mago

Postato in data 12 luglio 2016 In Storia

STORIE DI ALTRI TEMPI

Ciarauli, zanni, sunnabili, maiari, malafrusculi.

Il dopoguerra è stato, per certi versi, il peggiore periodo bellico. Ci si trovava in una condizione di sfascio completo. I negozi di generi alimentari che erano sopravvissuti alla crisi, malgrado ci fosse la volontà dei titolari di aprire le serrande, ospitavano solo scaffali vuoti.

Per sfamare la popolazione esistevano due negozi convenzionati con la Prefettura, dove si andava con un tesserino con la scritta “URRA”; giornalmente consegnavano 100gr di pasta a persona e una lattina di latte in polvere ( made in America).

Per un filone di pane confezionato con farina di grano tenero si doveva andare al forno Impero in via Sant’Anna e fare la fila per ore intere. La verità è che non ci si riusciva a sfamare.

Ecco che, dunque, entrano in scena i ricchi: gente con disponibilità anche di cereali, che con pochi spiccioli “o pi ncuoppu” di fave e ceci, svuotavano le case alla povera gente. Il loro interesse era concentrato sui corredi ricamati a mano e sugli anelli e bracciali in oro.

Intanto si faceva la conta degli uomini che non avevano fatto ritorno dal fronte del 1944. Le mamme e le mogli erano disperate poiché nessuno era nelle condizioni di dare notizie.

Ecco che entrano in scena maghi e fattucchieri. Li chiamavano “ciarauli, zanni, sunnabili, maiari, malafrusculi”. Ognuno di questi aveva la sua verità da vendere solo per spillare denaro alla povera gente disperata. Un vecchio detto recitava: “ciovi supra u vagnatu”.

Desidero precisare, a questo punto, che nella nostra comunità c’era una religiosità profonda. Ma non escludeva una forte dose di superstizione tra il popolino e insospettabili, tra le quali anche persone di un buon livello sociale e culturale.

Tra i personaggi più misteriosi ed affascinanti troviamo “massaro Giorgio da Santa Croce”, un incredibile soggetto che “parlava con le colombe”. Siamo negli anni fra il 1944 ed il 1945, indossava sempre un cappello nero a falde larghe. Un cappotto nero e lungo. Con lui giravano sempre per le campagne iblee 5 o 6 colombe che imbrattavano di escrementi i suoi abiti.

Era molto ricercato da madri desiderose di conoscere le sorti dei propri figli partiti per la guerra, non ancora tornati e dei quali nulla sapevano dalle fonti ufficiali. Giorgio mostrava di essere capace di parlare con le colombe e trarne informazioni.

Mai notizie certe, però, giungevano dalla sua voce in modo che le donne dovessero richiedere sempre la presenza. In cambio otteneva del frumento o altri alimenti che riponeva nella bisaccia che portava sempre con sé.

Occorre precisare come fosse facile che a quei tempi attecchissero storie e fatti mai avvenuti, ricordati solo perché appresi dai propri nonni o per averli ascoltati “nte circoli e società”. Erano gli anziani del quartiere a parlare “ri spiriti e trovature”.

Era il passatempo delle domeniche e delle festività  (soprattutto nelle giornate piovose e fredde) quando i ragusani si riunivano in casa con i vicini attorno ad un braciere e l’anziano di turno iniziava a raccontare.

Oggi ad esempio, non si sente più parlare neppure “ri travature”; le travature erano luoghi leggendari che conservavano immense ricchezze. Luoghi protetti sovente da un “incantesimo”.

A guardarli adesso, si tratta di incantesimi ridicoli e fantasiosi. Per violarli e prendere il tesoro ( monete dentro un vaso di terracotta detto “u pignatiedu”) bisognava, ad esempio, attenersi ad alcune regole, onde evitare che le monete si trasformassero in gusci di lumaca. Ecco un elemento: rispettare l’ora esatta, niente chiarore di luna, pronunciare certe formule magiche, non portare metalli addosso. Bastava sbagliare una di queste formule che, pur avendo già il tesoro in mano, non si riuscisse a sradicarlo.

Eppure questi sfortunati malcapitati avevano fatto tutto alla perfezione…ma forse non avevano badato che nelle scarpe portavano chiodi o delle fibbie di metallo nella cintura. E la formula era chiara! Non portare metalli addosso.

Parlando “ri truvaturi” a Ragusa Ibla e Ragusa superiore si discute ancora di due famiglie ben in vista, i cui nonni verso il 1920, hanno avuto la fortuna di trovare tante monete d’oro.

Si racconta che, in virtù di un sogno, fu scavata una buca in zona “Bellocozzo”.

Dell’altro caso, decisamente più pittoresco, si parla di un mugnaio che vide di notte all’imboccatura di una grotta, un monaco Cappuccino e gli chiese: “ e voi qua cosa ci fate a quest’ora?” il monaco rispose: “io sono qua per la tua fortuna” “e come?” chiese il mugnaio “ basta che mi dai un colpo di zappa in testa e tu sarai ricco!” E così fu. Il Cappucino si mutò in una statua di monete d’oro.

Erano altri tempi…

Giovanni Gambina

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