Postato in data 5 marzo 2019 Da In Politica

TRE MESI A MAGGIO: LA SFIDA PER IL GOVERNO

Le primarie del Pd, con la partecipazione di oltre un milione e mezzo di elettori e l’elezione di un leader dotato di un vasto consenso, fanno riapparire sulla scena l’opposizione di centrosinistra al Governo giallo-verde.

Dopo un anno di torpore nevrile dovuto alla bruciante sconfitta del 4 marzo 2018 e alla crisi della leadership renziana, il Pd torna in campo con un profilo più marcatamente di sinistra e con l’intenzione di riprendersi i consensi regalati al M5S. Le recenti elezioni in Abruzzo e Sardegna fanno vedere in concreto che un centrosinistra “vasto” potrebbe essere in grado di raggiungere circa un terzo dell’elettorato – allargando così la platea di un Pd in leggera crescita intorno al 19 per cento – e di candidarsi ad essere il principale avversario di una Lega fortissima e ancora in ascesa, oltre il 35 per cento dei voti.

Se questa tendenza si confermasse alle elezioni europee, il M5S sarebbe relegato alla terza posizione e vedrebbe aggravarsi la propria crisi di identità e di leadership provocata dalle contraddizioni insite nell’azione di governo.

Ecco perché i prossimi tre mesi sono determinanti per la sorte del governo che sarà sottoposto, da una parte, alle tensioni tra leghisti e grillini, e dall’altra all’iniziativa di una opposizione di centrosinistra rinfrancata e di un centrodestra sempre più critico verso l’intesa della Lega con il M5S. Caso esemplare: la Tav.

Non a caso Zingaretti ha dedicato la sua prima uscita da segretario all’Alta Velocità Torino-Lione andando a Torino per stare accanto al governatore del Piemonte Chiamparino, principale esponente regionale del fronte Sì-Tav. Come è noto, proprio le recenti sconfitte nelle regioni inducono il M5S ad un atteggiamento ancora più rigido sui cantieri dell’AV, in inevitabile polemica con l’alleato leghista che sull’argomento si gioca la credibilità presso i ceti produttivi delle regioni del Nord che in gran parte governa e che sono in attesa di una mossa risolutiva di Salvini.

Ecco dunque che Conte, i suoi due vicepremier, Tria e Toninelli si trovano di fronte ad un serio problema: il tempo dei rinvii ormai è scaduto, la pressione della Francia e della Commissione europea è sempre più forte, entro l’11 marzo bisogna pubblicare i bandi degli appalti, l’accordo tra alleati non si trova e il PD è tornato in campo e si giocherà la rielezione di Chiamparino in Piemonte proprio sul terreno delle grandi opere accusando i 5S di essere un fattore di regresso e la Lega di aver scambiato la Tav con il no all’autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso Diciotti.

Come uscirne? Se si andasse in Parlamento e si votasse una qualche modifica delle scelte (siglate da contratti internazionali) in materia di Tav, i grillini resterebbero isolati nel loro “no”. Il risultato sarebbe però una difformità plateale di posizione tra i due alleati di governo, e questo non potrebbe non scuotere palazzo Chigi.

E lo stesso discorso si può fare su molti altri fronti: a cominciare dalla manovra correttiva che, dopo la pubblicazione del Def in aprile, sarà con ogni probabilità obbligatoria per rimettere in sesto i conti pubblici alla luce delle prospettive di minore crescita del Pil. Si tratterà in quel caso di fare scelte dolorose, perdipiù alla vigilia delle elezioni europee di fine maggio.

L’opposizione di centrodestra e di centrosinistra sicuramente ne approfitterà e la maggioranza dovrà serrare i ranghi sciogliendo le contraddizioni che ne impacciano il cammino.

Marco Frittella (Interris)

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