Postato in data 22 gennaio 2023 Da In Eventi

LAVORO E BUONA OCCUPAZIONE NEGLI APPALTI DELLA RAGUSA- CATANIA

La pratica dei subappalti per una legge permissiva è ad alto rischio

 

La Ragusa – Catania è quasi un cantiere aperto, e questo è senza dubbio un grande passo in avanti nel percorso di sviluppo infrastrutturale del nostro territorio. Il deficit di reti stradali rispetto al settentrione si sta riducendo e con esse si adeguano le analisi storiche legate alla questione meridionale; alle collegate analisi dello studio di Franchetti e Sonnino e a quelle di Pasquale Saraceno, profondi indagatori dei ritardi del meridione.

Le aziende aggiudicatarie dell’appalto risultano essere imprese solide tra le più grandi a livello europeo nel campo delle costruzioni. Raggiunto questo traguardo importantissimo per il territorio e l’intero sud –est siciliano occorre ora restare in campo perseguendo diversi obiettivi. In primo luogo monitoraggio sull’esecuzione dei lavori nei tempi stabiliti dai cronoprogrammi, e questo rappresenta un primo grande scoglio da superare visti i precedenti in Sicilia dove le opere in cantiere di solito rimangono ferme al palo per anni prima della definitiva realizzazione. Questa è purtroppo una costante, basta vedere l’attuale situazione dell’autostrada Siracusa-Gela dove per la costruzione dei 19 Km da Rosolini a Modica si stanno registrando diversi anni di ritardo.

Poi c’è il capitolo corruzione e gli appetiti delle organizzazioni criminali sull’enorme quantità di denaro pubblico disponibile. Anche in questo caso i precedenti sono preoccupanti a partire dalle diverse vicende di corruzione nella costruzione di opere pubbliche che hanno visto protagonisti politici, imprenditori e funzionari pubblici e il dirottamento di  risorse  verso interessi diversi dal bene collettivo.

Per noi c’è al centro il lavoro e la buona occupazione che deve essere alla base di ogni cantiere soprattutto nelle opere pubbliche. Il tema è il rispetto del lavoro, la corretta corresponsione delle retribuzioni, il riconoscimento dei diritti contrattuali e di legge non solo nelle “aziende madri” ma anche negli appalti. Ed questo il punto cruciale dove spesso si determina il dumping salariale e la corrosione dei diritti.

Un’ opera così importante deve rappresentare non solo un opportunità di lavoro ,ma dev’essere l’occasione, soprattutto qui in Sicilia, per determinare opportunità di buona occupazione a tutti i livelli. Da anni il  sindacato degli edili della Cgil, la Fillea, ha condotto la battaglia unitariamente alle categorie di Cisl e Uil per l’introduzione del DURC di Congruità, che significa verifica dell’incidenza minima della manodopera sul valore dell’opera, in relazione a diverse categorie di lavori edili, sulla base delle ore denunciate e versate alla cassa edile del territorio in cui si svolge il lavoro, le stesse casse edili svolgeranno un ruolo ancora più importante per la verifica del DURC che è il classico documento di attestazione della regolarità contributiva.

Questo strumento è una conquista dei lavoratori edili, prima ottenuto con la sottoscrizione di uno specifico accordo tra parti sociali, e poi con la previsione per legge dell’obbligo della verifica della congruità per l’emissione del DURC.

Per la Cgil e per tutto il sindacato la realizzazione dell’opera deve rappresentare sotto il profilo del lavoro l’occasione per l’avanzamento dei diritti ed in generale della condizione del lavoro attraverso l’azione di contrattazione decentrata che dev’essere realmente inclusiva. Non basta, come si è fatto fin ora rappresentare solo il lavoro del diretto e quello delle “ ditte madri”, occorre contrattare per l’indotto e i sub appalti. Contrattare soprattutto salari e sicurezza.

Se da un lato abbiamo registrato un importante passo in avanti con l’introduzione del Durc di congruità, oggi rischiamo invece uno scivolamento verso il basso, soprattutto nel contrasto al lavoro irregolare e alla corruzione, con la riforma del Codice degli Appalti del Governo Meloni che prevede innanzitutto la liberalizzazione del subappalto “a cascata”, portando nel  settore pubblico quanto di peggio già accade in quello privato: la frammentazione dei cicli produttivi, un incentivo al nanismo aziendale, la nascita di società scatole vuote. In pratica, imprese senza dipendenti che prenderanno in appalto lavori pubblici, per poi subappaltare la commessa ad altre, che subappalteranno a loro volta in una catena senza fine.

Oggi il comma 19 dell’articolo 105 del DLGS 50/2016 meglio conosciuto come Codice degli Appalti, consente un solo livello di subappalto. Con l’abrogazione di questo comma prevista nella riforma, si liberalizza il meccanismo del subappalto rendendo difficili i controlli per le stazioni appaltanti, gli organi ispettivi e riducendo le agibilità per le organizzazioni sindacali. Inoltre, e questo è un dato statistico, quando si allunga la filiera aumentano anche gli infortuni, i carichi di lavoro, lo sfruttamento, le zone grigie, il rischio di infiltrazioni criminali.

Poi c’è il depotenziamento dell’Autorità anticorruzione, di cui viene ridimensionato il ruolo di parte terza, e l’allargamento dell’appalto integrato, cioè l’affidamento di progettazione ed esecuzione di un’opera allo stesso soggetto, meccanismo che cancella i confini tra controllore e controllato e che fa lievitare i costi. Prima era previsto solo come un’eccezione, la riforma lo liberalizza del tutto: elimina la soglie e lo consente per qualsiasi tipo di appalto, anche per la manutenzione straordinaria.

Questi sono i temi che ci devono impegnare da qui al futuro seguendo la realizzazione della Ragusa-Catania e delle altre opere ricedenti nel territorio. Resta primario l’obiettivo della battaglia per la realizzazione di infrastrutture per la Provincia di Ragusa dove oltre alle autostrade già in cantiere vanno realizzate le opere di collegamento tra queste e il  Porto di Pozzallo, l’Aeroporto di Comiso e l’Autoporto di Vittoria.

Solo così si può esprimere in pieno il valore potenziale di queste opere, cioè attraverso la loro connessione intermodale. Resta infine il tema dello sviluppo delle reti ferroviarie dove sono previsti investimenti di miglioramento e ammodernamento per le linee esistenti che però restano insufficienti per poter pensare ad un sistema ferroviario moderno utile alla mobilità sociale e delle merci. Soprattutto resta ancora lontana la possibilità di collegamenti tra la nostra provincia, a partire dal capoluogo, e le principali città della Sicilia se oltre al miglioramento non si progettano nuove tracciati in aree assolutamente tagliate fuori da oltre un secolo. Buona occupazione e realizzazione delle infrastrutture per la Cgil rappresentano i principali  punti programmatici da qui ai prossimi anni.

REDAZIONE

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