Postato in data 15 maggio 2020 Da In Fatti

UNA AUTONOMIA SPECIALE TUTTA DA FESTEGGIARE

Il quindici maggio è la festa della autonomia speciale siciliana, e oggi ricorre il settantaquattresimo anniversario da quel lontano 1946, in cui si concretizzò lo statuto autonomistico e sul quale molti intellettuali dell’epoca riposero grandi speranze e insieme al popolo intravidero la possibilità di realizzare finalmente un grande sogno per lo sviluppo dell’isola.

Oggi si celebrano, in maniera retorica, la storia, il patrimonio culturale e le tradizioni ma nulla più, infatti la vergogna di una classe politica inetta prevale su tutto, e i settantaquattro anni di bugie e mistificazioni  hanno portato solo arretratezza e mancato sviluppo economico.

Basta guardare la realtà che ci circonda, ed appare evidente lo stato di abbandono e di degrado in cui versa questa terra, priva di infrastrutture, con una rete stradale e ferroviaria deficitaria e vetusta, con una edilizia scolastica precaria e  una rete ospedaliera non degna di un paese civile.

Questa è la Sicilia dei nostri governanti, l’immagine scolorita di una classe politica collusa e distante anni luce dai veri interessi della collettività, una casta arroccata all’interno del “palazzo” a difesa dei propri privilegi, una terra matrigna sfregiata nella sua anima dai continui flussi migratori di tanti giovani  alla ricerca di un posto di lavoro.

C’è poco da festeggiare! Forse il sogno svanito di uno statuto autonomistico, autentico modello di civiltà e di progresso sociale che nessun politico negli anni si è preoccupato di fare rispettare e garantirne i valori? O forse  la nomina ai Beni culturali, assessorato fondamentale per l’immagine della Sicilia, di un siculo padano facente parte della ciurma leghista ricca di camaleonti e di transfughi? O forse infine l’ennesimo stop ai lavori del viadotto Himera sull’autostrada Palermo Catania? Adesso non ci resta che piangere o meglio brindare!

 

Dott. Paolo Caruso

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