Postato in data 8 febbraio 2018 Da In Città

FORUM DI BIOETICA PER LA VITA NEL SALONE DELLA CHIESA S. GIUSEPPE ARTIGIANO DI RAGUSA

 

Nell’ambito delle giornate diocesane della vita del malato, gli uffici per la pastorale della salute, per la pastorale, per l’insegnamento della religione e i responsabili della Consulta della aggregazioni laicali e del Centro Aiuto alla Vita della Diocesi di Ragusa hanno promosso, il 7 febbraio 2018, un Forum di Bioetica nel salone della parrocchia di San Giuseppe Artigiano di Ragusa.

Il forum,  presentato dal Prof. Carmelo La Porta  si è reso ancor più interessante con un Incontro- Dibattito, sull’accompagnamento alla vita e istanze etiche nel fine vita. Relatore il Prof. Avv. Salvatore Amato, Docente della Filosofia del Diritto dell’Università di Catania, Componente del Comitato Nazionale per la Bioetica e Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Siracusa,  il quale davanti ad una vasta platea di persone, più o meno legate all’argomento e con la presenza del nostro Vescovo mons. Carmelo Cuttitta, ha esposto con sapienza e concretezza tutti i passaggi legislativi e le sue considerazioni, del “fine vita” contemplata nella recente  legge entrata in vigore il 31 gennaio 2018.

Interessanti infine alcune considerazioni del Vicario Generale, don Roberto Asta, che così commenta: “La legge sul fine vita, entrata in vigore il 31 gennaio 2018,  che disciplina il consenso informato del paziente ai trattamenti sanitari e agli accertamenti diagnostici ed introduce l’istituto delle disposizioni anticipate di volontà (Dat) e la pianificazione condivisa delle cure, costituisce un passo avanti rispetto alla situazione di vuoto normativo in cui si trovava l’Italia.  Essa favorisce il rapporto medico-paziente improntato al dialogo, alla comunicazione, all’informazione e al riconoscimento dell’autonomia decisionale del paziente, a cui si riconosce il diritto di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto qualora diventi incapace di intendere e di volere”.

Le Norme in materia di consenso informato di disposizioni anticipate di trattamento – continua don Roberto Asta – che nell’art. 1 affermano la promozione e la valorizzazione della relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico, il necessario coinvolgimento delle famiglie dei pazienti e l’azione di sostegno, anche psicologico, che il medico è tenuto a dare al paziente informato che intenda rinunciare alle cure, per indurlo a ritornare sulla propria decisione, presentano, a mio parere, tre aspetti problematici:

-l’equiparazione dell’alimentazione e dell’idratazione a trattamenti sanitari, che dal punto di vista etico e deontologico sono dovuti, in quanto forme di sostegno vitale. Interrompere o rifiutare la nutrizione e l’idratazione assistita, indipendentemente dal contesto clinico in cui vengono utilizzate, può significare introdurre una forma di eutanasia omissiva, che sospendendo i sostegni vitali, procura la morte.

-l’obbligo per ogni struttura sanitaria pubblica o privata alla “piena e corretta attuazione” della legge, che di fatto costringe gli ospedali d’ispirazione cristiana a porre in atto pratiche eticamente inaccettabili. Non aver previsto l’obiezione di coscienza per gli ospedali di ispirazione cristiana e per il personale medico significa non riconoscere il diritto alla libertà di coscienza.

– le Dat rischiano di cristallizzare una volontà espressa in tempi diversi dalla situazione che il paziente sta vivendo nel momento della malattia. Inoltre, non sempre si potrà avere la garanzia che le indicazioni provengono da un paziente consapevole, informato, non sconvolto dall’emotività o dalla depressione o da un fiduciario onesto”.

 

“Per noi cattolici – conclude il Vicario Generale – la centralità della persona umana e la promozione del suo bene integrale costituiscono il criterio fondamentale per operare un discernimento circa la proporzionalità degli interventi medici nei casi clinici concreti. Per papa Francesco “tale percorso di discernimento deve continuare a compiersi all’interno della preziosa ‘alleanza per la vita’ che fonda il rapporto medico-paziente, in costante dialogo fra loro, per la salvaguardia della vita e della salute”. Oltre alla “proporzionalità delle cure”, che evita quindi ogni accanimento terapeutico, è fondamentale la “prossimità responsabile”, che ci impegna a non abbandonare il malato, affinché nessuno preferisca la morte.

 

Giuseppe Suffanti

 

 

 

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