Postato in data 23 novembre 2021 Da In Politica

COSI’ PARLO’ “L’INNOMINABILE” di Paolo Caruso

Ora che i fari mediatici si sono spenti sull’undicesima edizione della Leopolda renziana in salsa I.V., ci si rende conto quanto questa Kermesse sia stata sotto tono per le numerose assenze di personaggi di peso che avevano caratterizzato le precedenti edizioni. Probabilmente i sondaggi negativi del 2% di I.V. ne hanno condizionato la presenza disinteressandosi momentaneamente delle logiche affaristiche che stanno tanto a cuore al “padrone di casa”.

Si notano nelle prime file e sul palco i suoi peones sempre più rampanti e bravi a recitare i dictat del cantastorie fiorentino, mentre in sala tra i pochi politici non renziani si annidano i soliti prenditori di area, oltre un folto numero di giornalisti. Lo show inizia con il senatore Faraone e la Boschi che presentano l’Innominabile come un perseguitato dalla magistratura sotto attacco dei P.M. fiorentini, a cui fa presto seguito il discorso del segretario nazionale di I.V. tutto indirizzato ai suoi probblemi giudiziari, l’inchiesta Open, i finanziamenti illeciti, e che con toni sempre più aspri tende a trasformarsi da garantista a giudice sommario della stessa magistratura che lo indaga, ritenendola populista accusando il loro operare di gravissima invasione della politica e soprattutto del campo personale.

Un rancore espresso in tutto il suo discorso contro tutti i suoi presunti avversari politici, contro il mondo esterno al suo giglio magico. Un soggetto inaffidabile ma ancora legato ai poteri forti e alle lobby finanziarie, un infido servitore dello stato con collegamenti e interessi economici all’estero che continua con il suo misero 2% a tenere sotto scacco, rappresentando l’ago della bilancia, la politica italiana, intravedendo oggi la possibilità di essere davvero decisivo nella elezione del presidente della repubblica e minacciando domani di elezioni anticipate nel prossimo mese di giugno.

Il Saudita di Rignano ancora una volta affetto da delirio di onnipotenza con fare sprezzante e oltraggioso cerca di ergersi a paladino della politica italiana, dettando i programmi della grande ammucchiata di governo. Uno sciacallaggio politico costante quello del Cazzaro fiorentino che con il suo atteggiamento schizofrenico offre uno spettacolo squallido e irriverente nei confronti della democrazia e della politica stessa.

Si assiste ad accuse, sproloqui, e battutacce da caffè dello sport rivolte ai suoi avversari politici, populisti di destra e di sinistra, al suo ex partito e ai suoi uomini più rappresentativi, che nulla hanno a che vedere con progetti ideali a grande respiro utili per la ripresa del Paese Italia. Come riporta stamani l’Huffpost, “C’è qualcosa davvero che attiene più a Sigmund Freud che alla politica, in questa ossessiva ricerca di nemici da parte di Renzi”, l’uomo della provvidenza tradita.

Un discorso comunque molto ambiguo, come del resto è suo costume, quello di Matteo Renzi, un personaggio che ha fatto dell’ambiguità il filo conduttore della sua linea politica e che autocompiacendosi e gongolando al coro dei suoi peones “Meno male che Matteo c’è” di nota memoria berlusconiana, ha posto la parola fine alla Kermesse fiorentina.

Dott. Paolo Caruso

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