Postato in data 23 novembre 2020 Da In Fatti

OPERAZIONE TRASPARENZA di Paolo Caruso

Dopo le critiche del senatore Morra, presidente della commissione antimafia, sulla opportunità dei partiti di centrodestra di candidare a governatore della Calabria Jole Santelli, gravemente ammalata e recentemente scomparsa, seguite poi dalle dichiarazioni sullo stato di inefficienza della sanità calabrese e sulle responsabilità della politica locale aperta a infiltrazioni affaristico mafiose, si è scatenato in parlamento uno scontro politico con attacchi anche personali e la richiesta di dimissioni.

Il senatore Morra riferendosi in modo esplicito al vezzo degli italiani, calabresi inclusi, di eleggere politici non presentabili e subito dopo lamentarsi, li accusa di essere degli irresponsabili. Il suo giudizio critico è legato alle condizioni elettorali di una Calabria soffocata dal malaffare con collegamenti stabili tra certa politica e organizzazioni mafiose, e dalla volontà di  personaggi senza scrupoli a candidare la Santelli, volto pulito della politica locale.

E’ pur vero che i cittadini sono liberi di esprimere liberamente il proprio voto, ma nello stesso tempo si assumano le proprie responsabilità e  invece di fissare il dito indice osservino più in là guardando la profondità della luna con le sue zone oscure, vere fratture del suolo, e oltremodo quelle zone oscure di omertà tanto presenti in Calabria, e espressioni di fratture profonde della società civile.

In questa vacatio istituzionale annunciata, ora non ci si può nascondere dietro il dito di una umanità calpestata e di un pietismo bigotto, esternati tra l’altro dall’inqualificabile sciacallaggio di una politica senza scrupoli che con falsi moralismi chiedendo le dimissioni del presidente Morra cerca di mettere in difficoltà lo stesso governo nazionale.

In una regione come la Calabria dove sanità, politica, e malaffare costituiscono l’asse portante del sistema economico finanziario, si assiste dopo dieci anni di commissariamento  a infiltrazioni mafiose nelle ASP, a frequenti episodi corruttivi, a bilanci mai approvati, alla cosiddetta contabilità orale e a una situazione debitoria fuori controllo, con un dissesto finanziario di grandi proporzioni, alla chiusura di parecchi ospedali e con ingenti risorse dirottate verso la sanità privata.

Questa è la classe politica che ha governato la regione Calabria, una immagine scolorita di una casta collusa e distante anni luce dai veri interessi della collettività calabrese. Basta guardarsi intorno e appare evidente lo stato di degrado e di abbondono in cui versa questa terra meravigliosa, una terra sospesa tra mare e monti priva di infrastrutture, una rete viaria fragile, una rete ferroviaria limitata e vetusta, una edilizia scolastica precaria, una rete ospedaliera deficitaria e una sanità pubblica considerata il bancomat degli affari politico mafiosi, feudo di clientele, terra di conquista elettorale e di grande emigrazione.

Il tutto nel silenzio colpevole degli organi di informazione che sa di servilismo nei confronti del potere, e che ora per esclusivi interessi di bottega, con la scusa di una gaffe, viene ad escludere dalla trasmissione “Titolo 5” promossa dal servizio pubblico radiotelevisivo un senatore della repubblica, Nicola Morra presidente della commissione antimafia; un servizio pubblico che ha preferito censurarlo non tanto per la frase infelice sulla Santelli ma per tutto quello che avrebbe potuto dire e documentare sulla scandalosa gestione politica della sanità calabrese.

E i soliti soloni della politica nostrana invece di sospendere la trasmissione e chiedere repentinamente le dimissioni del direttore di rete si ritengono indignati mentre la Calabria grida vendetta.

Dott. Paolo Caruso.

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