ex via addolorata oggi via roma

Postato in data 24 giugno 2016 In Storia

IMMAGINI DI STORIA POPOLARE DELLA CITTÀ DI RAGUSA

1800-1930 “A strata o paliu”

Ragusa. Via Addolorata ieri. Oggi via Roma. Questa strada lunga, larga e piana, lastricata in pietra dura, ha avuto in quegli anni grande successo e celebrità. Vi sorgevano tanti palazzi baronali e gli appartamenti pastorali appartenenti alla Chiesa di San Giovanni.

Un palazzo dovizioso con scuderie e cavalli, era la residenza del marchese Giambattista Schininà. In quel palazzo baronale il 10 aprile 1844 nacque la beata Maria Schininà, fondatrice delle suore del Sacro Cuore di Gesù. Questo palazzo, dopo che Ragusa venne eletta provincia, fu sede della Prefettura.

Nel 1950 un’ala del palazzo fu donata dalla marchesa Lottina Schininà alla Chiesa e divenne sede del Vescovado e del Seminario per Ragusa, elevata a Diocesi nel 1950.

Ma torniamo a via Addolorata: si estende da via Salvatore, vicino alla chiesetta rupestre di via Sant’Anna, sino ad arrivare alla Chiesetta dell’Addolorata (oggi la Rotonda). Dalla via Salvatore, fino ad arrivare a valle, c’era una lunga e larga scalinata con abbeveratoio, un lavatoio pubblico ed una cascata d’acqua.

Ancora ben visibile (di fronte ai parcheggi dell’hotel Mediterraneo) serviva per il fabbisogno, soprattutto per la coltivazione delle verdure di stagione e frutti ormai da tempo scomparsi:  azzalore, nespoli agghiafuna, amarigghi e milicucchi. Ogni ortolano coltivava “a so lenza ri sciumara” e decine erano le famiglie che con i proventi vivevano una vita dignitosa.

Nel 1935/37 quando sorge il ponte Benito Mussolini, la scalinata, i lavatoi e l’abbeveratoio scompaiono. Con loro sono scomparsi anche i “sciumarari” e al loro posto sono comparsi tutti i fiorai di Ragusa per la coltivazione di palme e fiori. Tra loro piace ricordare il cavaliere Rosario Spataro, ultimo pioniere del giardinaggio ibleo.

Il 29 agosto di ogni anno in occasione dei festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, in via Addolorata si svolgevano corse ad ostacoli tra cavalieri. Il loro compito era di centrare un cerchio tenuto in alto, o colpire un oggetto con l’arco.

Molti erano i ragazzi che concorrevano. Il gioco più impegnativo era la giostra, cioè il combattimento tra due cavalieri: loro partivano da due parti opposte e con violenza dovevano colpirsi con due aste. I giochi continuavano per tre giorni, con alla fine la corsa a palio.

Un passo indietro nel tempo ci porta nel 1890, quando, sempre in occasione dei festeggiamenti per il Santo Patrono il comitato organizzatore volle offrire uno spettacolo unico per quei tempi. Dal Belgio invitarono l’aviatore Henri Blondeau per esibirsi con un pallone aerostatico, allora unico nel suo genere. Ma quell’anno, il 29 agosto a causa di forti venti lo spettacolo non poté celebrarsi.

Il comitato, dunque, diede un ultimatum al povero Blondeau che decise di tentare il volo, malgrado la figlioletta al suo seguito lo sconsigliasse. Quel volo, infatti, gli fu fatale.A causa del forte vento il pallone si schiantò in un monte vicino al fiume Irminio. Il suo corpo fu tumulato nel cimitero di Ragusa in una cappella offerta dal comune.

Del resto, basta ricordare la “cina ri San Giuvanni” che ancora oggi, porta forti temporali che spingono gli iblei all’espressione: “U tiempu si ruppi”.

Altri eventi straordinari per festeggiare San Giovanni ci riconducono al 1895, quando, per rendere più briosa la processione fecero salire da Modica i famosi “Santuna”, statue di enorme grandezza raffiguranti il Cristo e gli apostoli.

Giovanni Gambina

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