Postato in data 23 aprile 2019 Da In News

BARBONISMO DOMESTICO, UN DRAMMA DEI NOSTRI GIORNI

Ormai nel pieno dell’era della globalizzazione, avere a che fare con contesti di povertà urbana risulta quasi una consuetudine alla quale non sempre si presta la giusta attenzione, laddove il termine “povertà” non sempre si intende nella sua declinazione economica. Condizioni di estremo disagio che, molto spesso, vanno a coinvolgere persone della porta accanto, altre che, nella routine quotidiana, capita di incontrare in modo ricorrente, pur senza conoscerle. E non sempre si tratta di difficoltà visibili: molte vole il disagio cresce nell’intimità della sfera abitudinaria, lasciando trasparire poco o nulla a chi vive il nostro stesso di quotidianità. Per questo, parlando di disturbi come la cosiddetta Sindrome di Diogene, meglio nota come barbonismo domestico (anche se i due termini non sono sempre sovrapponibili), vige ancora una certa sorpresa nell’apprendere come condizioni di forte alienazione sociale, ben radicate in una società di massa, possano in realtà manifestarsi in modo anche piuttosto crescente, mostrando effetti letteralmente spiazzanti.

La segregazione del sé
Nelle scorse settimane, un servizio della trasmissione “Le Iene” ha portato alla luce un emblematico caso in cui la sindrome si è manifestata nei suoi effetti più devastanti, quello di una giovane donna che, da anni, viveva in pessime condizioni igieniche dovute all’accumulo a livelli seriali di spazzatura all’interno del suo piccolo appartamento, privo di energia elettrica e disseminato da escrementi del proprio cane. La segnalazione, come avviene peraltro nella maggior parte dei casi, era arrivata dai vicini, insospettiti dai lamenti dell’animale e dalle finestre sempre chiuse. In questo caso, come emerso nel corso del servizio dal racconto della stessa giovane, le cause della problematica sono da ricercare in forti stress emotivi dovuti a episodi della propria vita personale particolarmente duri. In altri casi, invece, l’esapserazione del disturbo psichico risulta dovuta a una difficoltà socio-relazionale che impedisce la corretta integrazione sociale, lasciando spazio a una sorta di alienazione dai contesti esterni che, di fatto, si traduce nella segregazione di se stessi all’interno delle proprie mura domestiche, spesso accompagnata da ulteriori disturbi quale disposofobia, ovvero la tendenza ad accumulare oggetti in modo compulsivo nel proprio ambiente di vita, fino a un punto di totale esasperazione.

I dati
Un fenomeno più diffuso di quanto si possa immaginare, con dati significativi dovuti a una presa di coscienza in realtà piuttosto recente, con il primo testo a tema (“Uno studio sul barbonismo domestico nell’area metropolitana di Roma. Tra povertà, Sindrome di Diogene e disposofobia”) redatto nel 2016 a cura del sociologo Luca Di Censi e da un gruppo di lavoro composto da esperti del fenomeno provenienti dal Servizio Sociale della città di Roma e dalla Cooperativa Ambiente e Lavoro Onlus, autori di un’indagine approfondita sulla casistica della Capitale. E già allora si parlava di numeri importanti, dal momento che furono individuati 660 casi tra il 2003 e il 2014. Un dato indicativo emerso da quell’indagine, risultò la quasi totale diversità dei soggetti coinvolti: giovani e anziani (con una tendenza maggiore verso questi ultimi), uomini e donne interessati allo stesso modo, con effetti simili dalla gravità più o meno elevata.

Una connotazione sociale
Altrettanto indicativo, in questo caso per dare un’idea della forte condizione di alienazione e intrinseca difficoltà nell’accorgersi del fenomeno, è il fatto che i suoi effetti tendono a essere percepiti nel momento di massima esasperazione del problema, ovvero quando le condizioni di scarsa igiene portano a cattivi odori sempre più intensi, insospettendo il vicinato che, a quel punto, effettua la segnalazione. Un aspetto significativo non solo in quanto strumento rivelatore di quello che, a tutti gli effetti, è considerato un disturbo psichico ma, al tempo stesso, perché unico modo per arrivare a una forte presa di coscienza sul problema a tutti i livelli e delle necessarie contromisure, innanzitutto sul piano assistenziale. La forte connotazione sociale alla base della problematica, rende quasi superflua la riflessione sulle condizioni economiche dei soggetti interessati, spesso una componente che influisce in minima parte sulla manifestazione del disturbo: a esserne affetto, infatti, può essere chiunque, uomo o donna di ogni fascia d’età (con una casistica maggiore concentrata sui maggiori di 74 anni, circa il 49% dei casi nel 2016).

Responsabilità sociale
Inevitabile, di fronte a tale problematica, riflettere su quanto la sfera socio-relazionale incida sulla nostra società e su coloro che, come nel caso del barbonismo domestico, non riescano a entrarvi pienamente, restando vittime di alienazione e, in qualche modo, di ignoranza da parte dell’altro. Un dramma che cresce con la persona e che, per questo, necessita di un profondo percorso di assistenza che vada innanzitutto a ricucire lo strappo fra il soggetto coinvolto e quel contesto sociale nel quale va reinserito. Da qui, il bisogno primario di agire sull’individuo, creare una rete di solidarietà ma, soprattutto, un coinvolgimento maggiore in un senso di responsabilità comune, che ci consenta di ricordarci gli uni degli altri.

 

Damiano Mattana  ( Interris)

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