Postato in data 28 dicembre 2018 Da In Mostre Con 69 Visualizzazioni

RAZZISMO E VIOLENZA NEGLI STADI, SIAMO TUTTI COLPEVOLI di Massimo Ciccognani

Notte folle a San Siro: il calcio deve cambiare, non solo a parole

Vabbè, abbiamo scherzato. Boxing day per rilanciare il calcio italiano, per avvicinare le famiglie e i bambini allo stadio in un giorno di festa, come andare al circo o al cinema per vedere l’ultimo film di Natale. Abbiamo scherzato perché il boxing day non fa proprio per noi, maledetti beceri.

Tutti, nessuno escluso, perché nessuno fa nulla per cambiare il corso di una storia triste, la peggiore del calcio italiano che, in un giorno di festa, esce con le ossa rotte dall’ennesima intemperanza di tifosi, se così vogliamo chiamarli, che si picchiano fuori lo stadio, che attendono i rivali per aggredirli. E poi sugli spalti i soliti cori vergognosi contro Napoli, il Vesuvio chiamato a fare il proprio dovere,  e come se non bastasse gli ululati di chiaro stampo razzista all’indirizzo di un calciatore di colore. Viva l’Italia.

Segnali forti

Tutti colpevoli, non solo chi ha partecipato all’aggressione ad un mini van con dentro tifosi partenopei, che pure ha portato alla morte di un un uomo, non solo chi ha gridato e offeso Koulibaly. Siamo tutti colpevoli, noi per primi che ci sdegnamo davanti a certe espressioni ma che il giorno dopo abbiamo già dimenticato tutto. Colpevole l’arbitro Mazzoleni che davanti alle continue rimostranze di Ancelotti per le continue offese a Napoli e al calciatore Koulibaly, non ha ritenuto opportuno fermare per qualche minuto la partita.

Perché solo quello poteva fare, non certo sospenderla: quell’intervento spetta ai responsabili dell’ordine pubblico, i veri colpevoli, coloro che hanno in mano l’arma per poter fermare il calcio. Tutti negli spogliatoi e partita finita. Allora sì che si comincerebbe a dare segnali forti per allontanare il becero che alberga nei nostri stadi. No, così non va. Se ne è accorto, ma con colpevole ritardo, il Questore di Milano, Marcello Cardona, che dopo i fattacci di ieri a San Siro, fuori e dentro lo stadio, è pronto a chiedere il blocco delle trasferte per i tifosi dell’Inter e la chiusura della curva nord fino a marzo.

Violenza e razzismo

Una serata di pura follia, dove razzismo e violenza hanno avuto il sopravvento sul bello del calcio, infangando quello che avrebbe dovuto e potuto essere un momento di aggregazione, ovvero portare donne, bambini e famiglie intere allo stadio nel giorno di Santo Stefano. C’è la morte di un 35enne di Varese, tifoso dell’Inter, investito, forse da un mini van con dentro tifosi del Napoli che sono stati accerchiati dalla “faida squadrista”, per usare le parole del Questore di Milano, oppure, come sostengono altri, da un Suv che procedeva sulla corsia opposta e che potrebbe non essersi accorto di quanto accaduto. Una faida, con la carovana di tifosi napoletani vittima di un agguato a due passi dallo stadio. Quattro di loro sono stati accoltellati, tre gli interisti arrestati.

Fin qui la cronaca del pre partita, continuata dentro il Meazza dove fin dal via sono partiti cori all’indirizzo del Vesuvio, chiamato “a lavare col fuoco” i napoletani. E in mezzo Koulibaly, centrale di difesa del Napoli, ragazzo buono, generoso, sensibile che alla fine ha pagato lo scotto di tanta rabbia, applaudendo ironicamente Mazzoleni. Sostenere che era un atto di ribellione verso i razzisti da stadio, sa tanto di strumentalizzazione. Koulibaly è stato squalificato per due giornate, così come Insigne, mentre San Siro sarà chiusa per due partite.

Non solo parole

Il risultato di San Siro e relativa vittoria dell’Inter in pieno recupero, non conta davanti all’onta, difficilmente cancellabile, dello spettacolo indecoroso offerto dagli spalti. Che poi non sono solo quelli di San Siro perché ovunque, in Italia, si discrimina Napoli. Adesso le istituzioni vogliono cambiare registro: pugno duro con le curve, con i violenti. Il Questore di Milano chiede la chiusura prolungata della curva nord del Meazza, ma è il cane che si morde la coda, perché i precedenti sono stucchevoli.

Chiusa per cori razzisti la curva dello Stadium di Torino e riempita da bambini che una volta sugli spalti hanno fatto peggio degli adulti. Le leggi vanno rispettate senza trovare l’inganno. Chiudere una curva significa lasciarla deserta, vuota. Deve scendere in campo anche la Figc e il nuovo presidente per dare un taglio netto al passato. Non facciamo che rimangano solo parole perché domani, in un altro stadio, sarà la stessa cosa, perché di imbecilli ce ne sono fin troppi nel nostro Paese.

Tutti colpevoli

Il calcio faccia la sua parte e non finga di essere amareggiato per l’accaduto. In Inghilterra ci sono riusciti, cancellandolo da ogni stadio del Regno Unito. Possiamo riuscirci anche noi. Ricominciamo, con regole precise e soprattutto certezza della pena. Solo così si può sperare che il prossimo boxing day sia per bambini e famiglia. Perché ieri sera al Meazza, non ha perso Napoli, ma l’intero calcio italiano, che ha lasciato faccia e reputazione, sul terreno di gioco, perché il razzismo è una cosa seria e va estirpato alla radice, senza ricondurre il calcio a un discorso da salotto. La notte di San Siro non può passare impunita. Purtroppo il nostro è un calcio malato dalla testa, dai dirigenti tutti che si sentono i padroni del mondo, che sproloquiano di tutto e di tutti, a volte per nascondere la loro incapacità.

In tanti a parlare, nessuno a punirli. Ecco perché siamo tutti colpevoli, perché cerchiamo giustificazioni a tutto. Koulibaly, che è un ragazzo bravissimo e delizioso, ha pagato per la rabbia di un “giallo”, ma ci piace vedere e dire che voleva contestare con quell’applauso i tifosi che lo offendevano. Così offendiamo la sua intelligenza e offuschiamo la voglia di combattere il razzismo. Il sindaco Sala ha chiesto scusa a nome della parte buona di Milano per i buu a Koulibaly, parlando di vergogna. Già, ma non dimentichiamo domani. Le squalifiche del Giudice Sportivo sono un buon inizio. Ma che non restino isolate. Il razzismo si può combattere. Basta solo volerlo.

 

Massimo Ciccognani
Interris

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