lodi si assentava da scuola e, spacciandosi per malato, si recava invece tranquillamente a Vibo Valentia dove svolgeva un’altra professione: quella di “avvocato” (ripeto la virgolettatura!). Le ore di assenza stimate in questi ultimi cinque anni? Ben 1500!

Al di là dei commenti ovvi che tale questione solleva, mi chiedo come sia possibile che i giornali si siano limitati a parlare del caso soffermandosi quasi esclusivamente sulla responsabilità di questo “signore” senza sottolineare la altrettanto gravissima responsabilità di quanti hanno permesso – con i loro mancati controlli o con le omissioni procedurali che sicuramente devono esserci state – il perpetrarsi di tale riprovevole comportamento.

E, peggio ancora, perché dopo soli pochi giorni nessuno ne parla più? Perché non fa più notizia la malafede, l’inganno, il furto? Dato che di furto si tratta perché i soldi dello stipendio venivano a questo “professore?” dalle tasse che paghiamo noi tutti e dato che molti altri giovani professionisti avrebbero aspirato a ricoprire gli incarichi di cui questo personaggio si appropriava immeritatamente.

Né mi basta sapere che adesso è ai domiciliari e dovrà rispondere di truffa ai danni dello Stato: è una azione vergognosa la sua che danneggia lo Stato nella cultura stessa di esso, nel modo di pensare e di porsi dei cittadini. La sua, infatti, come le tante azioni simili, inducono a “fare il callo” alla menzogna, agli abusi, al disprezzo del lavoro altrui… e da qui forse il silenzio dei media.

Mi sento triste e personalmente offesa come contribuente che cerca di fare il proprio dovere, come cittadina che vorrebbe vivere in una società serena, come persona che vuole a tutti i costi credere nella positività di fondo dell’essere umano. Mi sento triste… ma non mi arrendo. La mediocrazia, la truffocrazia vogliono imporsi?

Invece no! Forse nella fiducia di poter almeno condividere il mio disagio continuo a sperare che se siamo tutti più o meno responsabili di ogni inadempienza che succede attorno a noi, siamo tutti anche nella possibilità di provare un’emozione che ci spinga a migliorare i nostri comportamenti. Nella possibilità di far sentire la nostra voce disgustata o arrabbiata e che questo saprà contrastare il silenzio omertoso dei malfacenti.

Agata Pisana

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