Postato in data 13 novembre 2017 Da In CULTURA, Poesia

DOMENICO PISANA INTERVIENE A MONZA, ALLA CERIMONIA DEL PREMIO EUROPEO CLEMENTE REBORA 2017 A 60 ANNI DALLA MORTE DEL POETA PER TRACCIARNE LA FIGURA

Il Presidente del Caffè Letterario Quasimodo di Modica, Domenico Pisana, è intervenuto lo scorso sabato a Monza, presso Villa Verri,  alla Cerimonia del Premio Europeo Clemente  Rebora 2017, alla presenza di autorità della Brianza, del sindaco e dell’assessore alla cultura di Biassono, Luciano Casiraghi e Paola Gregato,  di rappresentanti di Amnesty International, organizzazione che ha patrocinato il Premio, nonché   dei finalisti,  dei vincitori classificati dal 1 al 3 posto , ed ancora  di  un pubblico che ha gradito molto l’evento. La protagonista della serata è stata senza dubbio la poesia ,  la poesia  che   canta la vita e la rigenera, la poesia che si fa linguaggio universale  e riflessione esistenziale,  quella  poesia  che i partecipanti alle varie  sezioni del Premio hanno celebrato con la parola,  le immagini, la fotografia e il linguaggio del cuore.

A guidare la serata il team composto dalla poetessa italo spagnola nonché presidente di Giuria Elisabetta Bagli, la poetessa polacca Izabella Teresa Kostka , presentatrice, e Diego De Nadai, coordinatore e organizzatore di tutto il Premio.

Nel corso della cerimonia  Pisana ha illustrato  la figura di Clemente, del quale  riportiamo un breve stralcio : “ Quella di Rebora, anche se religiosamente ispirata, non deve essere considerata – ha affermato Pisana –  una poesia di genere, ossia solo poesia mistica e   religiosa, e quindi destinata a  credenti; essa vive anche di un respiro laico, atteso che tutti   gli aspetti del mistero della vita e che riguardano ogni uomo sono in essa presenti: il dolore, la gioia, la sofferenza, la pace, il bene, il male, la ricerca del senso, la fede, l’amore, la libertà, la felicità, il significato del tempo, l’attesa, il fine ultimo dell’esistenza e  la speranza.

Pertanto, il religioso che caratterizza la poetica di Rebora offre  un orizzonte ermeneutico di respiro universale e che va al di là di fedi religiose, presentandosi come uno “spazio di teologia positiva” rivolto a tutti, anche a lettori diversamente ispirati e a non credenti. Va in particolare sottolineato che l’apertura al religioso c’è in Rebora sin dal tempo della guerra e da prima della sua conversione, se è vero che  in una lettera del 1911, in epoca dunque apparentemente non sospetta, Rebora scriveva: “Mi sbatto nel contrasto fra l’eterno e il transitorio (…); e vorrei allora giovare ed elevare tutto e tutti; smarrirmi come persona per rivivere nel meglio o nel desiderio di ciascuno…”.

Dopo la conversione, l’itinerario umano e spirituale di Rebora giunge  alla conclusione  che la  vera pace, a cui l’uomo anela, si trova in Cristo. E’ lui la vera pace  e la  “certa speranza” contro ogni male e mancanza di significato dell’esistenza.

Con la riscoperta della fede, Clemente Rebora guarda la storia con gli occhi della croce di Gesù Cristo: “…Ed ecco la certa speranza: la Croce.”. Si tratta della  Croce simbolo  “dell’Amore che si fa dono”, di quell’Amore che il  poeta ha trovato  nella rivelazione di Cristo , di quell’ “Amore che dona l’Amore” , che purifica l’anima, “ che  vive ben dentro nel cuore” e “che già qui nel mondo / Comincia ed insegna il viver più buono” .

Da qui il sorgere della vera speranza , quella che  opera nel poeta una trasformazione creativa  mettendo in crisi le certezze assodate del passato e il quietismo accomodante  del presente, in vista di un futuro che non è mera utopia e passiva attesa, ma avvio di un mondo nuovo  ove la l’esperienza del bene si fa realtà presente.

La “certa speranza” reboriana è quella che   pone l’uomo nella condizione di vivere nella pace e di lottare: per un amore, per una fede, per un ideale, per la realizzazione dei suoi sogni, per qualcosa che migliori la sua condizione morale e materiale. La “certa speranza” di Rebora  è l’ossigeno dell’ esistenza di ogni uomo, e chi non spera non vive, ma vegeta”.

E’ stata  l’associazione “La Fenice” e l’attore e regista Diego De Nadai, cagliaritano, a coinvolgere Domenico Pisana nella Giuria del Premio  insieme ad altri membri, tra i quali  la poetessa madrilena Elisabetta Bagli, il milanese Filippo Ravizza, la pugliese Maria Teresa Infante e  la polacca Izabella Teresa Kostka, con l’obiettivo di rimettere al centro   dell’attenzione un grande poeta del ‘900 come Clemente Rebora,  proprio a 60 anni dalla morte,    avvenuta a Stresa nel 1957, e con un tema, “In cammino verso la pace”,  quanto mai importante in questo nostro tempo  che vede l’Europa sopraffatta  da divisioni,  lotte,  scontri, migrazioni,  terrore,  paura,  e  indipendentismi che cosa diversa sono dall’autonomia.

Il Premio Europeo Clemente Rebora 2017 è stato organizzato con il patrocinio, tra gli altri, della Regione Sardegna, del Comune di Firenze, del Comune di Monserrato, di Busto Arsizio, di Biassono, di  Amnesty International 296 e della Filodrammatica Ambrosiana. L’obiettivo del Premio è stato quello di dare un contributo per capire meglio e approfondire quale sia il cammino da  intraprendere per perseguire le azioni che portano alla pace.

 

La Redazione

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