Postato in data 4 gennaio 2020 Da In Spettacoli

“L’ITALIA DEVASTATA DA UN FORTE VENTO DI SCIROCCO” di Michele Giardina

Questo nuovo lavoro di Michele Giardina delinea con chiarezza lo spessore e la ricchezza della  personalità dell’uomo, del giornalista, dello scrittore, dello studioso che penetra nel vivo delle pieghe più  importanti dei nostri convincimenti, delle nostre scelte, della nostra vita, come fossero territori inesplorati, di cui scandaglia gli anfratti più nascosti, quelli non visibili agli occhi del comune cittadino non abituato a rilevare e valutare ciò che si cela al di là della soglia dell’immediatamente percepibile.

Il suo analizzare è sostenuto da rigore scientifico e metodologico, completezza documentaria, competenza, intuito, fine pensiero critico e lucidità valutativa, il tutto espresso con una forma fluida, scorrevole, per nulla sentenziosa, che stimola interesse e invita alla riflessione. Non c’è retorica in questo  ‘viaggio’, non c’è freddezza descrittiva, piuttosto emerge forte la vis deontologica agita con imponente passionalità e coraggio che, uniti alle vivaci pennellate di umanità, testimoniano come l’essere giornalista  rappresenti per Michele Giardina non una semplice professione, bensì una mission a servizio della persona e della verità, vissuta come un ‘mandato’ impresso in maniera indelebile nel suo DNA.

Così, il ‘modus operandi’ dello scrittore appare come un articolato mosaico, dove ogni tassello, pur nella sua autonomia di espressione, di rappresentazione e di trattazione, trova la cornice ideale ed il ‘fil rouge’ in un’unica chiave di lettura: la dimensione etica, linea guida e stile consolidato del professionista serio, integro, genuino.   La lettura di quest’ultimo libro non lascia affatto indifferenti: appassiona, stupisce, sconvolge anche, perché, seppur consapevoli del grave disagio che attanaglia il Paese, con difficoltà e raramente si riflette sulla realtà e sull’entità dei fatti descritti! Mai titolo è stato più azzeccato: un ‘forte vento di scirocco’ investe e devasta l’Italia, diffondendo e spargendo la fine e sottile, quasi impalpabile, sabbia del malcostume, della spregiudicatezza, della manipolazione delle coscienze, superando la protettiva ‘epidermide’ dell’autonomia di giudizio di ciascuno, penetrando nel tessuto di ogni organismo (individuale, collettivo, sociale …),  sparigliando le carte, disorientando le idee fino ad impedire la capacità di  discernere il lecito dal non lecito, il morale dal non morale …, rendendo drammaticamente attuale il concetto di ‘banalità del male’
(Arendt), assurto a tratto quotidiano del vivere (verrebbe di ridefinirlo ‘normalità del male’!) Non meraviglia che il degrado sociale, morale e culturale, ma, soprattutto, l’impoverimento del pensiero critico che ne conseguono,  si stiano impadronendo della nostra Società, innescando un inquietante processo involutivo che investe tutti gli aspetti della vita del Paese, nessuno escluso.

Non mancano nel testo gli ambiti entro cui affondare le trivelle della ricerca di significative chiavi di lettura della realtà, specialmente quando Michele Giardina, nel descrivere, esplora, seziona, analizza e svela con determinazione la nudità delle verità narrate per riflettere, come nella simmetria rovesciata di uno specchio o nel negativo di una fotografia, il peso e la valenza delle verità ‘vere’, nascoste, quelle inscritte nella geografia del malessere dei cittadini. I ‘nervi scoperti’, quasi … chirurgicamente, da Michele Giardina? In sintesi: • Il mondo dell’informazione in un momento storico come il nostro, che vede nel virtuale la modalità relazionale privilegiata,  canale di facilitazione per minare non di rado la libertà di pensiero e di giudizio, con l’unico obiettivo di acquisire consensi, in definitiva indotti, che si costruiscono sulla buonafede di chi (la maggior parte!) è fuori dal ‘palazzo’, ignaro di ciò che si decide nelle segrete stanze (con buona pace della democrazia). Non è, purtroppo, estraneo all’orientamento culturale che da tale analisi emerge la responsabilità di un certo modo di esprimere il ruolo di giornalista, specialmente ai livelli che Michele Giardina definisce ‘VIP’, ai quali la commistione tra  interessi, competizione, personalismi e altre simili piacevolezze finisce per perpetuare, cristallizzare e, in definitiva, consolidare un sistema che, nella sostanza, fa della ‘casta’ e dei ‘privilegi’ strumenti di potere che si autoalimentano (ed è una piaga, questa, che appare intrecciata a fil doppio nel tessuto della vita stessa del Paese) •

L’imponente problematica dell’immigrazione, con inevitabili ricadute su aspetti importanti come la definizione dei profili dell’identità (propria ed altrui) e il concetto di appartenenza, la cui delimitazione, lungi dall’essere chiara e univocamente comprensibile, porta piuttosto, nell’immaginario di molti, a disegnare confini diffusi, fluidi, semi-permeabili, a tratti inesistenti, dando adito ad una gamma di variegati stati d’animo e sentimenti che oscillano dal polo del totale invischiamento emotivo a quello del totale disimpegno; tutto ciò nell’utopica convinzione di un’Europa ‘unita’, nei fatti ben lungi dall’essere tale, almeno fino ad oggi
• Le distorsioni perverse del ruolo della Politica, in buona misura generalizzata, laddove sembra affermarsi e confermarsi la convinzione che la ‘morale del politico’ possa (o debba?) differenziarsi dalla ‘morale del comune cittadino’, con attribuzione di una discutibile discrezionalità alla sostanziale dimensione dell’Etica nella responsabilità e nella gestione della Res Publica •

Infine, last but not least, il sistema della Giustizia, violato e compromesso nel suo valore simbolico dallo ‘svelamento’ di pratiche relazionali sommerse con cui vengono decise e influenzate nomine e promozioni, sulle quali il ‘velo pietoso’ che nel tempo le aveva celate si assottiglia sempre più, mettendo a nudo la fisionomia di un’area, la Magistratura, che appare non scevra di quei caratteri che al concetto di ‘Casta’ riconducono, tanto da essere a buon diritto definita ‘Super-Casta’; inevitabili le imponenti ricadute negative che disorientano e mettono in discussione il Sistema nella sua globalità, sollevando il discredito su quelle garanzie istituzionali poste, per definizione, a tutela dei diritti delle persone

Temi importanti affrontati con grinta, rabbia, pathos e grande sofferenza pure, da un uomo privo di condizionamenti, che ha fatto della libertà di pensiero l’emblema della sua professione e che non si è lasciato sedurre dalle sirene del sistema dei poteri (… “francu ri naca”, come si autodefinisce!).  È un’arringa la sua, in difesa degli ideali di Giustizia, Democrazia, rispetto della Persona, senso civico …, valori che sente traditi, calpestati e vilipesi proprio da quanti, tanti, avrebbero il dovere di tutelarli.

È anche un implicito appello, una sollecitazione a prendere coscienza della realtà, ad aprire gli occhi alla verità, a mettere in azione progetti di rinascita e di ripristino della legalità. Si legge il libro di Michele Giardina e, man mano, ci si addentra nel labirinto travagliato del nostro amato Paese e a noi, come novelle ‘Arianna’, il compito di cercare il leggendario filo per trovare la via di uscita. Ecco perché lavori come questo sono necessari, direi indispensabili per ampliare gli orizzonti, aprire anche nuove piste interpretative, trovare il modo per … ‘riveder le stelle’!

 

Giuseppina Pavone

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