Postato in data 1 luglio 2021 Da In Società

UN SOGNO COSI’ NON RITORNA MAI PIU’……di Paolo Caruso

Un grave flop quello della diatriba tra Grillo e Conte, due figure forti e importanti per la tenuta politica del M5S, due uomini affetti da un egocentrismo viscerale e da sete di protagonismo in lotta per la leadership e il controllo del M5s, mentre la base e gli stessi parlamentari restano attoniti e smarriti dinanzi tale avvenimento.

Una battaglia dai toni sempre più accesi che ha posto la parola fine tra i due contedenti, il fondatore padre padrone e il leader in pectore Giuseppe Conte, fine di un equilibrio già precario all’interno del movimento, fine di una speranza, fine di un sogno che non ritorna mai più. Infatti l’ex premier Conte che aveva proposto di far votare agli iscritti la sua proposta di Statuto, ha convintamente chiarito di non essere disponibile a diarchie ribadendo la necessità di operare in piena libertà e quindi di avere agibilità politica.

Di contro Grillo irritato dalla posizione di marginalità e dal ruolo poco operativo assegnatogli da Conte, non può accusarlo di mancata visione della politica e di scarsa capacità manageriale, mettendo in luce soltanto le diverse mire politico ideologiche condizionate dal potere, così da preferire la definitiva rottura e il rischio non tanto remoto di una implosione del movimento, e allora si che di questo non resterà altro che polvere di stelle. L’Elevato, come se nulla fosse stato, ha così dato disposizione al reggente Vito Crimi di indire le votazioni su Rousseau per l’elezione del comitato direttivo e per la modifica dello statuto. Di sicuro di questa diaspora all’interno del M5S nè Grillo nè Conte avranno da guadagnare, lasciando sul campo di battaglia numerose perdite tra sostenitori e parlamentari.

Il movimento di oggi ha perso comunque i fondamentali, ha smarrito in parte le sue origini, e soprattutto i contatti con la base e con i cittadini,quasi a voler cancellare con la spugna della ignominia il proprio passato di lotte e di sogni catartici della politica tradizionale. Non più un sussulto di orgoglio, ma solo silenzio assordante dinanzi la casa comune che sta per crollare, assistendo impietriti alla disfatta, e ad un padre padrone che continua ancora oggi a dettare le regole del gioco. Questo comportamento imperdonabile, questo continuo logorio, questa mancanza di indirizzo politico fa dei parlamentari pentastellati una particolare armata brancaleone, che assite muta alla decapitazione del proprio leader in pectore da parte del padre fondatore, compromettondene così ulteriormente il percorso politico e il futuro stesso del movimento. Un movimento, che ha scritto pagine importanti nella recente storia politica e che ha richiamato l’attenzione sull’etica pubblica, non può per personalismi, per puro narcisisismo, per stupido egoismo autodistruggersi, impedendo alla gente di ritornare a sognare.

La sfida 5 Stelle è appena cominciata; riuscirà il buon senso di ognuno a portare fuori dalle secche e fuori dal concreto rischio implosione il movimento, e a trovare la giusta quadra tra i due Giuseppe, lasciando alle spalle ogni rivalità basata essenzialmente su un dualismo egocentrico e sul pieno possesso del potere, facendo così rivivere in questo movimento quella speranza che sembra essersi offuscata. Un vero sentimento di delusione serpeggia infatti tra gli iscritti, tra i sostenitori e tra i semplici cittadini; la terapia salvifica di Conte con la rinascita e il nuovo statuto pentastellato sembra proprio arrivata al punto di non ritorno, e i due contendenti ormai pare essere arrivati al capolinea.

Dott. Paolo Caruso

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