Postato in data 17 gennaio 2019 Da In Soldi Con 74 Visualizzazioni

BREXIT, ECCO L’ALTERNATIVA AL PIANO MAY

Il piano May bocciato dai Comuni, opposizioni più che mai sul piede di guerra e Theresa May che incassa la fiducia ma naviga a vista: una situazione tutt’altro che distesa nel Regno Unito, con il dossier Brexit a scottare sul tavolo di Downing Street dopo il naufragio della premier Tory alla prova del Parlamento. L’ennesima riga rossa sul piano elaborato dal primo ministro, ritenuto l’unico possibile per accontentare l’Ue dalla schiera dell’esecutivo che ancora la sostiene, uno svilimento della sovranità britannica per gli oppositori che (ora è chiaro) sono la stragrande maggioranza. Ma l’incertezza post-voto cambia poco nella sostanza dell’accordo. La Gran Bretagna, ma anche l’Ue, potrebbero virare su quello che, al momento, sembra essere il compromesso più logico: “Il modello Canada Plus – ha spiegato a In Terris Bepi Pezzulli, direttore di Select Milano e autore del volume ‘L’altra Brexit’ -, un accordo bilaterale non con un vassallo ma con uno Stato sovrano”.

Dott. Pezzulli, pochi mesi fa si parlava di una Brexit come opportunità per il Regno Unito, con un occhio su mercati internazionali che apriva varie strade alternative per la sovranità britannica. Accordo May bocciato: qual è la situazione ora?
“Mi sembra vada nella stessa direzione. Il piano che era stato proposto da Theresa May lasciava l’Unione europea in una posizione troppo dominante, cioè trasformava il Regno Unito in uno stato vassallo dell’Ue. Avrebbe mantenuto la nazione nell’unione doganale a tempo indefinito, quindi precludendo la possibilità di fare accordi bilaterali col commercio internazionale. Quindi il voto di ieri certifica che il Regno Unito non è disposto a fare qualunque tipo di accordo: l’unico che si può trovare con l’Unione europea è bilaterale, ovvero che consenta alla Gran Bretagna di stipulare altri accordi in giro per il mondo, in particolare con la Cina, con l’India, l’Australia e la Nuova Zelanda, senza essere vincolata alla politica commerciale europea”.

Ragionando per ipotesi: senza May sarebbe stato “No deal”?
“Ci sono due possibilità: o la hard Brexit, quindi l’uscita senza accordo, o un’intesa soddisfacente, tra pari. Cioè, allo stesso modo di come l’Unione europea ha fatto l’accordo col Canada, allo stesso modo dovrebbe farlo con la Gran Bretagna, cioè con uno Stato sovrano, non vassallo. Torna di attualità il piano che era stato proposto da Donald Tusk: fare tra Ue e Uk un accordo uguale a quello che era stato fatto con il Canada, cioè tra pari”.

Quindi non solo questa soluzione andrebbe a vantaggio della Gran Bretagna ma sarebbe anche l’unica percorribile dall’Ue…
“L’Unione europea ha il grosso problema che se si fa l’hard Brexit, dovrà per forza avere una frontiera in Irlanda. Perché se decidesse il contrario, dovrebbe concedere lo stesso privilegio a tutti i Paesi che aderiscono all’Organizzazione mondiale del commercio che sono 163. Quindi, l’Ue in questo momento si trova con le spalle al muro ed è nel suo interesse trovare un accordo bilaterale con l’Inghilterra. C’è ancora tempo e si può fare. Questo tipo d’intesa significa: zero tariffe contro zero tariffe, quindi accordo sulle merci; mutuo riconoscimento sui servizi e un’equivalenza rafforzata sui servizi finanziari. Questa secondo me sarebbe la quadratura del cerchio”.

Un accordo possibile anche con un altro governo?
“Sì, certo. E’ assolutamente possibile perché consentirebbe all’Unione europea di essere legata al Regno Unito e a quest’ultimo di essere libero di fare accordi bilaterali”.

Quindi l’incertezza politica britannica non compromette le linee generali della Brexit…
“No, vengono rafforzate perché si è dimostrato che il Parlamento non è disposto ad accettare un cattivo accordo. Questo piano della May è stato soprannominato ‘Brino’, ovvero ‘Brexit in name only’, quindi di fatto teneva l’Inghilterra dentro l’Unione europea ma senza poteri d’influenza, quindi uno stato vassallo. E uno Stato così ricco, grande, potenza nucleare, non lo fa per nessuno. Quindi l’Ue, come ha fatto l’accordo con il Canada, deve farlo con il Regno Unito. Quindi Canada Plus: accordo commerciale più i servizi finanziari”.

Damiano Mattana (Interris)

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