Postato in data 4 dicembre 2019 Da In Soldi

APPUNTAMENTO DEI COMMERCIALISTI A RAGUSA: SI E’ DISCUSSO COME TRASFERIRE L’IMPRESA ATTRAVERSO IL PASSAGGIO GENERAZIONALE ATTRAVERSO L’UTILIZZO DEL TRUST

Il passaggio generazionale dell’impresa, attraverso l’utilizzo del Trust, è uno degli strumenti più duttili previsti dall’ordinamento nazionale per il trasferimento dell’impresa. E’ stato questo, ieri, l’oggetto principale dell’appuntamento formativo promosso dall’Associazione nazionale commercialisti di Ragusa che, tenutosi nella sala riunioni del Libero consorzio comunale (ex Provincia regionale), ha ospitato le relazioni degli avvocati Cristina Bauco e Viviana Capozzi, professioniste romane, che si sono soffermati sul tema “Il passaggio generazionale dell’impresa, il patto di famiglia e gli istituti alternativi”.

Sono stati messi in rilievo gli obiettivi perseguiti dal legislatore e cioè il fatto di consentire all’imprenditore di trasferire i beni strumentali dell’impresa ai propri discendenti, selezionando tra questi coloro (o colui) che per qualità o attitudini hanno le capacità per proseguire l’attività. E, ancora, il fatto che l’imprenditore può trasferire la propria attività quando è ancora in vita. Ma non solo. Si può sperimentare il passaggio generazionale e in caso di esito negativo poter provvedere eventualmente ad adottare nuove soluzioni.

Inoltre, l’obiettivo perseguito, sempre dal legislatore, può essere quello di adottare una soluzione che non pregiudichi i diritti dei legittimari, evitando controversie tra gli eredi. Le relatrici hanno poi sottolineato che il patto di famiglia è espressamente definito come contratto che si presenta bilaterale. Presupposto delle considerazioni fiscali trattate è che il patto di famiglia non si sostanzi in una mera indicazione di come l’asse ereditario andrà suddiviso una volta aperta la successione. Ai fini fiscali, infatti, il patto di famiglia realizza esso stesso il trasferimento dell’impresa o delle partecipazioni societarie dal disponente al suo discendente. Al patto di famiglia, quindi, partecipano un imprenditore (o un titolare di partecipazioni societarie), uno o più dei suoi discendenti, il coniuge dell’imprenditore e “tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore”.

“Ben si comprende – ha commentato il presidente di Anc Ragusa, Rosa Anna Paolino – come il patto di famiglia sia caratterizzato dall’intento, non prettamente donativo, di prevenire liti ereditarie e lo smembramento di aziende o partecipazioni societarie ovvero l’assegnazione di tali beni a soggetti inidonei ad assicurare la continuità gestionale degli stessi. Tutti questi aspetti, e molti altri, sono stati chiariti con semplicità e attenzione dalle nostre relatrici che ci hanno consentito di approfondire un campo forse poco conosciuto e che, però, merita grande rilevanza visto e considerato che si può rivolgere a un ambito molto ampio. L’appuntamento di ieri, proprio per la sua importanza, oltre ai colleghi commercialisti è stato aperto agli avvocati visto che l’evento è stato accreditato dall’ordine forense di Ragusa”.

La Redazione

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