ponte vecchio

Postato in data 19 luglio 2016 In Storia

NOTA STORICA

“Munti re piatti rutti”

Ragusa. E’ così che veniva chiamata Ibla Erea prima del terremoto dell’11 gennaio 1693. La fantasia popolare indicava il luogo come un “piatto” segnato da corsi d’acqua, valloni e da un avvallamento degli “Archi”, con strade strette e tortuose in perfetto stile medievale.

Il terremoto ha creato circa 5000 morti, causando la quasi totalità di distruzione di chiese e di palazzi. In un primo momento, si pensò di ricostruire quanto distrutto dal terremoto e, in effetti, tanto lavoro è stato fatto.

Esemplare il caso del duomo di San Giorgio che fu edificato nei dintorni del castello.

Tutti sanno che per questo straordinario lavoro fu chiamato un grande architetto quale Rosario Gagliardi nel 1744. I nobili di Ibla si batterono finché la nuova Ragusa sorgesse dov’era prima del terremoto. Ma prevalse il buon senso e fu scelto per costruire la nuova città “u munti Patru” zona molto spaziosa e pianeggiante.

Nel 1850 fu costruita la cattedrale di San Giovanni Battista. In un primo momento l’edificio religioso risultò troppo grande per una popolazione di appena 6000 anime; le critiche furono rilevanti.

Numerose le figure nobiliari del tempo che si batterono per difendere l’idea di una simile costruzione. Tra loro Mario Leggio, Ignazio Garofalo, la famiglia Schininà, Castello, Paternò e Capodicasa.

Intorno alla cattedrale esistevano molto terreni agricoli; proprietario il già citato Mario Leggio, che volle regalarli a chi ne facesse richiesta a patto di edificarli molto rapidamente.

In pochi anni la nuova Ragusa era divenuta una bella cittadina con strade larghe, palazzi e soprattutto ben squadrata con larghi corsi orizzontali e verticali. Furono costruite la chiesa di San Vito, San Sebastiano, San Giuseppe, San Francesco e Santa Lucia.

Nel 1850 la nuova Ragusa era diventata una grande realtà e comunicava con Ibla  per mezzo di una scalinata di 350 gradini. Ragusa e Ibla costituirono un unico Comune fino al 1875.

Da allora fino al 1925, per ben 650 anni, i due comuni furono separati. Il confine era delineato dalla zona della chiesa di Santa Lucia. Davanti alla bottega di “Don Pasquale u lantirnaru” una lanterna a petrolio, appunto, segnava la linea di demarcazione tra Ibla e Ragusa.

Una sola pecca è stata rilevata da un deputato ragusano proveniente da Siracusa. Questi dichiarò: Ragusa ha un occhio solo, è orba di un occhio”. Il politico intendeva sottolineare il fatto che si poteva raggiungere il luogo solo da una strada, la via per Modica.

Per avere l’altro occhio ci vollero strade per i paesi intorno. Accolta la proposta, si aprirono cantieri e in pochi anni, tra il 1853-1854, fu  possibile raggiungere Comiso, Vittoria, Noto e Pozzallo.

A proposito di opere di collegamento, il ponte dei Padri Cappuccini fu edificato nel 1802 dopo che un ragusano, padre Giambattista Occhipinti inteso “Patri Scupetta” aveva sistemato l’eremo della Santa Croce (oggi chiesa di San Francesco).

La costruzione di detto ponte fu quasi una necessità per i Padri Cappuccini ; serviva, infatti, per accorciare la tortuosa strada che portava al vecchio convento di Ibla dove era ubicata contrada “munti” ( stazione ferroviaria Ibla).

Purtroppo la malaria colpì tutti i frati che malaticci , furono costretti a lasciare il vecchio convento.

Giovanni Gambina

Etichette:

Relativo a