Postato in data 8 agosto 2020 Da In Fatti

L’ITALIETTA CHE TUTTI CONOSCIAMO…. (di Paolo Caruso)

L’Italietta che tutti conosciamo e di cui facciamo parte, la paura del nuovo, dei flussi migratori, il calo demografico e il conseguente invecchiamento della popolazione, dovrebbero portare tutti noi a riflettere sulle condizioni di vita della società italiana negli anni a venire. La presenza di immigrati regolari come forza lavorativa da impiegare nelle aziende agricole o nelle diverse imprese produttive del paese potrebbe rappresentare, come in parte lo è adesso, una ulteriore  risorsa da affiancare ai giovani lavoratori locali, con una integrazione compiuta nel sistema Italia. Uno sviluppo lavorativo stabile ed incentivi alle giovani coppie potrebbero sicuramente creare una inversione di tendenza in campo demografico con un incremento della natività.

Tra le diverse aree geografiche del Paese il meridione, al contrario del passato, è la vittima predestinata del notevole calo demografico cui si assiste in questi ultimi decenni, e che comunque per certi aspetti affonda le sue radici in tempi lontani. La mancanza cronica di lavoro, le scarse risorse finanziarie impiegate, i limitati investimenti, spesso dirottati a scopi clientelari agli amici degli amici, hanno privato settori importanti come l’agricoltura, la pastorizia, la pesca, e i vari settori produttivi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti di un sostegno economico per uno sviluppo industriale confacente a quei territori privi di collegamenti veloci, con una rete stradale e ferroviaria precaria e antiquata, e con le cosiddette vie del mare a costi esosi.

Tutto questo arretramento in termine di sviluppo fa si che molte aziende hanno cessato definitivamente la loro attività e molte altre stanno per chiudere soffocate dai bassi prezzi di acquisto imposti dalle grandi catene di distribuzione. Rimane in piedi e fa ben sperare, nonostante il caro voli, il settore turistico che di sicuro potenzialmente potrebbe dare e offrire in qualità di servizi molto di più.

A questa emigrazione cosiddetta rurale, da alcuni anni si è aggiunta una forte emigrazione di giovani laureati che per mancanza di sbocchi occupazionali sono costretti ad abbandonare la propria regione e gli affetti più cari in cerca di un futuro. Così le regioni meridionali e in particolare le isole, aree più depresse del paese, assistono inermi ad un vero e cocente esodo, restando senza prospettive di crescita private come sono delle migliori intellighenzie e di giovani pensanti in grado di creare sviluppo. Bisogna riconoscere ancora una volta le grandi e gravi responsabilità della politica che nel corso degli anni non ha saputo creare le condizioni per un vero e sano sviluppo libero da condizionamenti, e una stabile crescita economica in interi territori del mezzogiorno d’Italia.

 

Dott. Caruso Paolo

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