Postato in data 29 aprile 2020 Da In Politica

IL MESSAGGIO DELL’UFFICIO DIOCESANO PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO

Un Primo maggio di paura, fatica e sofferenza ma anche di ripartenza verso un mondo da ripensare
per iniziare a rafforzare la speranza.
È triste pensare alla festa del 1 maggio quest’anno.

Un primo pensiero di gratitudine va a tutti i lavoratori negli ospedali e in tutte le strutture di assistenza, a tutte le forze dell’ordine di ogni appartenenza, ai volontari, ai politici con la P maiuscola, a tutti coloro che hanno continuato a lavorare nelle botteghe alimentari, nei supermercati, in tutti i servizi essenziali che stanno affrontando con grande abnegazione questo periodo complicato.

Difficile scrivere un messaggio per la festa di San Giuseppe Artigiano, festa dei lavoratori, in un tempo così incerto, un tempo che accomuna l’intero mondo, che ci investe di paura, e tuttavia un tempo di resistenza oltre che di fatica e di sofferenza. Abbiamo una grande opportunità che ogni crisi offre: ripensare, ripartire, ricostruire in modo diverso e nuovo. Sarà un grande rischio se da questa pandemia, nonostante tutto, non trarremo opportuni insegnamenti.

Nel nostro Paese il virus ha colpito in modo diverso Nord e Sud. Anche il Covid-19 ha tentato di dividerci. La politica ha abboccato e ha seguito il suo “normale” iter: chi da una parte chi dall’altra, tra accuse e rivalse! Ma la quasi totalità degli italiani ha mostrato grande senso civico e rispetto delle regole. Meno male!

Il grande problema che affronteremo d’ora in poi sarà, nel breve e medio periodo, la convivenza con questo “nostro ospite”, che tutti abbiamo imparato a chiamare Covid-19, che sembra essere venuto da un altro pianeta, un alieno (anche perché invisibile), eppure nostro conterraneo, abitante di questa Terra.

Mentre si piangono ancora i morti a causa sua, siamo chiamati ancora di più alla solidarietà tra i vivi: l’emergenza occupazionale con cui convivevamo è stata aggravata dal virus che ha attaccato, con i suoi effetti collaterali, tutti.

Ma l’emergenza lavorativa è un dramma che probabilmente mieterà più vittime del virus, e tra queste, ci saranno soprattutto gli invisibili, coloro che non riceveranno alcun aiuto dallo Stato, semplicemente perché sconosciuti ad esso. Per questo, tutti coloro che potranno, saranno chiamati ad aiutare chi rischia di rimanere a terra, di non riuscire a rialzarsi. Occorrerà riscoprire il valore della solidarietà nella Comunità civile ed ecclesiale, occorrerà tornare ad essere uniti, rivitalizzare il vero senso di una comunità coesa, di una comunità resiliente. Solo così avremo una chance in più di farcela senza creare altri nuovi poveri.

La Terra, luogo prezioso della generatività più feconda che abbiamo sfruttato secondo le nostre comodità, lancia un ulteriore grido: non possiamo rimanere sordi. È impellente l’appello a rivedere il nostro modo di vivere, di abitare il nostro Pianeta con rispetto e amore, con cura, per donarlo ancora vivibile alle future generazioni. Ci siamo scoperti oltre che impauriti, molto fragili. L’uomo dovrà finalmente dismettere, e speriamo per sempre, la sua esaltazione di onnipotenza.

E allora ognuno assuma un impegno, anche piccolo ma significativo, con se stesso e per gli altri.

La Chiesa ragusana, in tutte le sue articolazioni, anche a fianco delle Istituzioni, non ha fatto mancare il proprio contributo per alleviare in tutti i modi i bisogni impellenti di tantissime famiglie con la distribuzione di alimenti, generi di prima necessità, di sostegno ad alcune spese essenziali. Il servizio di tanti volontari, di tanti giovani del servizio civile è encomiabile. Ma questo è anche il tempo propizio per progettare qualcosa per il dopo emergenza sanitaria. L’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro, collaborando con la Fondazione San Giovanni Battista della diocesi di Ragusa, sta promuovendo una raccolta fondi a beneficio di coloro che hanno perso il lavoro, di chi un lavoro non ce l’ha, di chi ha un lavoro precario. Un segno significativo per dire che siamo vicini alle ferite della gente. Desideriamo dare il nostro contributo perché il lavoro rappresenta, oggi forse più di ieri, la restituzione della dignità ad ogni persona.

Queste le coordinate del conto dedicato cui inviare il vostro contributo: IBAN:  IT47W0503617000CC0001005794 – Intestato a: Fondazione San Giovanni Battista Ragusa – Causale: sostegno per la ripresa del lavoro

È ora di rafforzare la speranza!

Renato Meli

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