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Postato in data 6 ottobre 2016 Da In Scuola

FARE IMPRESA È ANCHE FARE SCUOLA

Dal Luglio 2015, con la legge n.107, in tutte le famiglie italiane ha fatto il suo ingresso il tema dell’alternanza scuola/lavoro: chi ha figli dai 16 ai 19 anni, chi gestisce un’azienda o comunque lavora per un’azienda, chi lavora in proprio nel campo commerciale, professionale, tecnico, agricolo etc, chi partecipa ad un’associazione no profit, chi lavora nel mondo della scuola e della formazione… è coinvolto nella questione alternanza. Praticamente quasi tutte le famiglie.Non che l’alternanza non fosse già presente nelle scuole poiché progetti in questa direzione se ne attivavano già da anni, soprattutto nelle scuole professionali e negli istituti tecnici, ma con la legge 107 la modalità di formazione in regime di alternanza scuola/lavoro è diventata obbligatoria per tutti gli studenti dai 16 anni in su, con un ampliamento esponenziale di soggetti interessati.

In cosa consiste? Tutti i giovani che frequentano il triennio delle scuole superiori sono tenuti ad effettuare 200 ore (se nei licei) o 400 ore (se negli istituti tecnici o professionali) di attività formativa in azienda.

Questo significa poter andare di persona a vivere accanto ai gestori di un’attività e imparare tecniche e processi produttivi, tattiche di marketing, pratiche giuridiche e amministrative, regole di import/export, nonché sapere cosa significano termini con cui ogni lavoratore ha a che fare e che in fondo sono ostiche per chiunque non sia direttamente già coinvolto nel lavoro: cosa sono i revisori dei conti, come si legge un bilancio preventivo e consuntivo, cosa è uno storno di cassa, che significa fare una convenzione o stipulare un contratto, o cosa sono o come si adoperano gli assegni bancari, le buste paga, i mutui creditizi etc.

Avessimo avuto noi, a suo tempo, la possibilità di scoprire prima tutti questi aspetti del mondo lavorativo! Con qualcuno che ce li avesse spiegati, dandoci anche possibilità e tempo per sperimentare e imparare!

La legge prevede che tutto questo si possa imparare anche in regime di simulazione d’impresa: ho già sperimentato questo con una mia classe l’anno scorso (al Liceo “Fermi” di Ragusa) ed è stato bellissimo vederli imparare a scrivere una lettera di convocazione di assemblea dei soci, organizzare un ordine del giorno, definire un organigramma, tenere un breafing, immergersi nella logica dell’imprenditore e discutere sulle regole da imporre nella propria attività aziendale o sulle condizioni da richiedere ai lavoratori, sperimentare che esistono logiche specifiche sui criteri di assunzione o di scansione delle fasce di retribuzione o sulla privacy o l’igiene e la sicurezza nei posti di lavoro.

Per i partner aziendali l’esperienza è altrettanto gratificante perché l’entusiasmo giovanile coinvolge, il vedere tanto interesse per la propria attività energizza e le competenze specifiche dei giovani (soprattutto in campo digitale) sono risorsa spendibile bene durante le ore di collaborazione. Senza contare che, a seconda delle convenzioni stipulate con le scuole e delle disponibilità finanziarie, le aziende partner possono anche essere retribuite per l’attività formativa che svolgono.

Purtroppo non tutti sono al corrente di tutto questo e molti sono scettici, perché siamo più portati a diffidare che ad avventurarci nel nuovo. Molti pensano che avere giovani studenti ‘in giro’ possa rallentare il lavoro previsto e che da tutto questo non si abbia abbastanza da guadagnare.

E in effetti una dose di verità su questo c’è, nel senso però che partecipare ad un progetto di alternanza comporta comunque un mettersi in gioco, sperimentarsi nella formazione e per tutto questo qualche risorsa economica in più non guasterebbe, visto che i fondi finora stanziati sono (soprattutto per i licei) esigui.

Intanto, per chi voglia condividere competenze e preparazione con giovani studenti e future risorse del mondo del lavoro, è possibile iscriversi al registro nazionale delle imprese per l’alternanza, che è on line al sito www.scuolalavoro@registroimprese.it, o rivolgersi alla propria Camera di Commercio per essere inerito negli elenchi delle imprese disponibili.

Agata Pisana

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