Postato in data 20 giugno 2017 In Storia

RAGUSA – CONVEGNO SULLA “VIABILITA’ ARCAICA NEGLI IBLEI”

Il convegno, organizzato dalla sezione di Ragusa del Moica, nella figura della sua Presidente, Anna Ottaviano, si è tenuto presso il Centro Polifunzionale di Viale Napoleone Colajanni, a Ragusa, il 16 giugno ’17. La relazione del fotoreporter modicano Giovanni Antoci, basata sui suoi studi effettuati alla fine degli anni novanta, è stata presentata dal giornalista Paolo Oddo. Si tratta di una ricerca unica, che nessuno prima di lui ha realizzato dal punto di vista storico e archeologico, riguardante le antiche strade di collegamento, le “carraie”, di cui tutto il territorio della provincia ragusana ne è costellato. Tenuto conto del periodo della loro presunta realizzazione, periodo greco e in seguito romano, erano dei mezzi di collegamento che si trovano incisi per diversa forma nella roccia affiorante, tipica di questi luoghi. Verso il 1999 trasmissioni televisive su Tele Iblea e svariati articoli sui giornali furono dedicati agli studi di Giovanni Antoci: ci si chiede quindi “dove conducono le carraie?”.

Sicuramente ci dovevano essere delle stazioni di sosta, probabilmente conducevano in quei centri che nessuno è riuscito ad individuare perché completamente distrutti; i percorsi individuati porteranno dunque a delle nuove scoperte di rilevanza fondamentale per l’archeologia arcaica del territorio. Giovanni Antoci, avendo scoperto queste vie di comunicazione, ne ha rilevato i punti e la direzione su carta topografica, segnalando il tutto alle autorità competenti. Interessante l’ipotesi di tracciato di una diramazione della Via Selinuntina, che sale dall’Irminio ad Hybla dal lato sud-est,e si sviluppa lungo il lato sud dell’arcaico abitato.

La suddetta Via risale sull’altopiano fino a lambire l’odierna strada provinciale Ragusa-Santacroce, per poi biforcarsi nelle due direzioni: verso Kamarina e verso Caucana. Importante è l’attraversamento della località “Cento Pozzi”, fonte di approvvigionamento essenziale dei “motori del tempo”, gli animali, con il prezioso liquido raccolto nelle tante cisterne d’acqua. “Gli animali al traino dopo aver risalito di centinaia di metri di dislivello dalle città marinare – spiega Antoci – si trovavano allo stremo delle forze lungo il tratto in pianura dell’altopiano. Viceversa dalla direzione di Hybla dovevano superare un ripido, accidentato e faticoso percorso con un enorme dispendio di energie.

Su detta via Selinuntina confluiscono carraie secondaria da varie direzioni, con un traffico veicolare e pedonale tale da giustificare le 6/8 carraie parallele negli spazi pianeggianti ed in piano del tracciato. Nei punti più impervi ed accidentati, o nelle “strozzature” orografiche del percorso, le carraie si riducevano ad un massimo di due (ove consentito). Tale traffico veicolare, riusciva nel tempo ad incidere la roccia madre del fondo stradale anche di 40/60 cm. In alcuni tratti si doveva cambiare percorso, (binario) o “limare” la roccia asportando la parte centrale, onde evitare il danneggiamento dei carri. Nei secoli successivi, l’economia estrattiva dei conci calcarei veniva iniziata lungo i “binari” incassati delle carraie (vedi Eloro, Noto, Ispica ecc)”.

Si è auspicato, alla fine del convegno, seguito da un fervido dibattito, il completamento di questo studio anche attraverso le segnalazioni di privati cittadini e di gruppi di volontari, delle tante carraie di cui ancora non si conosce la sede e infine la realizzazione di una mappa che permetta quindi di individuare l’”anello o gli anelli” mancanti della “catena” che Italo Calvino potrebbe definire “Le città invisibili”!

Lara Dimartino

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