astratto

Postato in data 24 aprile 2016 Da In Medicina

CENSURA PREVENTIVA

Umberto Eco (onore al maestro semiologo e al profondo pensatore) diceva: “Arriveremo a non capire più il vero dal falso, la perla nuova dalla vecchia, perché tutto sarà sovrastato da un’immensa mole di cose uniformi, soffocanti, un unico pensiero, quello dei forti. È la censura additiva”. Perché additiva ? Perché si sovrappone in maniera micidiale al nostro torpore mentale, alla nostra apatia, alla nostra noia, alla convinzione che se ci capita qualcosa di storto è solo un fatto statistico!

Due avvenimenti recenti su tutti: Manuel Foffo e Marco Prato massacrano un loro coetaneo, Luca Varani, a Roma il 4 marzo durante una “festa” a base di sesso e droga, solo per “vedere l’effetto che fa“. Dopo l’abbuffata di notizie nei vari TG, le comparsate nelle trasmissioni di approfondimento da parte di criminologi ed esperti, le immagini di papà e mamme più o meno coinvolti, improvvisamente è sceso il silenzio sul fatto (sulla realtà, mi permetto di dire).

La realtà è al contempo insopportabile (troppo male, troppa violenza, troppo sangue) e nel frattempo a noi estranea, cioè, non vi è più un giudizio su di essa. Tutto è in fondo equivalente. Volevano fare sesso estremo? E’ un loro problema! Volevano drogarsi fino a sfinirsi ? Ciascuno è libero di fare ciò che vuole! Volevano ammazzare ? Ma sì, in fondo la vita non ce la spariamo ogni giorno correndo all’impazzata sulle strade o sbarazzandoci di un anziano che è ormai un peso o dilapidando i patrimoni al gioco e all’azzardo?

La “cultura” contemporanea ha ormai sbianchettato dalla coscienza personale e collettiva il senso del male. Se qualcuno si azzarda a chiamare le cose col proprio nome, sarà prima o poi accusato di arroganza, prevaricazione, mancato rispetto dell’opinione altrui, o bollato di razzismo, omofobia e via discorrendo. Nelle cronache inerenti il delitto Varani, tanti si sono persi nel “voyerismo” dei dettagli sulla vita dei killer, sulle abitudini voluttuarie, sulle scelte sessuali. Nessuno ha però detto l’unica ovvietà: se non c’è più nella vita un valore assoluto di riferimento (i cristiani , specie ormai in estinzione, lo chiamerebbero Dio) tutto è permesso, tutto diventa delirio di onnipotenza!

Fedor Dostoevskij – I DEMONI, 1873: “Vi sarà l’uomo nuovo, felice, superbo. Colui al quale sarà indifferente vivere o non vivere, quello sarà l’uomo nuovo. Colui che vincerà il dolore e la paura, sarà lui Dio. E quell’altro Dio non ci sarà più“.

L’onnipotenza dell’ uomo nuovo va a braccetto inevitabilmente con il nichilismo (affermare cioè che la morale non esiste di per se e che tutti i valori morali sono stabiliti artificiosamente) grande eredità moderna del positivismo novecentesco e del relativismo odierno. Ma è una dote che ci si è rivoltata contro. Quanta sofferenza psicologica ed esistenziale percorre le infinite strade della nostra esistenza? L’ultima conseguenza del nichilismo, infatti, è l’imperdonabilità della colpa e la disperazione della mancanza di una speranza nella vita: se tutto è uguale al suo contrario, per cosa vale la pena vivere ? Quante malattie psichiche a carattere disadattativo sono la conseguenza di tale impostazione di vita? E poi si continuano a dare farmaci…

Secondo fatto di cronaca, ancora più recente: Il 22 marzo la polizia entra in un liceo romano ed arrestano uno spacciatore (studente della stessa scuola, maggiorenne, già pregiudicato per gli stessi reati, nonché, dicono altri studenti, facente uso di droghe). Apriti cielo! Molti altri frequentatori della scuola (mi viene difficile chiamarli studenti) corrono in corteo nella stanza del preside costringendolo a barricarsi dentro, accusato di complicità con gli sbirri. Una parte del consiglio di istituto firma addirittura mozioni a difesa dell’arrestato in quanto la scuola è “un luogo libero e democratico (la parola magica è arrivata. N.D.R.) dove a prevalere deve essere sempre il dialogo e lo spazio di confronto“. Segue, ovviamente, richiesta di interrogazione parlamentare, subito accolta da relativo onorevole (democratico… of course!).

Appendice personale: L’italia, come nazione e come popolo, vive una crisi ultradecennale, economica di facciata, ma di identità e di testa più nella sostanza. Di fronte al flagello dell’uso sempre più diffuso di sostanze d’abuso (come psichiatra vedo quotidianamente ragazzi con il cervello “bruciato” definitivamente nel funzionamento e nella capacità di ragionamento, in seguito all’assunzione, anche modesta ed occasionale, di droghe e chi dice il contrario medici e/o opinion leader dice colpevoli bugie) osserviamo come il Parlamento in una folle corsa “cupio dissolvi” (autodistruttiva) ha già messo in calendario l’ennesima proposta di legge per la liberalizzazione dell’uso delle cosiddette “droghe leggere“. Ma è di questo che avevamo bisogno? Concludo affermando che a mio parere, è sempre più evidente che l’unico argine alla deriva della ragione è ormai questa Chiesa e questo Papa Francesco o se volete, più laicamente, dico che per rimettere al centro la ragione, non dobbiamo per forza autoclassificarci di destra o di sinistra, ma imparare dalla realtà!

Dott. Giancarlo Tribastone
Psichiatra

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