Libera

Postato in data 22 marzo 2017 Da In Città

ANCHE A RAGUSA LA XXII GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO CONTRO LE MAFIE

Il 21 Marzo 2017 è stato primo giorno di primavera,ma soprattutto il giorno della verità e della giustizia sociale.Dal 1996, ogni anno in una città diversa, viene letto un elenco di circa novecento nomi di vittime innocenti.

Ci sono vedove, figli senza padri, madri e fratelli. A questi 900 nomi e alle loro famiglie dobbiamo la dignità dell’Italia intera.

Quest’anno proprio dal paese dell’Aspromonte, Locri è partita la manifestazione, cui ha risposto un corteo imponente di 25mila persone ,che faceva un appello accorato a continuare l’orgoglioso percorso di lotta.

La mafia si annida nell’indifferenza, nella superficialità, nel quieto vivere, nel puntare il dito senza far nulla perché vuol dire venir meno ad un senso di responsabilità. Coraggio e umiltà non richiedono ‘eroismi’ ma generosità, responsabilità e  consapevolezza.

Dobbiamo ribellarci tutti all’impotenza, queste le parole di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera (l’associazione antimafia) che ha marciato in testa la corteo insieme  al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al presidente del Senato, Pietro Grasso e ai familiari delle vittime di mafia, che al collo portavano una foto dei loro familiari caduti per mano mafiosa.

Ricordiamo che qualche giorno prima il nostro presidente Mattarella aveva visitato la città e subito l’indomani sono state trovate scritte offensive contro lo Stato e la legalità, sui muri del Vescovado.

Nonostante quelle scritte la manifestazione ha ottenuto esattamente l’effetto sperato,cioè tanta partecipazione e unione contro un male comune: la MAFIA.

La forza di don Ciotti è avere difeso la realtà civile e sociale, partendo dalla lotta culturale e religiosa contro il male ,perciò queste scritte fanno ancora più male e due volte fa male quella contro la residenza del vescovo di Locri, perché in quella terra la Chiesa da sempre e specialmente negli ultimi decenni si è schierata contro la ‘ndrangheta in maniera esplicita e coraggiosa; è diventata un baluardo insieme alla magistratura e ai Comuni.

È un fatto molto importante per la Chiesa che per la prima volta la Conferenza episcopale calabrese aderisca al completo ad una manifestazione contro le mafie.

Però c’è ancora tanto da fare  dice don Luigi Ciotti parlando con i giornalisti alla manifestazione:“ Quando guardo i visi dei familiari delle vittime delle mafie penso che la maggioranza di loro non ha ancora avuto giustizia.

Abbiamo bisogno di verità,la politica è etica. Una politica asservita al potere ruba speranza. Ci sono quelli che non lo hanno capito, ma non si può sempre aspettare che sia la magistratura a beccare i politici collusi o corrotti, bisogna fare la selezioni”.

E alla politica don Ciotti fa anche delle richieste precise: approvare il codice antimafia e sostenere e rafforzare l’Agenzia dei beni confiscati; nessun arretramento nella legge sugli appalti, sulle intercettazioni, sulla prescrizione; completare la normativa anticorruzione; completare la legge sui testimoni di giustizia e sulle vittime di mafia per eliminare le differenziazioni.

Un elenco che mette il dito nella piaga dei ritardi e delle promesse mancate della politica e che Libera non ha paura a ricordare e a pretendere che vengano mantenute. Perché sono diritti non favori.

Le mafie sono forti in una società diseguale, dunque fragile e depressa. Stare dalla parte del bene significa lottare contro il male. Se il male è così diffuso è perché le ingiustizie si sono alleate con le nostre omissioni. Un discorso più volte interrotto da lunghi e sentiti applausi.

Nel corteo decine di migliaia di studenti provenienti da tutta Italia con striscioni  per combattere questa dittatura silenziosa. E poi associazioni, comitati spontanei di cittadini, movimenti, gruppi scout, sindacati.

Persi fra la marea di scuole ci sono anche amministratori, rappresentanti istituzionali, sindaci, che mostrano fieri i gonfaloni di paesi e città, il cui nome in Calabria è generalmente sinonimo di mafia, ma oggi sono testimonianza di una concreta volontà di emancipazione.

Tra la folla con grande sorpresa c’erano pure i migranti degli Spraar della zona (la rete di centri destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale ndr) e delle comunità per minori di Lamezia che anche loro hanno pagato sulla loro pelle e adesso vogliono combattere per qualcosa di giusto.

Non sono mancati i tanti  locresi affacciati dal balcone a salutare il corteo. Alcuni agitavano la mano, altri giravano video o scattavano foto con i cellulari, i più guardavano.

La lettura dei nomi di tutte le vittime delle mafie, momenti di riflessione e approfondimento nelle scuole, nelle piazze, nelle università, costituiscono la struttura degli eventi tesi a costruire una comunità informata e corresponsabile.

Per contrastare le mafie e la corruzione occorre il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora la partecipazione dei cittadini che faccia del “noi” non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze.

Lottiamo contro un Paese  imperfetto, rendiamolo invece pulito e operoso, che non si limita a constatare ciò che non va, ma si mette in gioco per farlo andare. Ci vuole una rivoluzione culturale, etica e sociale che ancora manca nel nostro Paese perché non è possibile che da secoli ancora parliamo di mafia.

Ecco perché questa Giornata è stata un atto legislativo dal forte significato simbolico.

 

Simona Brugoletta

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